La società specializzata in ricerche di mercato ABI Research prevede che in futuro gli appassionati di musica si rivolgeranno in modo sempre maggiore ai servizi musicali in cloud computing basati sullo streaming.

Nello stesso tempo la gente si allontanerà sempre più dal download di brani, proprio come ha già smesso di acquistare cd. Risultato? Ci guadagneranno i consumatori, meno chi di musica ci campa: sarà sempre più difficile guadagnarsi da vivere con la vendita di musica registrata.

Saranno la crescita dell’uso di smartphone e la loro possibilità di essere sempre collegati in rete a favorire i servizi musicali cloud based. Gli abbonati ai servizi di musica mobile in streaming saranno 5,9 milioni entro la fine di quest’anno, ma Abi Research prevede che il loro numero supererà i 161 milioni di abbonati nel 2016, con una crescita annua di quasi il 95 per cento.

Sempre secondo queste previsioni, i prezzi della musica per i consumatori sono destinati a diminuire in corrispondenza di un minor guadagno dei detentori di diritti e delle etichette discografiche che si dovranno adeguare alle nuove regole di mercato e a margini ridotti. D’altronde gli stessi analisti sostengono che se i consumatori non avranno alternative legali convenienti e affidabili, ‘semplicemente continueranno a godersi la loro musica con altri mezzi’, ovvero scaricandola gratis con il peer to peer

Poco male, penserà qualcuno, in fondo le major hanno campato per anni con posizioni di rendita. Il problema è che anche i guadagni per artisti, autori, produttori e musicisti sono destinati a diminuire. Cosa che suona un pò come una beffa per chi sosteneva che la rivoluzione di internet avrebbe liberato l’artista dallo sfruttamento delle major. Semplicemente chi si occupa di creare musica sta finendo nelle mani delle grandi imprese di internet che gestiscono il mercato digitale, pagando gli artisti meno di prima.