Le chitarre più strane del mondo, particolari, curiose e incredibili. Gli strumenti a sei corde si rinnovano nella forma e nel suono, diventano pieghevoli, digitali o perdono le corde. L’evoluzione della chitarra elettrica e acustica tra tradizione e tecnologia

La chitarra è uno tra gli strumenti musicali più diffusi e amati al mondo, economico e portatile quanto basta. Ma non pensate esistano solo le sei corde classiche, acustiche o elettriche dalle forme sinuose delle antiche origini. Liutai, designer, artigiani o semplici appassionati sembrano volersi sempre sfidare nel costruire chitarre più strane con forme, materiali o colori particolari, piuttosto che per le dimensioni o il suono.

Le chitarre più strane del mondo possono avere corpo e manici diversi, distinguersi per il numero di corde o per qualche diavoleria tecnologica applicata. Più che fare esercizi di stile, giovani inventori e ingegneri visionari cercano di inventarsi nuove possibilità espressive. La chitarra digitale magari non farà nascere un nuovo Jimi Hendrix, ma potrà avere un ruolo nella musica del futuro sempre alla ricerca di nuove variabili sonore.

Indice

Chitarre più strane nella forma

Fondamentalmente le chitarre più strane del mondo si dividono in due categorie: quelle che ricalcano l’originale, apportando cambiamenti nella forma o materiale, e quelle digitali. Tra le prime la fantasia non manca: ci sono chitarre a forma di pallone, squalo o di formaggio gruviera mangiato dai topi. La Glen Burton ha realizzato una chitarra a forma di AK-47, il famoso fucile d’assalto che diventa simbolo di pace e musica.

Una chitarra a forma di cuore del designer italiano Giulio Iacchetti stata esposta al Museo del Design di Milano nel 2010. Per gli amanti della fantasia e del mistero, l’artigiano statunitense George Marlin ha modellato il corpo e il collo di una sei corde raffigurando una testa di drago con occhi rossi e denti aguzzi, ali spiegate sul retro e squame lungo tutto lo strumento. E’ stata venduta all’asta per oltre 30 mila dollari nel 2011.

Una lista di fotografie delle 50 chitarre più strane del mondo si può trovare su playguitar. Ce ne sono a forma di ascia, mano, piede, spada, pistola, anguria ma anche pesce. Insomma, salire su un palco con questi strumenti potrebbe già fare la differenza. Ma stupisce anche la chitarra gigante, forse la più grande del mondo, realizzata a mano da Ralph Ciociano, probabilmente anche l’unico in grado di suonarla viste le dimensioni non proprio lillipuzziane.

Chitarre con più manici o corde

Le chitarre con più manici hanno un corpo unico al quale sono attaccati due o più manici, ognuno con un numero diverso di corde e una diversa accordatura. In questo modo il chitarrista può passare da un manico all’altro a seconda del tipo di suono che vuole ottenere. Senza dover cambiare strumento ogni volta può suonare in uno stesso corpo chitarra, basso, mandolino e banjo.

Le chitarre con più manici sono state usate da molti musicisti famosi nel corso della storia della musica rock. Jimmy Page dei Led Zeppelin, usava una chitarra a due manici Gibson EDS-1275, con un manico a sei corde e uno a dodici corde. É diventata iconica per il brano “Stairway to Heaven”, in cui Page passava da un manico all’altro durante l’assolo finale. Don Felder degli Eagles la usava per il brano “Hotel California”.

Steve Vai invece ha usato una chitarra a tre manici Ibanez JEM Triple Neck Heart Guitar, con un manico a sei corde, uno a sette corde e uno fretless (senza tasti). Questa chitarra è stata usata per il brano “I Know You’re Here”, in cui Vai sfruttava le diverse possibilità sonore offerte dai diversi manici. E se sei corde sembrano poche, esiste una chitarra a 42 corde creata appositamente per Pat Metheny dalla liutaia canadese Linda Manzer.

Chitarre da viaggio pieghevoli

Le chitarre da viaggio sono strumenti musicali ideali per chi ama suonare in movimento, senza rinunciare alla qualità del suono e alla comodità. La stranezza di queste sei corde acustiche o elettroacustiche sono le dimensioni ridotte. La lunghezza totale da chiuse può essere inferiore ai 100 cm e la larghezza ai 40 cm. Queste dimensioni permettono di trasportare la chitarra facilmente in auto, in treno, in aereo o anche a piedi, senza dover usare custodie ingombranti o pesanti.

Le chitarre da viaggio hanno in genere una scala (la distanza tra il ponte e la sella) di circa 60 cm, contro i 65 cm delle chitarre standard. Questo significa che le corde sono più corte e quindi più morbide da suonare, ma anche che la tensione delle corde è minore e quindi il suono è meno potente e brillante. Per compensare questo aspetto possono avere una cassa armonica più profonda o con una forma particolare a goccia o a pinna di squalo che consente di aumentare il volume della cassa e la proiezione sonora della chitarra.

Per chi è in cerca di leggerezza, esiste anche una chitarra in fibra di carbonio progettata dal designer americano Peter Solomon. Leggerissima, è realizzata in un unico pezzo senza interruzione tra corpo e paletta. Ciò dovrebbe favorire la trasmissione delle vibrazioni e creare una risonanza simile a quella delle chitarre elettroacustiche. Questo strumento ha ricevuto il “Good Design Award” dal Chicago Athenaeum Museum.

Chitarra Midi e synth guitar

La tecnologia si è affacciata al mondo della musica attraverso tastiere e sintetizzatori da alcuni decenni, ma l’innovazione per la chitarra è stata più lenta. Se partiamo dall’inizio, nel 1931 Adolf Rickembacker realizzò la prima chitarra amplificata con un pick-up elettromagnetico. Era una lap steel da suonare orizzontale appoggiata sulle ginocchia. Nel 1944 il californiano Leo Fender brevettò un prototipo di strumento a corde con pick-up montato su un pezzo unico di legno.

Nel 1952 un certo Lester Polfuss, in arte Les Paul, si mise a costruire quella che per anni sarebbe diventata il sogno di molti chitarristi: la Gibson Les Paul solid-body. Da allora, il progresso tecnologico nel mondo delle sei corde si è praticamente fermato fino all’arrivo delle prime Synth Guitar negli anni ’90. Si tratta di chitarre strane non tanto nella forma ma nel suono, dato che possono essere collegate via Midi a qualsiasi generatore di suoni o campionatore.

Il problema delle chitarre Midi è la latenza tra il tocco del chitarrista e l’emissione del suono. Questo è uno dei motivi per cui non hanno mai riscosso molto successo sul mercato. Nel corso degli anni importanti aziende hanno fatto alcuni esperimenti come nel caso della Yamaha G10, un controller Midi che utilizzava un sistema optoelettronico di precisione. Un sensore di intonazione a ultrasuoni rilevava il tocco senza ritardi.

Oggi i nuovi modelli di Guitar Synth della Roland o della Jamstick offrono prestazioni decisamente superiori con risposte al tocco ancora più sensibili e reattive. Il modulo sonoro della Roland include quattro sorgenti di modellazione del suono differerenti e comprende una vasta libreria di suoni. La chitarra può essere interfacciata con programmi di produzione sonora e sequencer attraverso una connessione Usb.

Controller digitali senza corde

Se fino ad ora abbiamo palato di chitarre strane nella forma o nel suono, ma pur sempre di strumenti a corde, finiamo l’articolo parlando di chitarre digitali. Si tratta di controller che non hanno corde sul manico, ma dei sensori che rilevano la posizione delle dita. La Yamaha Ez-Eg ad esempio è completamente MIDI e attraverso una porta USB può venire collegata direttamente a computer o smartphone e quindi amplificata e registrata con un software di audio recording.

Kitara della Misa dalla parte del manico ha 144 pulsanti, mentre al posto dei pick up, sotto la mano destra, c’è un display di 8.4 pollici LCD sensibile al tocco. Il funzionamento è gestito da un processore pc compatibile con un sistema operativo Linux open source ed è Midi compatibile. Può quindi essere collegata a qualsiasi fonte sonora (tastiere, expander, campionatori ecc.) per offrire una varietà infinita di suoni che possono essere anche gestiti o registrati tramite un normale computer.

Toccando lo schermo con la mano destra (quella del plettro) si producono gli impulsi necessari per suonare le note scelte con i pulsanti del manico, ma non solo. Con il movimento delle dita della mano destra si possono gestire due parametri sull’asse x e y, configurabili a piacimento con la propria fonte sonora. Oltre a suonare le note, si può ad esempio variare la distorsione o inserire un qualsiasi effetto, come con una tastiera.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.