Lettore cd

C’è ancora chi acquista cd o sono definitivamente scomparsi dal mercato e perchè? Il silenzio che avvolge i compact disc è il segnale dell’imminente fine definitiva, ma non è detto che lo streaming possa piacere a tutti

C’è ancora chi acquista cd? La questione non sembra certo essere un problema di questi tempi. Tutti parlano di streaming e vinile, le due facce di un mercato della musica che cresce. Sono tecnologie lontane anni luce che però in qualche modo rappresentano il pubblico più aggiornato e di tendenza, veicolato in qualche modo nelle scelte di consumo dalle grandi società online sostenute dalla finanza.

I compact disc invece non se li fila più nessuno, come se questo glorioso supporto appartenesse ad un passato lontano, che è meglio non ricordare e nemmeno nominare. Chi acquista cd rischia di sentirsi una specie di emarginato sociale e tecnologico. Uno strano individuo magari pronto ad ignorare pure l’esistenza degli smartphone e che quando deve telefonare vaga per le città in cerca di una cabina telefonica. Un essere un po’ fuori dal mondo, che forse non ha nemmeno mai visto un iPod e chissà che i cd li vada a scovare in qualche discarica di periferia. In effetti, ironie a parte, l’atteggiamento dell’industria musicale verso questi consumatori di cd indefessi è di tacito abbandono, come si fa con le specie in estinzione, nella speranza che prima o poi si decidano ad entrare nell’era digitale.

Quanto mercato hanno ancora i cd?

Streaming e vinile in effetti vanno alla grande. Della musica digitale si esalta il fatto che costa poco o è gratis, anche se la percezione del valore della musica è andata a farsi benedire. Quanto poco guadagnano artisti ed etichette poco importa. Dicono abbia scoraggiato i pirati più incalliti anche se con una qualità che fa schifo. Dall’altra parte ci sono i nostalgici che esaltano i vecchi vinile in nome di una recuperata qualità della vita. Decrescita felice? Chissà. Come sempre, quando si tratta di consumo, i giudizi sono veicolati da comunicazione, moda, innovazione, stili di vita, tendenze. Ed ovviamente dai soldi, che comandano su tutto.

Anche innovazione e tecnologia sono parole spesso usate da media e comunicazione in ambito musicale. Per quanto sia giusto guardare al futuro e non rimanere ancorati al passato, la realtà del mercato però è un pò diversa. I numeri dicono che la quasi metà dei ricavi dell’industria musicale è ancora dovuta ai supporti fisici. Secondo il Global Music Report 2018 dell’IFPI, lo streaming rappresenta il 38% dei ricavi totali, contro il 30% del mercato fisico. Quest’ultimo per la quasi totalità è rappresentato dalla vendita di cd, mentre i vinile, malgrado tutto il gran parlare e il boom degli ultimi anni, rappresentano solo una quota marginale.

Chi acquista cd passerà allo streaming?

Gli incassi dovuti ai supporti fisici, e quindi principalmente ai compact disc, diminuiscono ogni anno, mentre lo streaming finalmente ha consentito una inversione di tendenza nei ricavi dell’industria musicale dopo 15 anni di calo. L’industria musicale però, pur non avendo nessuna intenzione di rinunciare ai miliardi incassati con i cd, sa benissimo che chi li acquista ben difficilmente passerà allo streaming in futuro. Il mezzo miliardo di dollari risparmiati in mancati acquisti di cd dai consumatori non si sono ancora tramutati in abbonamenti a Spotify, YouTube, Apple Music & C.

Chi acquista cd non si abbonerà mai ai servizi in streaming. Secondo una ricerca realizzata da Midiaresearch, gli acquirenti di cd fanno parte di un gruppo distinto di consumatori. Per metà costituito da uomini e donne e con molti anziani. In generale si tratta di individui dieci anni più vecchi rispetto agli utenti dello streaming che da Spotify e compagnia non sono per nulla attratti. A volte perchè non ne conoscono l’esistenza o l’utilizzo, ma soprattutto per questioni economiche. Chi acquista cd spende mediamente 20,30 dollari in musica all’anno, ovvero 1,69 dollari al mese. Una cifra circa l’80% inferiore ai fatidici 9,99 dollari necessari per acquistare un abbonamento mensile ad un servizio musicale in streaming.

Quando scompariranno i cd?

Chi acquista cd non è destinato a perciò a scomparire in breve tempo e la fine dei compact disc non è così vicina. L’industria dovrebbe rallegrarsene, dato che incassa da loro ancora miliardi di euro, ma anche trovare il modo di favorire la transizione allo streaming di questi utenti. Ci sono decine di milioni di persone al mondo che non hanno nessuna intenzione di spendere inutilmente soldi, rinunciando alle vecchie abitudini di ascolto.

Le transizioni nei mercati avvengono sempre in maniera graduale, come anche in questo caso sta succedendo. Basti pensare alle audiocassette o ai Vhs sostituiti da Dvd. Però ad un certo punto, senza che nessuno se ne scandalizzi, succede che il formato in questione non sia più venduto e supportato dal mercato. Il silenzio attorno ai compact disc prelude a qualcosa di simile. Quando non ci saranno più lettori in circolazione anche gli ultimi irriducibili del cd dovranno arrendersi.