cibo buttato

Il cibo buttato in Italia e nel mondo raggiunge cifre folli: fare più attenzione e risparmiare sulla spesa si può e deve. È un insulto ai paesi poveri e causa di gravi danni all’ambiente per lo sfruttamento inutile di acqua e risorse della terra

Il cibo buttato è una delle maggiori cause di dispendio di acqua ed energia. Lo dicono i risultati di vari studi della Fao (Food and Agriculture Organization). È quindi una delle maggiori cause di inquinamento del pianeta. Gli alimenti che ancora commestibili finiscono nella spazzatura rappresentano circa un terzo dei rifiuti prodotti complessivamente dall’uomo.

In Italia il cibo buttato e lo spreco di alimenti causano una perdita di oltre 10 miliardi di metri cubi d’acqua. Lo spreco di cibo commestibile vale 16 miliardi di cui circa 1 persi in ogni fase di produzione, trasformazione industriale e grande distribuzione. L’Istituto Svedese per l’Alimentazione e le Biotecnologie ha stimato che paesi industrializzati e in via di sviluppo buttano alimenti rispettivamente per 670 e 630 milioni di tonnellate.

In Europa e Nord America ogni anno si sprecano dai 280 ai 660 chili a persona, più del doppio rispetto ai paesi africani e del sud est asiatico. In America il cibo buttano corrisponde a 131 miliardi di euro.

Cibo buttato nella spazzatura

Il cibo buttato in Italia nello specifico è rappresentato nel 32% da formaggi e latticini, 30% carne, 29% di uova, il 28% da pasta e pane, il 17% da frutta e verdura e il 15% di pesce. Lo sperpero complessivo è di circa 1700 euro a famiglia. L’osservatorio sugli sprechi alimentari Waste Watcher realizzato in collaborazione con l’Università di Bologna sottolinea come a finire nel cestino sono le confezioni già aperte, in particolare di frutta, verdura e insalata.

Tra le cause del cibo buttato ovviamente troviamo la muffa (41%), frutta o verdura andate a male (34%), sapore alterato o cattivo (25%), scadenza dei prodotti. Un pò più di attenzione per pane e carne, che evidentemente si deteriorano meno o conservano meglio in frigorifero. Eppure per ridurre gli sprechi basterebbe fare la spesa in modo più attento. Ad esempio guardando la data di scadenza, acquistando solo le dosi che si devono effettivamente mangiare ed eventualmente finendo il cibo avanzato nel pasto successivo.

Ridurre lo spreco fa risparmiare

Basterebbero due conti per capire quanto si potrebbe risparmiare facendo un pò di attenzione. Secondo una stima 650 grammi di alimenti, ovvero circa 7 euro al giorno a famiglia. Ma il problema è anche il grave impatto ambientale del cibo buttato che non riguarda solo le mura domestiche. Per questo gli ambientalisti di tutto il mondo stanno organizzando iniziative per sensibilizzare cittadini e istituzioni.

In Gran Bretagna l’associazione dei ristoranti sostenibili con sede a Londra ha iniziato una campagna per l’utilizzo dei doggy bag per portare a casa gli avanzi dei pasti non consumati al ristorante, invitando gli stessi ristoranti a non sprecare cibo in cucina dopo avere scoperto che viene sprecato circa mezzo chilogrammo di cibo per cliente. Una abitudine che va diffondendosi in tutto il mondo ma non ancora in Italia: solo 1 italiano su 5 chiede la doggy bag al ristorante.

Altre associazioni in America raccolgono alimenti deperibili regalandoli a persone bisognose a basso reddito dopo averli raccolti da ristoranti e produttori alimentari. Secondo la Fao la riduzione dei rifiuti rappresenta una opportunità per i paesi in via di sviluppo e da molti anni auspica un intervento più deciso dei governi. Vanno in questo senso le nuove misure contro lo spreco alimentare adottate recentemente in Europa ed in Italia.

Cibo buttato perché brutto

Come non bastassero tutti gli sprechi già visti, è necessario osservare come una notevole percentuale di cibo buttato riguarda il cibo brutto da vedere. Cosa significa? Si tratta di 50 milioni di tonnellate di frutta e verdura che a livello europeo vengono scartate perché non corrispondono ai canoni estetici dei consumatori. Mele, agrumi, kiwi o carote troppo piccole che secondo uno studio dell’università di Edimburgo finiscono nella spazzatura perché la regolamentazione Europea non li considera adatti al commercio.

Il cibo buttato perché brutto da vedere rappresenta circa il 33% della produzione agricola in Europa e ovviamente ha un impatto notevole sia dal punto di vista economico che sull’ambiente. Per coltivarlo vengono spese e impiegate energie che hanno un impatto sull’ambiente equivalente all’emissione di di 400 mila veicoli. Una vera assurdità a cui secondo i ricercatori è necessario porre rimedio con nuove idee che fanno dell’imperfezione una virtù.