La musica triste non fa piangere, ma aiuta a stare meglio. Oltre a rappresentare stati d’animo o gusti musicali, le canzoni tristi e malinconiche, con accordi minori, hanno una funzione consolatoria. Tutto parte dalla similitudine tra linguaggio verbale e musicale

In alcuni momenti della vita capita di volere ascoltare canzoni tristi e malinconiche piuttosto che canzoni felici. Per quale motivo? Indipendentemente dai gusti musicali, con declinazioni diverse in base alle conoscenze musicali e all’attenzione che dedichiamo alla musica, quello che ascoltiamo in qualche modo ha a che vedere con il nostro umore. Proprio per questo alcune playlist dei servizi di streaming si basano sullo stato d’animo.

Le emozioni nell’uomo comprendono varie sfumature che toccano il piano estetico, scientifico, filosofico e spirituale. Ciò è particolarmente vero quando ci sono di mezzo i suoni, basti pensare alle preghiere e ai canti religiosi. La musica ha il potere di trasmettere energia ed emozioni positive, ma può anche fare riflettere o consolare. È questo un effetto delle cosiddette canzoni tristi che imitano il tono della voce del linguaggio verbale.

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Canzoni tristi e tristezza

Per molte persone le canzoni tristi hanno caratteristiche ben precise. Ad esempio c’è chi trova la musica classica triste, chi Bach malinconico e il jazz di una noia mortale, piuttosto che poetica e raffinata. Altri per trovare la giusta carica si infilano le cuffiette nelle orecchie con brani dance elettronici ipnotici e martellanti. Si tratta di gusti musicali soggettivi che cambiano con età, consapevolezza e cultura: la tristezza c’entra poco.

Allora quale rapporto c’è tra musica e tristezza? Essere tristi significa provare dolore psicologico, depressione, stanchezza, frustrazione o senso di isolamento dovuto alla perdita di qualcuno o qualcosa. Eppure le canzoni tristi non suscitano quasi mai nessuna di queste emozioni negative. Chi le ascolta le trova piuttosto piacevoli, perché trasmettono sollievo, pace, benessere fino a fare percepire uno stato di profonda bellezza.

Non esiste quindi una definizione universale di canzoni tristi o allegre, eppure tutti più o meno abbiamo in mente un modello musicale, un genere o delle canzoni che si avvicinano a queste due categorie. Ascoltando un qualsiasi brano, indipendentemente dall’umore del momento, tutti potremmo provare una sensazione di allegra euforia piuttosto che di malinconica tristezza per testi, melodie e armonie usate in modo particolare.

Canzoni tristi e terza minore

Qual è la caratteristica delle canzoni tristi che tutti percepiamo? Il segreto sono gli accordi minori. Se suonate la chitarra avrete già sentito parlare di accordi minori e maggiori accompagnando le canzoni dei vostri artisti preferiti. Cosa sono gli accordi? Nel sistema tonale sono tre o più note di una scala suonate contemporaneamente, scelti sulla base di uno specifico rapporto di intervalli musicali.

L’accordo (triade) di Do maggiore ad esempio è formato da Do – Mi – Sol, ovvero da tonica, intervallo di terza e quinta. L’accordo di Do minore invece da Do – Mib – Sol. Cambia la terza, che da maggiore diventa minore (rispetto al Do sulla scala è separato da 3 semitoni, cioè da un tono e mezzo). Teoria a parte, il risultato lo ‘sentono’ tutti. Attorno all’accordo di La minore con la chitarra sono state composte decine di canzoni malinconiche di grande successo.

Se chiedessimo ad un australiano (scelto a caso perché a digiuno di musica italiana) quale emozione genera il brano Margherita di Riccardo Cocciante tra felicità, tristezza, rabbia o paura, tutti sceglierebbero tristezza. Ugualmente con un brano come Happy Birthday tutti risponderebbero gioia e allegria. Tutti possiamo percepire questa differenza indipendentemente da gusti musicali, cultura, esperienza o preparazione musicale individuale.

Terza minore e linguaggio

Trasmettere emozioni tendenti al dolente utilizzando la terza minore è un’idea venuta ai grandi compositori a partire dal 17 esimo secolo. Sì tratta solo una scelta stilistica di musicisti che vogliono scrivere canzoni tristi o c’è dell’altro? Uno studio del Cognition Lab della Tufts University ha mostrato che la terza minore non esiste solo nel linguaggio musicale, ma è un sistema che utilizziamo abitualmente nel linguaggio parlato per trasmettere tristezza o dolore.

Analizzando il tono della voce e quindi le note utilizzate da un gruppo di attori che dovevano esprimere rabbia, felicità, piacevolezza e tristezza, gli scienziati hanno scoperto che quando parliamo utilizziamo costantemente un intervallo di terza minore per esprimere tristezza. Le canzoni tristi non fanno nient’altro che imitare il linguaggio verbale, confermando ancora una volta che musica e parola condividono lo stesso processo evolutivo.

Certo il rapporto tra musica ed emozioni dipende anche dall’intensità con cui l’interprete canta, o magari dalle parole del testo, ma gli stati d’animo sono trasmessi principalmente dagli intervalli tra le note. Questa caratteristica è la base dell’armonia nella musica occidentale. Non è ancora chiaro se la terza minore sia utilizzata in tutte le culture e nelle lingue di paesi lontani. In ogni caso anche persone provenienti da culture diverse interpretano allo stesso modo il contenuto emotivo della nostra musica.

Canzoni tristi fanno stare bene

Tutti i popoli provano particolari emozioni ascoltando canzoni tristi: quali? Secondo una sondaggio pubblicato sulla rivista Plus One e realizzato su un campione multietnico di persone, il sentimento evocato non è la tristezza. Il 76% degli intervistati definisce l’emozione con la parola ‘nostalgia’ contro il 44% di ‘tristezza’. Al contrario vincono emozioni positive come ‘tranquillità’ (57,5%), tenerezza il (51,6%) o meraviglia (38,3%) e addirittura gioia (6,1%).

A livello fisiologico alcuni studi sostengono come la musica triste possa favorire il benessere rilasciando ormoni come prolattina e ossitocina che fanno sentire calmi e rilassati togliendo il senso di vuoto. Ecco perché le persone che si trovano in difficoltà emotiva, in lutto o sole, ascoltano canzoni tristi che oltre ad offrire consolazione, regolano gli stati d’animo negativi e le emozioni.

La musica cosiddetta felice non ha questo effetto consolatorio e nemmeno quello introspettivo legato ai ricordi e alla fantasia. Le canzoni allegre hanno soprattutto funzioni sociali, legate ad esempio al divertimento o alla festa. La musica triste più che di tristezza invece è fatta di nostalgia che stimola l’empatia e la necessità di dare senso al dolore. Anche una canzone permette di condividere la debolezza dell’umanità senza rimanere soli.

Dal punto di vista psicologico le canzoni tristi fanno stare bene perchè sono gratificanti e profonde come noi riteniamo di essere. Con certi brani entriamo in simbiosi come con un essere umano che ci comprende e con cui dialoghiamo per trovare sollievo. Inoltre la tristezza evocata dalla musica è decisamente più sopportabile che nella vita reale. Ascoltare brani lenti e malinconici di musica jazz o classica può indurre comunione emotiva, comprensione, purificazione, fino a dare emozioni piacevoli.

Canzoni tristi e musica pop

Se l’evoluzione musicale corre parallela a quella della società, sarebbe interessante scoprire quante canzoni tristi piuttosto che felici sono state prodotte dagli artisti e quali di esse siano arrivate al successo nel corso degli anni. E’ proprio ciò che hanno fatto i ricercatori dell’Università della California realizzando uno studio sui brani pubblicati nel Regno Unito tra il 1985 e il 2015.

Analizzando le armonie di oltre 500 mila brani, gli studiosi hanno riscontrato due linee di tendenza. In primo luogo c’è un generale abbassamento dei livelli di felicità e luminosità dei brani, sempre più tristi su armonie minori e con testi che parlano di solitudine e isolamento sociale. In secondo luogo hanno successo e diventano famose sempre più le canzoni felici e festaiole.

La tendenza è confermata anche nei testi delle canzoni da uno studio della Cambridge University che ha preso in considerazione 50 anni di brani in lingua inglese. Nel corso del tempo sono aumentate le parole che esprimono emozioni negative. La parola ‘amore’ ha decisamente lasciato il posto alla parola ‘odio’ per un fenomeno ben presente anche sui social è studiato anche livello sociologico. Si tratta di capire la società vive una deriva di tipo culturale profonda o se a comandare siano mode che impongono nuovi modelli comportamentali.

odio e amore nei testi

Musica più triste di sempre

Funzione consolatoria delle canzoni tristi a parte, è inutile negare che alcuni brani sembrano fatti apposta per far piangere. La musica classica e operistica in particolare può avere uno svolgimento emotivo particolarmente intenso. Che si tratti di sentimentalismo sdolcinato o di ricordi dell’infanzia andata, alcune opere liriche sono talmente intense da commuovere anche i musicisti dell’orchestra.

Nella musica sinfonica oltre a melodie malinconiche e lamentazioni struggenti, le armonie create dai più grandi compositori possono trasmettere tensione e sofferenza. Un conflitto che si scioglie tra vincitori e vinti, oppure un richiamo ad un mondo naturale meraviglioso, commovente e dolorosamente bello. Che si tratti di malinconica saggezza o di sdolcinata passione, di musica triste, film o gare sportive, una cosa é certa: lacrime e singhiozzi dopo una certa età arrivano più facilmente.

Può risultare consolatorio sapere che il brano più triste di sempre non è stato scritto recentemente, ma appartiene alla storia della musica. Secondo un sondaggio realizzato dalla Bbc si tratterebbe del Dido’s Lament di Henry Purcell, compositore inglese del 1600. Al secondo posto l’Adagio per archi di Samuel Barber seguito dall’Adagietto della Sinfonia n.5 di Mahler e da una canzone, scritta nel 1933 dall’ungherese László Jávor, intitolata Gloomy Sunday.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti, fondatore di Bintmusic.it, è un imprenditore online, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.