Ciclismo urbano in sharing

I numeri del ciclismo urbano sono in costante aumento anche in Italia. Sempre più persone scelgono la bicicletta come mezzo di trasporto per gli spostamenti quotidiani. La mobilità sostenibile si alimenta di nuovi stili di vita che dall’economia alla moda fino all’alimentazione, spinge le persone a scegliere prodotti e servizi comodi, efficaci, magari belli da vedere, ma soprattutto che abbiano un minore impatto ambientale.

Utilizzare la bicicletta tutti i giorni per muoversi in città offre molti vantaggi sotto tutti i punti di vista, a cominciare dal quello relativo al benessere fisico e mentale. Rimangono però molti problemi legati alla sicurezza e il transito delle due ruote in alcuni punti delle città rimane difficile e pericoloso. La soluzione sarebbe semplice: costruire nuove piste ciclabili. Ma non è sempre possibile avviare nuovi cantieri: quali sono i problemi e come risolverli?

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Ciclismo urbano

Una bella pedalata è ciò che serve per cominciare bene la giornata senza rimanere imbottigliati in coda in auto o stretti nella ressa di un bus affollato. Sono evidenti i vantaggi del pedalare in città per andare al lavoro o a scuola senza usare i mezzi pubblici, o peggio l’automobile, risparmiando tempo, soldi e favorendo il benessere. Il ciclismo urbano rende le città più sostenibili, ricche, attraenti per i turisti e i cittadini più felici. Ma c’è un problema.

Le città italiane, che pur da un punto di vista orografico sono perfette per il ciclismo urbano, si sono sviluppate da un punto di vista urbanistico attorno all’automobile, considerata negli anni del boom economico la panacea di tutto i mali. Certo, ha prodotto sviluppo economico, accorciato le distanze e reso le persone più libere. Ma oggi c’è internet e possedere l’automobile ha meno senso. Molti la noleggiano e tanti altri ne fanno volentieri a meno, sostituendola con mezzi alternativi come monopattini, scooter elettrici o biciclette.

Pedalare in sicurezza

Se tutto oggi sembra favorire il ciclismo urbano, certamente il ciclista di città si sente meno solo rispetto al passato. Di lui si occupano associazioni come la European Cyclists Federation e anche le Nazioni Unite hanno istituito una giornata mondiale della bicicletta il 3 giugno di ogni anno. Per pedalare in sicurezza nelle città però servono infrastrutture, investimenti e una attenta pianificazione tra traffico e programmi di condivisione di biciclette. Per diffondere ulteriormente l’uso della bicicletta servono nuove piste ciclabili e itinerari cicloturistici oltre ad incentivi economici per favorire il bike sharing.

Le amministrazioni comunali devono attuare politiche concrete per lo sviluppo del ciclismo urbano. L’attitudine delle città a viaggiare in bicicletta si può giudicare attraverso alcuni parametri descritti nel Copenhagenize Idex. Si tratta di un classifica che ogni anno giudica le città più bicycle friendly del mondo. Se Copenhagen e Amsterdam sono esempi da seguire per efficienza e innovazione, nuove realtà si contendono il primato in Europa come in America, ma non in Italia

Ciclismo urbano in Italia

Nessuna città italiana é nei primi 20 posti del Copenhagenize Idex ed è forse per questo motivo che l’utilizzo della bici è minore: 400 m percorsi quotidianamente contro i 2,6 km della Danimarca e gli 800 m della Germania. In tanti userebbero la bicicletta in città in Italia se non rischiassero la vita in mezzo al traffico, spesso creato da chi utilizza l’auto per fare pochi chilometri. Basti pensare che in Italia ci sono 60 auto ogni 100 abitanti, (a Roma ce ne sono addirittura 76), contro 27 auto ogni 100 abitanti di New York e 45 di Parigi.

Per disincentivare l’uso dell’auto e consentire a 30 milioni di biciclette nascoste in cantina (35 milioni sono le auto) di circolare tutti i giorni, servirebbero più piste ciclabili. Viceversa molti utilizzano la bici solo nei weekend. Secondo il rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, nel rapporto tra metri di piste ciclabili e abitanti, in Italia è in testa il Comune di Reggio Emilia, con 41 metri, seguita da Cremona, Mantova e Lodi. Milano non è male con 4,05 metri, ma sfigura paragonata a Vienna con 60 metri e a Parigi con 10 metri.

Classifica città europee

Quali sono le città europee che meglio si adattano al ciclismo urbano? L’Europa del Nord guida la classifica con Copenhagen, Utrecht e Amsterdam a contendersi il primato. Danimarca, Olanda, Francia e Germania sono le nazioni più sensibili ai problemi ambientali e all’avanguardia tecnologica, con programmi e incentivi che si rinnovano ogni anno. Strasburgo è la prima città per ciclisti francese, seguita da Parigi, Bordeaux e Nantes tutte impegnate in una politica di riduzione del traffico cittadino.

La Svezia è presente con la città di Malmo particolarmente sensibile alle esigenze di chi utilizza quotidianamente la bici e la vuole sempre con sè. Ci sono Slovenia con Lubiana seguita dall’Austria con Vienna e la tradizionale ciclabile sul Danubio. Berlino è presente con le sue enorme potenzialità di sviluppo di superficie pianeggiante che la circonda naturalmente. A seguire in ordine di importanza troviamo Monaco di Baviera e Amburgo. La vitale e gioiosa Barcellona dispone di una valida rete di piste ciclabili con tanto di bike sharing affiancata da Siviglia che in poco tempo si è trasformata in una città a misura di bici.

In classifica c’è anche la capitale finlandese di Helsinki ‘città bianca del nord’: nemmeno il clima è un ostacolo. La capitale della Norvegia negli ultimi anni ha cambiato maggiormente il suo aspetto urbano con lo sviluppo di una rete di piste ciclabili funzionali ed efficienti. Oslo ha puntato molto sulla qualità della vita e dei servizi a favore dello svago e del rapporto con la natura chiudendo al traffico l’intera città.

Classifica città mondiali

Tra i ciclisti di città più fortunati al mondo ci sono i giapponesi. L’entrata in classifica del Giappone con Tokio tra i primi dieci posti del Copenhagenize Idex, testimonia il suo impressionante sviluppo economico e sociale. Finalmente la politica si è fatta avanti in favore dello sviluppo della bicicletta come trasporto urbano preferenziale tanto che un quinto della popolazione utilizza la bici quotidianamente.

Al ventesimo posto in classifica c’è Montreal, unica città del continente americano. La rete efficiente di trasporto per le due ruote è sicura, con percorsi curati dagli stessi cittadini a cui aggiungono ulteriori risorse sul tutto il territorio. Bike sharing e infrastrutture disseminate in tutta la città hanno in poco tempo rivoluzionato in positivo le abitudini degli abitanti, mentre nuovi investitori sono pronti a scommettere sulle sue potenzialità. In America d’altronde utilizzano questo tipo di servizio già 28 milioni di persone in 50 città.

Nel prossimo futuro c’è chi pensa che Google possa entrare nel settore del bike sharing. Chi meglio incarna sviluppo e innovazione? Per adesso le biciclette di Google, le cosiddette Gbikes colorate, sono a disposizione dei dipendenti per gli spostamenti nella sede centrale di Mountain View. Non hanno nessun lucchetto e infatti vengono utilizzate da tutta la popolazione, e anche rubate, liberamente. Per risolvere questo e altri problemi forse ci penserà l’intelligenza artificiale.

Bike sharing in Italia

Nell’era della sharing economy una delle tante soluzioni per favorire il ciclismo urbano e decongestionare il traffico cittadino è legato alla diffusione dei servizi di bike sharing cittadino comunale affiancati da quelli gestiti dai privati. Grazie a semplici app da utilizzare con qualsiasi smartphone, nelle grandi città italiane oggi si può noleggiare una bicicletta a tempo e utilizzarla per brevi spostamenti ad un costo irrisorio. In questo modo non ci si deve preoccupare dei furti di biciclette e ci si può spostare alternativamente a piedi o utilizzare un altro mezzo ovunque.

Negli ultimi anni il bike sharing in Italia si è decisamente sviluppato ed è attivo in 31 città e piccole province. Conta su oltre 35.000 biciclette disponibili in servizi free-floating a flusso libero e station-based con stazioni definite in cui riporre la bici dopo l’utilizzo. Secondo una ricerca dell’Osservatorio nazionale sulla Sharing Mobility realizzata in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, nel caso del free-floating l’uso è per brevi spostamenti, nel 73% dei casi inferiore ai 500 metri per la durata di 5 minuti, mentre con stazione il noleggio dura tra i 6 e i 20 minuti con 1 e 2 km di distanza.

Tra le piattaforme i bike sharing più diffuse c’è Bicincittà attivo in oltre 30 realtà cittadine. A Milano ci sono Bikemi gestito in collaborazione con il comune e Movi by Mobike diffuso anche in altre città italiane. Le città del nord fanno da apripista anche a nuovi progetti come quello della start up olandese Swapfiets che consente di affittare un mezzo in abbonamento mensile avendone un uso esclusivo. In questo modo non ci si deve preocupare di manutenzione e riparazioni. Inutile dire che sono disponibili anche modelli elettrificati per andare al lavoro o a scuola in tutta tranquillità e senza sudare.

Sicurezza dei ciclisti

Non c’è dubbio che in mancanza di piste ciclabili circolare su strade cittadine e provinciali percorse da automobili possa essere molto pericoloso. Le statistiche confermano che quasi quotidianamente in Italia avvengono incidenti molto gravi che coinvolgono biciclette, imputabili a distrazione degli automobilisti spesso dovuta all’utilizzo dello smartphone al volante. Oltre al classico casco un aiuto a pedalare in sicurezza lo offre la tecnologia, con segnalatori luminosi ed altri accessori innovativi che rendono più visibili anche sui percorsi a rischio.

Il dispositivo Rtl510 della Garmin ad esempio è un vero e proprio radar anti collisione che segue l’avvicinamento dei veicoli alla bicicletta valutandone velocità, posizione e pericolosità ed emettendo in caso di pericolo un forte segnale lampeggiante. Il dispositivo Cerebellum della Briko fa qualcosa di analogo ma integrando anche una serie di sensori e telecamere nel casco in modo da potere controllare la strada sul display dello smartphone montato sul manubrio come uno specchietto retrovisore.

Sempre per incrementare la visibilità ed eliminare le distrazione gli occhiali Evad1 della Julbo permettono di controllare i parametri della pedalata direttamente sulle lenti senza distrazioni. Infine se proprio capitasse di cadere o scivolare con la bici da corsa, ci pensano i pantoloncini Santini Impact ad eliminare sbucciature, abrasioni e tagli nelle gambe e sulle natiche. Sono realizzati con un materiale a prova di proiettile 15 volte più resistente dell’acciaio, ma è molto meglio non avere modo di collaudarli.

Bici contromano nei sensi unici

La mobilità sostenibile prende piede anche in Italia e il ciclismo urbano nelle grandi città è sempre più diffuso per il bene all’ambiente e non solo. Ma se si tratta di incentivare il trasporto su due ruote a zero emissioni, andare in bici contromano può anche non comportare una infrazione? Meglio non generalizzare, dipende dalle amministrazioni provinciali che decidono in quali tratti di strada è possibile transitare sulla base di esigenze di viabilità e sicurezza stradale.

Una norma di questo tipo, caldeggiata dalla Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), è in realtà già presente da alcuni anni in molte capitali europee di paesi come Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Svizzera e Inghilterra, molto attente alle problematiche sulla mobilità sostenibile. Nel 2011 anche il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture italiano su questo tema ha espresso parere favorevole, confermato da una mini riforma del Codice della strada contenuto nel decreto Semplificazioni (Dl 76/2020) del 2020.

Certo non è possibile percorrere in bici contromano tutte le strade, ma l’eccezione esiste. Secondo l’articolo 132 c 11 del Codice della Strada chiunque circola contromano (quindi anche le biciclette) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 162 a euro 646. C’è però un parere favorevole del Ministero dei Trasporti (numero 6234 del 2011) che autorizza le bici in contromano se esistono alcune condizioni: ci sia apposita segnaletica per la circolazione delle bici nei due sensi di marcia; le strade a senso unico siano larghe almeno 4 metri; le vie abbiano velocità limitata a 30Km/h o siano in zone a traffico limitato; la circolazione a doppio senso di sole bici avvenga in vie senza traffico pesante.

Come sempre succede nelle modifiche della viabilità cittadini che riguardano il ciclismo urbano, anche in questo caso ci sono favorevoli e contrari. Contrari molti automobilisti, tra cui anche il presidente dell’Aci, convinti che, malgrado le statistiche dicano l’esatto contrario, la norma sia utile solo ad aumentare gli incidenti. Favorevoli sono invece gli oltre 5 milioni di ciclisti urbani giornalieri che circolano sulle strade italiane. Ovvio che in nome della mobilità sostenibile le città non dovranno diventare praterie a disposizione dei ciclisti indisciplinati.

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Autore: Fulvio Binetti
Fondatore e direttore di Bintmusic.it, è un blogger esperto di musica e comunicazione e da oltre trent'anni collabora con le maggiori realtà del settore audiovisivo. Stimato chitarrista e musicista polistrumentista, è autore di canzoni e come producer sound designer ha realizzato centinaia di colonne sonore per network radio televisivi, moda, multimedia ed eventi. Leggi la biografia o connettiti ai suoi profili social.