pellicola classifica film

C’è chi come Verdone sostiene che la colpa sia della pirateria e dei brutti film, chi se la prende con il costo del biglietto, chi con i cinema in periferia: sta di fatto che sempre meno spettatori vanno al cinema e il trend negativo continua.

C’era un tempo che andare al cinema più che una moda era un obbligo per rimanere informati, per avere uno sguardo sul mondo filtrato da qualche bella pellicola d’autore, oppure era una scusa per vedere gli amici, uscire di casa e svagarsi, rilassarsi un pò con un film divertente o una commedia. Tutte cose che improvvisamente nel 2013 sembrano svanite, o quasi.

Anche se le preferenze degli italiani al cinema rimangono la commedia (48%), thriller e film di fantascienza (31%) e film d’azione (30%), le cifre parlano da sole: dai 120 milioni di biglietti staccati nel 2010, ai 102 del 2012 e nel 2013 la situazione non dovrebbe migliorare con il dato relativo al 2012 di 23 milioni di italiani che non sono mai entrati in una sala una volta nell’anno che potrebbe ancora aumentare.

Daltronde con la crisi economica entrare al cinema per una famiglia con figli non è una spesa indifferente, tra una pizza e il cinema si preferisce sicuramente la prima nel locale sotto casa, anche perchè oramai andare al cinema significa prendere l’auto per andare in prerifera in una sala multiplex.

Già perchè alla fine le 712 sale perse dalle città in 10 anni non sono state un grande affare: per fare cassa, spesso senza riuscirci propongono grosse produzioni che arrivano dall’estero e così anche le produzioni italiane sono in crisi al 22,2% della programmazione dal 37,6% del 2012 ha perso oltre dieci punti percentuali e nei primi dieci mesi del 2013 è ulteriormente scesa al 22,2%.

Ovviamente in questi numeri gioca un ruolo importante anche la pirateria, con la diffusione di schermi sempre più grandi dove diventa possibile guardarsi il film da casa magari a sbafo. Non un problema solo italiano se pensiamo che anche la Paramount, uno dei colossi di Hollywood ha appena dovuto licenziare 110 dipendenti su 2.200 sparsi nel mondo.