Servizi di ciclismo urbano in bike sharing

Ciclismo urbano contro lo stress da traffico e inquinamento per il bene della salute. Tra bici private e bike sharing il numero di ciclisti in città aumenta ma per incentivare l’uso della bicicletta bisogna risolvere i problemi sulla sicurezza

I numeri del ciclismo urbano sono in costante aumento anche in Italia. Sono molti i vantaggi del pedalare in città per andare al lavoro o a scuola senza usare i mezzi pubblici, o peggio l’automobile, risparmiando tempo, soldi e favorendo il benessere. Una bella pedalata è ciò che serve per cominciare bene la giornata senza rimanere imbottigliati in coda in auto o stretti nella ressa di un bus affollato. Sono evidenti i contributi del ciclismo per lo sviluppo di città più sostenibili, tanto che anche le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare una giornata mondiale al ciclismo il 3 giugno di ogni anno. Tutto concorre a fare in modo che ciclisti in città si sentano meno soli rispetto al passato ma ancora molto c’è da fare.

Con il numero di ciclisti in città cresce il mercato della bicicletta, nascono nuove organizzazioni in difesa dei ciclisti e c’è una nuova consapevolezza sull’importanza del ciclismo urbano come stimolo per aumentare la soddisfazione personale e la felicità dei cittadini. Andare in bicicletta fa bene alla salute e all’economia ma rimangono i problemi legati alla sicurezza e al transito delle due ruote soprattutto in alcuni punti delle città dove la circolazione è difficile e trafficata. La soluzione sarebbe semplice: costruire nuove piste ciclabili ma non è sempre possibile avviare nuovi cantieri.

Come favorire ciclismo urbano

Migliorare la vita umana dovrebbe diventare il monito per tutti, anche in Italia, ma per pedalare in sicurezza nelle città servono infrastrutture, investimenti e una attenta pianificazione tra traffico e programmi di condivisione di biciclette. Si parte dalla costruzione di piste ciclabili fino alla realizzazione di itinerari cicloturistici passando dagli incentivi economici per favorire lo sviluppo del bike sharing e diffondere l’uso della bicicletta. Gli sforzi delle amministrazioni comunali in questo senso sono fondamentali e si possono giudicare attraverso una serie parametri che considerano l’importanza del ciclismo in generale.

Sulla base di queste considerazioni il Copenhagenize Idex ogni anno giudica le migliori città bicycle friendly in tutto il mondo. Nella classifica sul ciclismo urbano Copenhagen e Amsterdam sono esempi da seguire per efficienza e innovazione, ma nuove realtà si contendono il primato in Europa come in America, mentre purtroppo ancora nessuna città italiana compare nei primi 20 posti. Cosa stiamo aspettando? La European Cyclists Federation sottolinea questa grave mancanza e anche l’economia ne risente. I dati mostrano che gli spostamenti a piedi e in bicicletta sono maggiori nelle città più ricche capaci di offrire ai turisti infrastrutture efficienti per il ciclismo urbano.

Ciclismo urbano in Italia

Intanto però, per favorire la bicicletta, servono nuove infrastrutture e in primo luogo le piste ciclabili. Al confronto con le altre nazioni in questo campo l’Italia è carente: 400 metri percorsi quotidianamente da chi va in bici contro i 2,6 km della Danimarca e gli 800 della Germania. Secondo il rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, nel rapporto tra metri di piste ciclabili e abitanti in Italia è in testa il Comune di Reggio Emilia, con 41 metri, seguita da Cremona, Mantova e Lodi. Milano non è male con 4,05 metri, ma se a Vienna i cittadini hanno 60 metri e a Parigi 10 metri.

In tanti andrebbero volentieri in bici se non rischiassero la vita in mezzo al traffico creato da chi utilizza l’auto anche per fare pochi chilometri. Basti pensare che in Italia di media ci sono 60 auto ogni 100 abitanti, (a Roma ce ne sono addirittura 76), contro 27 auto ogni 100 abitanti di New York e 45 di Parigi. Per disincentivare l’uso dell’auto servirebbero ovviamente più piste ciclabili per consentire alle 30 milioni di biciclette nascoste in cantina (35 milioni sono le auto) di circolare tutti i giorni e non solo nei week end come fanno il 9% dei ciclisti italiani.

Città europee a misura di bici

Quali sono le città a misura di bicicletta? L’Europa del Nord guida la classifica con Copenhagen, Utrecht e Amsterdam a contendersi il primato. Danimarca, Olanda, Francia e Germania sono le nazioni più sensibili ai problemi ambientali e all’avanguardia tecnologica, con programmi e incentivi che si rinnovano ogni anno. Strasburgo è la prima città per ciclisti francese, seguita da Parigi, Bordeaux e Nantes tutte impegnate in una politica di riduzione del traffico cittadino. La Svezia è presente con la città di Malmo particolarmente sensibile alle esigenze di chi utilizza quotidianamente la bici e la vuole sempre con sè: la casa delle biciclette è solo un esempio.

Nella classifica del ciclismo urbano compaiono la Slovenia con Lubiana seguita dall’Austria con Vienna e la tradizionale ciclabile sul Danubio. Berlino è presente con le sue enorme potenzialità di sviluppo di superficie pianeggiante che la circonda naturalmente. A seguire in ordine di importanza troviamo Monaco di Baviera e Amburgo. La vitale e gioiosa Barcellona dispone di una valida rete di piste ciclabili con tanto di bike-sharing affiancata da Siviglia che in poco tempo si è trasformata in una città a misura di bici.

Nemmeno nella capitale finlandese di Helsinki ‘città bianca del nord’, il clima non è un ostacolo. Lo sviluppo di una rete di piste ciclabili funzionali ed efficienti non è da meno. Lo stesso per la capitale della Norvegia che compare tra le città europee che negli ultimi anni ha cambiato maggiormente il suo aspetto urbano. Oslo ha puntato molto sulla qualità della vita e dei servizi a favore dello svago e del rapporto con la natura chiudendo al traffico l’intera città.

Ciclismo urbano nel mondo

Tra i ciclisti in città più fortunati del mondo ci sono i giapponesi. L’entrata in classifica del Giappone con Tokio tra i primi dieci testimonia il suo impressionante sviluppo economico e sociale. Finalmente la politica si è fatta avanti in favore dello sviluppo della bicicletta come trasporto urbano preferenziale tanto che un quinto della popolazione utilizza la bici quotidianamente.

Unica città del continente americano presente nella top 20 è Montreal, al ventesimo posto della classifica. La rete efficiente di trasporto per le due ruote è sicura, con percorsi curati dagli stessi cittadini a cui aggiungono ulteriori risorse sul tutto il territorio. Bikesharing e infrastrutture disseminate in tutta la città hanno in poco tempo rivoluzionato in positivo le abitudini degli abitanti, mentre nuovi investitori sono pronti a scommettere sulle sue potenzialità. In America d’altronde utilizzano questo tipo di servizio già 28 milioni di persone in 50 città.

Nel prossimo futuro c’è chi pensa che Google possa entrare nel settore del bike sharing. Chi meglio incarna sviluppo e innovazione? Per adesso le biciclette di Google, le cosiddette Gbikes colorate, sono a disposizione dei dipendenti per gli spostamenti nella sede centrale di Mountain View. Non hanno nessun lucchetto e infatti vengono utilizzate da tutta la popolazione, e anche rubate, liberamente. Ma nel futuro? Per risolvere questo e altri problemi forse ci penserà l’intelligenza artificiale.

Sicurezza dei ciclisti

Non c’è dubbio che la sicurezza dei ciclisti è a rischio in mancanza di piste ciclabili e che circolare sulle strade cittadine e provinciali percorse da automobili possa essere molto pericoloso. Le statistiche confermano che quasi quotidianamente in Italia avvengono incidenti molto gravi che coinvolgono biciclette, imputabili a distrazione degli automobilisti spesso dovuta all’utilizzo dello smartphone al volante. Per incrementare le misure di sicurezza la tecnologia aiuta i ciclisti ad essere più sicuri, non solo con il classico casco, ma con segnalatori luminosi ed altri accessori innovativi che rendono più visibili anche sui percorsi a rischio.

Il dispositivo Rtl510 della Garmin ad esempio è un vero e proprio radar anti collisione che segue l’avvicinamento dei veicoli alla bicicletta valutandone velocità, posizione e pericolosità ed emettendo in caso di pericolo un forte segnale lampeggiante. Il dispositivo Cerebellum della Briko fa qualcosa di analogo ma integrando anche una serie di sensori e telecamere nel casco in modo da potere controllare la strada sul display dello smartphone montato sul manubrio come uno specchietto retrovisore.

Sempre per incrementare la visibilità ed eliminare le distrazione gli occhiali Evad1 della Julbo permettono di controllare i parametri della pedalata direttamente sulle lenti senza distrazioni. Infine se proprio capitasse di cadere o scivolare con la bici da corsa, ci pensano i pantoloncini Santini Impact ad eliminare sbucciature, abrasioni e tagli nelle gambe e sulle natiche. Sono realizzati con un materiale a prova di proiettile 15 volte più resistente dell’acciaio, ma è molto meglio non avere modo di collaudarli.

Bici contromano nei sensi unici

La mobilità sostenibile prende piede anche in Italia e il ciclismo urbano nelle grandi città è sempre più diffuso per il bene all’ambiente e non solo. Ma se si tratta di incentivare il trasporto su due ruote a zero emissioni, andare in bici contromano può anche non comportare una infrazione? Meglio non generalizzare, dipende dalle amministrazioni provinciali che decidono in quali tratti di strada è possibile transitare sulla base di esigenze di viabilità e sicurezza stradale.

Una norma di questo tipo, caldeggiata dalla Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), è in realtà già presente da alcuni anni in molte capitali europee di paesi come Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Svizzera e Inghilterra, molto attente alle problematiche sulla mobilità sostenibile. Nel 2011 anche il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture italiano su questo tema ha espresso parere favorevole, confermato da una mini riforma del Codice della strada contenuto nel decreto Semplificazioni (Dl 76/2020) del 2020.

Certo non è possibile percorrere in bici contromano tutte le strade, ma l’eccezione esiste. Secondo l’articolo 132 c 11 del Codice della Strada chiunque circola contromano (quindi anche le biciclette) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 162 a euro 646. C’è però un parere favorevole del Ministero dei Trasporti (numero 6234 del 2011) che autorizza le bici in contromano se esistono alcune condizioni: ci sia apposita segnaletica per la circolazione delle bici nei due sensi di marcia; le strade a senso unico siano larghe almeno 4 metri; le vie abbiano velocità limitata a 30Km/h o siano in zone a traffico limitato; la circolazione a doppio senso di sole bici avvenga in vie senza traffico pesante.

Come sempre succede nelle modifiche della viabilità cittadini che riguardano il ciclismo urbano, anche in questo caso ci sono favorevoli e contrari. Contrari molti automobilisti, tra cui anche il presidente dell’Aci, convinti che, malgrado le statistiche dicano l’esatto contrario, la norma sia utile solo ad aumentare gli incidenti. Favorevoli sono invece gli oltre 5 milioni di ciclisti urbani giornalieri che circolano sulle strade italiane. Ovvio che in nome della mobilità sostenibile le città non dovranno diventare praterie a disposizione dei ciclisti indisciplinati.

Bike sharing in Italia

Nell’era della sharing economy una delle tante soluzioni per favorire il ciclismo urbano e decongestionare il traffico cittadino è legato alla diffusione dei servizi di bike sharing cittadino comunale affiancati da quelli gestiti dai privati. Grazie a semplici app da utilizzare con qualsiasi smartphone, anche nelle grandi città italiane oggi si può pedalare in città noleggiando una bicicletta a tempo per brevissimi spostamenti ad un costo irrisorio. In questo modo non ci si deve nemmeno preoccupare dei furti di biciclette, ci si può spostare a piedi e utilizzare un altro mezzo ovunque.

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom del bike sharing in Italia che attualmente in 31 città e piccole province conta su oltre 35.000 biciclette disponibili in servizi free-floating a flusso libero e station-based con stazioni definite in cui riporre la bici dopo l’utilizzo. Secondo una ricerca dell’Osservatorio nazionale sulla Sharing Mobility realizzato in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti, se nel primo caso del free-floating l’uso è per brevi spostamenti, nel 73% dei casi inferiore ai 500 metri per la durata di 5 minuti, nel secondo caso il noleggio dura tra i 6 e i 20 minuti con 1 e 2 km di distanza.

Tra le piattaforme i bike sharing più diffuse c’è Bicincittà attivo in oltre 30 realtà cittadine. A Milano ci sono Bikemi gestito in collaborazione con il comune e Movi by Mobike diffuso anche in altre città italiane. Le città del nord fanno da apripista anche a nuovi progetti come quello della start up olandese Swapfiets che consente di affittare un mezzo in abbonamento mensile avendone un uso esclusivo. In questo modo non ci si deve preocupare di manutenzione e riparazioni. Inutile dire che sono disponibili anche modelli elettrificati per andare al lavoro o a scuola in tutta tranquillità e senza sudare.