Chi suona è diverso anche nella vita

Qualche dubbio c’era venuto, ma ora c’è una precisa conferma: chi suona è diverso, o per meglio dire, ha una mente diversa. La pratica musicale professionale ha un ruolo importante nel risolvere i problemi della vita

Sono molti anni che la relazione tra musica e cervello è oggetto di studio di numerosi neuroscienziati di tutto il mondo. Gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie per la risoluzione di patologie neurodegenerative a volte vengono utilizzati anche per analizzare i comportamenti dell’uomo, svelandone i misteri anche in ambito musicale. Si parla ad esempio di effetto Mozart già sull’ascoltatore, fino a scoprire che suonare uno strumento può fare migliorare i risultati scolastici e non solo. Ma cosa c’è di vero?

Certamente musicisti ed artisti famosi in generale sono personaggi un pò particolari e hanno spesso una creatività e un modo di ragionare anticonvenzionale e fuori dal comune, che si manifesta anche nella vita privata. Ma davvero questo basta a dire che chi suona è diverso anche nel quotidiano? Tra le ricerche svolte negli ultimi anni c’è quella della Vanderbilt University che si chiedeva come la musica possa influenzare in modo positivo il cervello, o viceversa, alterarne in qualche modo le capacità.

Com’è l’intelligenza di chi suona?

Nel corso della ricerca sono stati sottoposti ad un test cognitivo venti studenti di musica classica del Vanderbilt Blair School of Music insieme ad altrettanti studenti di psicologia dello stesso istituto. Contemporaneamente, con una tecnica chiamata spettroscopia nel vicino infrarosso, è stata misurata l’ossigenazione del sangue nella corteccia cerebrale. Dal confronto è emerso che gli studenti di musica sono in grado di utilizzare entrambi gli emisferi del cervello molto più di quanto non facciano gli altri ragazzi.

Questo comporta una diversa modalità di pensiero detta pensiero divergente che consente di considerare gli accadimenti della vita di tutti i giorni da punti di vista alternativi e non usuali. Questa modalità di ragionamento, che è anche ritenuta alla base della creatività, normalmente si traduce in un quoziente di intelligenza più elevato, che quindi sembrerebbe proprio dovuto alla pratica musicale. Come abbiamo già accennato, ciò si traduce anche in migliori risultati scolastici.

Chi suona stimola il cervello

Suonare uno strumento richiede infatti lo sviluppo da parte dell’uomo di capacità per certi versi straordinarie, altrimenti non utilizzate, come ad esempio l’indipendenza di entrambe le mani e dita. Ma chi suona è anche abituato a dare precise e immediate risposte e reagire con perfetti sincronismi in seguito a stimoli visivi o uditivi. Queste funzioni, normalmente collegate ad emisferi del cervello diversi, nei musicisti sono integrate e rimangono collegate anche in risposta a situazioni non musicali nella vita di tutti i giorni.

Ognuno può pensare ciò che vuole, ma è certo che la pratica musicale sia un vero allenamento per la mente, oltre che un ottimo anti stress naturale. E se suonare fa bene al cervello e rende diversi, iniziare fin dalla più giovane età è ancora meglio. Ci sono studi che hanno mostrato che gli effetti positivi in questo caso si protraggono per tutta la vita e chi suona, oltre ad essere diverso, invecchia anche meglio.