La carne sintetica coltivata in laboratorio è una sfida di innovazione tecnologica alimentare o un rischio per i consumatori? Sfide ambientali, etiche ed economiche dell’industria alimentare e l’importanza di valutare tutti gli aspetti positivi e negativi

La crescente consapevolezza ambientale e la necessità di trovare soluzioni sostenibili nel settore alimentare hanno portato all’emergerne di alternative innovative, tra cui la carne sintetica coltivata. Questa tecnologia, che coinvolge la produzione di carne in laboratorio senza dover sacrificare animali, solleva una serie di interrogativi etici, ambientali ed economici che dividono le opinioni di esperti, consumatori e produttori.

La cosiddetta carne sintetica infatti è coltivata in laboratorio, a partire da cellule staminali animali, senza uccidere o allevare gli animali. Ma come si produce, com’è al gusto, quali sono le proprietà nutrizionali e quali i vantaggi e gli svantaggi di questo alimento? In questo articolo, esamineremo attentamente i pro e i contro di questa rivoluzionaria forma di produzione alimentare e la posizione dell’Italia al riguardo.

Indice

Cos’è la carne sintetica?

La carne sintetica, o in vitro, è un prodotto alimentare ottenuto dalla crescita di cellule muscolari animali in un ambiente controllato. Il processo si basa sull’uso di cellule staminali, che sono cellule immature in grado di differenziarsi in vari tipi di tessuti. Le cellule staminali vengono prelevate da un animale vivo o da una fonte alternativa, come il cordone ombelicale o il sangue, e vengono messe in un bioreattore.

Nel bioreattore, una sorta di incubatrice che simula le condizioni del corpo animale ad esempio a livello di temperatura, ossigeno e pH, le cellule ricevono i nutrienti e gli stimoli necessari per moltiplicarsi e formare fibre muscolari. Queste fibre vengono poi raccolte, assemblate, modellate e aromatizzate in un prodotto finale che ha l’aspetto, il sapore e la consistenza della carne.

La prima dimostrazione pubblica di carne sintetica risale al 2013, quando il ricercatore olandese Mark Post presentò un hamburger coltivato in laboratorio, costato circa 250 mila euro. Da allora, diverse aziende e istituti di ricerca hanno sviluppato vari tipi di carne sintetica, tra cui pollo, maiale, manzo, pesce e frutti di mare. Alcuni di questi prodotti sono già stati testati su volontari umani o sono stati approvati per la vendita in alcuni paesi, come Singapore.

Esempi di carne coltivata

Decine di startup in tutto il mondo finanziate da venture capitalist a suon da milioni di dollari sono pronte a sfoderare nuovi alimenti in grado di imitarne il sapore, colore e consistenza della carne. Aziende come Impossibile food, fondata dal professore di biochimica della Stanford University con fondi governativi e finanziato da Bill Gates, o Beyond meat, già producono hamburger del tutto simili a quelli di carne bovina sia nell’odore, che nelle proprietà nutritive.

Il gusto degli hambuger di carne sintetica è più simile alla carne di tacchino che a quella di manzo, ma poco importa. Per ottenere il colore rosso sangue si usa una molecola della soia, l’eme, ottenuta dalla leghemoglobina, versione vegetale dell’emoglobina. Il principio è il medesimo: come l’emoglobina si lega al ferro e all’ossigeno, allo stesso modo la leghemoglobina interagisce con l’ossigeno e diventa di color rosso, come se fosse ‘al sangue’.

Gli hamburger di carne coltivata costano ancora molto e sono serviti in ristoranti rinomati, nei fast food di fascia alta, ma anche in alcuni supermercati degli Stati Uniti. La richiesta di questo tipo di prodotti è talmente alta che ad Oukland è appena stato inaugurato un nuovo impianto di produzione. E’ in grado di produrre 635 mila Kg al mese di preparato a base di leghemoglobina, grano e proteina di patata, gli ingredienti base del nuovo burger.

Sempre in America l’obiettivo di Aleph farms è creare carne sintetica uguale a quella da allevamento di animali ma senza antibiotici o estrogeni e totalmente sostenibile. In Europa la startup catalana Novameat produce bistecche in 3d, mentre The Chicken di Telaviv fa carne di pollo in grandi cisterne d’acciaio. Per non farsi mancare niente c’è anche chi produce yogurt senza latte (Yofix) e uova senza uova (Zeroegg).

Vantaggi della carne coltivata

I sostenitori della carne sintetica sostengono si tratti di un cibo sostenibile, etico e sicuro. Sostenibile perché riduce il consumo di acqua, energia e terreno rispetto agli allevamenti tradizionali e diminuisce le emissioni di gas serra e i rifiuti organici. Etico perché non comporta la sofferenza o la morte degli animali. Sicuro perché è meno esposto a contaminazioni batteriche, parassitarie o chimiche e può essere arricchito con sostanze benefiche per la salute, come gli omega-3.

Oltre ad evitare la sofferenza e la morte di miliardi di animali allevati e uccisi ogni anno per il consumo umano, la carne sintetica potrebbe ridurre il rischio di malattie trasmissibili dagli animali all’uomo, come l’influenza aviaria o la peste suina. La produzione in laboratorio offrirebbe la possibilità di creare prodotti con varie caratteristiche organolettiche e nutrizionali, con più proteine o meno grassi, in base alle preferenze e alle esigenze dei consumatori. Potrebbe anche venire modificata geneticamente per eliminare le sostanze nocive presenti nella carne naturale, come il colesterolo, gli ormoni o gli antibiotici.

Patrick Brown, professore di biochimica della Stanford University, e uno dei fondatori della Impossible Food, in una intervista sulla rivista MIT Technology Review ha sostenuto come i paesi ricchi per essere sostenibili dovrebbero consumare solo carne sintetica. Dal punto di vista della sostenibilità ambientale, sostiene che la preparazione di un hamburger di carne sintetica faccia risparmiare il 95% di terreno e il 74% di acqua, producendo l’87% in meno di gas serra.

Contro la carne sintetica

La carne sintetica è una innovazione dell’industria alimentare straordinaria, che potrebbe avere una serie di conseguenze enormi sul piano ambientale ed economico. Proprio per questo attorno alla sua possibile produzione e commercializzazione si è sviluppato un ampio dibattito tra chi è favorevole e chi è contrario alla sua introduzione sul mercato. I detrattori sostengono d’altra parte come sia un alimento innaturale, dannoso e ingannevole.

Alimento innaturale perché frutto di una manipolazione genetica e chimica di cellule animali, che potrebbe avere effetti negativi sul metabolismo umano. Dannoso perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, e perché potrebbe ridurre la biodiversità animale e vegetale. Ingannevole perché non è vera carne, ma un prodotto artificiale che ne imita l’aspetto e il sapore, senza averne le stesse proprietà nutrizionali e organolettiche.

In Italia è vietata la produzione e vendita di carne sintetica. La legge approvata alla Camera vieta la produzione e la commercializzazione di carne e cibi sintetici o “in provetta”, sia per l’uomo che per gli animali. La motivazione è quella di tutelare la salute dei consumatori, la qualità e la tradizione dei prodotti agroalimentari italiani, e la competitività degli allevatori e dei commercianti.

Carne sintetica fa male?

Una delle domande più frequenti che si pongono i consumatori sui prodotti alimentari riguarda la sicurezza e l’accettabilità. La carne sintetica non ha una storia di consumo umano e richiede una regolamentazione specifica da parte delle autorità sanitarie che non può che basarsi sul presente. La Food & Drugs Amministration americana dopo approfondite analisi non ha trovato nessuna controindicazione al suo utilizzo alimentare.

Ma dal punto di vista della sicurezza alimentare, la carne sintetica dovrebbe essere sottoposta a rigorosi test e controlli prima di essere immessa sul mercato, per verificare l’assenza di contaminanti, agenti patogeni, sostanze tossiche o allergeniche. Inoltre dovrebbe essere confrontata con quella animale per valutare il suo valore nutrizionale, il suo profilo di aminoacidi, vitamine, minerali e grassi.

Alcuni studi preliminari hanno suggerito che, grazie alla minore presenza di colesterolo, grassi saturi e ormoni, potrebbe avere un impatto positivo sulla salute umana, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e obesità. Ovviamente non basta, dato che una parte di consumatori percepisce il prodotto come innaturale, artificiale o poco appetibile.

Per aumentare l’accettazione è necessario compiere ulteriori studi, informare e sensibilizzare il pubblico sui benefici ambientali, animali e sanitari della tecnologia, oltre a offrire un prodotto di qualità, sapore e prezzo competitivi. Inoltre la carne sintetica dovrebbe rispettare le norme etiche, culturali e religiose delle diverse comunità di consumatori, ad esempio evitando l’uso di cellule provenienti da animali proibiti o sacrificati in modo non conforme.

Carne sintetica soldi e ambiente

In tempi di conflittualità crescenti, il divieto italiano alla carne sintetica ha suscitato aspre discussioni. Ma la sua reale diffusione in futuro, oltre che dalle scelte dei governi nazionali, dipenderà dalla sua sicurezza e accettabilità da parte dei consumatori. Indipendentemente dalle legittime posizioni personali, è chiaro che la produzione e vendita di carne muove interessi di miliardi in tutto il mondo.

Gli allevatori sono i primi ad essere preoccupati. Ci sarà ancora posto per loro? La cultura ambientalista che va diffondendosi, anche per gli innegabili cambiamenti climatici, ha varie conseguenze dal punto di vista etico, culturale, ma soprattutto economico. Per trovare una soluzione e salvare ambiente e posti di lavoro, gli stessi allevatori hanno sviluppato progetti come Carni sostenibili in cui si cerca una via consapevole al consumo di carne animale.

Nel frattempo l’industria si è messa a produrre anche hamburger vegetali che come sapore e consistenza sono comunque solo un surrogato della carne. Nel gusto non sempre soddisfano, o meglio, non hanno nulla a che vedere con una vera bistecca. Non che sia un male, per chi crede nel vegetarianesimo. Ma il mercato del sostenibile vuole conquistare tutti, anche chi, nel rispetto dell’ambiente, non vuole rinunciare al sapore della tradizione.