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The American Assembly, forum pubblico affiliato con la Columbia University, ha pubblicato un nuovo studio sull’atteggiamento dei consumatori americani nei confronti della musica digitale e non mancano le sorprese. La tesi provocatoria è che chi scarica e condivide musica dalla rete con sistemi p2p e simili, in realtà compra anche più musica di chi non scarica a scrocco.

Innanzitutto dalla ricerca emerge che circa il 79% dei ragazzi tra 18-29 anni hanno file musicali, media che scende al 14% sopra i 64 anni di età. Ci sono poi due fasce di età significative per comportamenti che riguardano possesso di mp3 ma anche file sharing e pirateria, ovvero tra 18-29 e 30-49 anni. Nel primo caso la media è di 1444 canzoni possedute e solo il 5% ha collezioni di oltre 10.000 brani, mentre la quantità di brani precipita col crescere dell’età.

Incrociando questi dati con l’effettivo numero di brani acquistati, piuttosto che scaricati in rete mediante sistemi peer to peer o simili, lo studio fa emergere un aspetto che già in altre recenti ricerche era venuto a galla, ovvero che chi scarica brani dalla rete con il file sharing in barba alle leggi sul diritto d’autore, in realtà acquista anche il 30% di brani in più di chi non lo fa. Questa tesi che dovrà essere approfondita in tutti i suoi aspetti anche in relazione al mercato di riferimento, sicuramente non è condivisa dall’industria musicale, ma una cosa è certa: i giovani utenti sono i maggiori consumatori di musica e cercano costantemente di consumare e scoprire nuova musica in tutti i modi possibili. Condividere file in rete è semplicemente il modo più semplice e conveniente per farlo.