carne selvatica

Mangiare carne selvatica sembra essere di gran moda in certe zone dell’Asia. Ma il bushmeat, con l’estinzione di specie di animali come coccodrilli, tartarughe, gechi, salamandre, serpenti, mette a rischio un intero ecosistema e le stesse popolazioni locali

In occidente il consumo di carne diminuisce, c’è sempre maggiore consapevolezza sui problemi di salute e sostenibilità e sono in aumento vegetariani e vegani. Non funziona così in tutto il mondo. Ci sono paesi dove queste nuove sensibilità sono sconosciute per abitudini e tradizioni consolidate che diventano interessi economici spinti addirittura da questioni di status.

In questi ultimi tempi il trend del mangiare carne selvatica colpisce in particolare Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Malesia e Indonesia. Una vera e propria moda che porta alla caccia indiscriminata di animali selvatici: da una parte ci sono guadagni sicuri e immediati per cacciatori e bracconieri, dall’altra una seria minaccia delle biodiversità.

Mentre speciali commissioni e agenzie non governative cercano di far luce sul problema, secondo testimonianze di esperti nel settore, primo fra tutti l’ASAP (Asia Species Action Partnership), questi cibi in realtà finiscono anche in occidente sulle tavole di persone che non hanno certo problemi di denaro.

Conseguenze della defaunizzazione

Avventori evidentemente poco interessati a cosa rimarrà degli animali e quindi anche delle foreste nel sud dell’Asia tra qualche decina di anni. La maggior parte di animali in pericolo di vita riguarda intere zone di quella che viene definita come ‘culla della biodiversità‘. Secondo il rapporto ‘Bushmeat crisis’ del Cifor si tratta di equilibri naturali precari difficili da ricostruire e anche da valutare.

L’estinzione della fauna selvatica causato dal bushmeat infatti rischia di fare sparire gli habitat tropicali del sud est asiatico. Un processo di defaunizzazione lento ma inarrestabile che insieme alla fine delle specie di mammiferi di media e grossa taglia porta alla scomparsa di erbivori e vegetazione. A rischio sono intere comunità e popolazioni locali.

Anche il WWF è tra i primi a scendere in campo a difesa delle specie minacciate sottolineando l’importanza di capire il rapporto tra il numero di animali, il tasso di caccia e la pressione demografica. Purtroppo le previsioni non sembrano far ben sperare: se il trend rimarrà immutato nei prossimi anni si assisterà alla scomparsa di molti animali come riportato nella Red List della International Union for Conservation of Nature.