Canzoni tristi suonate alla chitarra

Qual è la relazione tra canzoni tristi e allegre e il tono della voce? Musica e parola hanno origini comuni: quando parliamo il suono della voce esprime l’umore seguendo intervalli minori o maggiori come nel linguaggio musicale

Tutti sanno che esistono canzoni tristi e allegre. Entrambe trasmettono emozioni negative o positive con una serie di declinazioni diverse in base alla propria familiarità e attenzione all’ascolto. Ma è innegabile che esistano generi e canzoni che hanno a che vedere con l’umore di chi le ascolta. Cosa c’entra il tono della voce del linguaggio verbale in questo?

Le canzoni tristi per la maggior parte delle persone hanno caratteristiche ben precise, seppur inconsapevoli. Ascoltando una qualsiasi canzone, tutti, indipendentemente dal proprio umore, provano una sensazione di allegra euforia piuttosto che di malinconica tristezza. Evidentemente dipende da età, consapevolezza e cultura. C’è chi trova Bach malinconico o le ballad jazz di una noia mortale, mentre altri chiamano tutto ciò poesia o invenzione. Altri si emozionano solo con una dance ipnotica costruita su un accordo maggiore. Ma c’è una caratteristica oggettiva che va al di là dei propri gusti musicali.

Le canzoni tristi sono costruite su un accordo di terza minore. Certo le emozioni possono anche dipendere dall’intensità con cui l’interprete canta, o magari dalle parole del testo, ma le emozioni sono trasmesse principalmente da questa caratteristica base dell’armonia della musica occidentale.

Canzoni tristi e terza minore

Cos’è la terza minore? Se suonate qualche strumento probabilmente saprete già di cosa stiamo parlando e avrete avuto già a che fare con parecchi La minore accompagnando le canzoni con la chitarra. Cosa sono gli accordi? Nient’altro che insiemi di note suonate contemporaneamente. Nel sistema tonale queste note appartengono ad una scala musicale e hanno tra loro un rapporto basato su intervalli musicali, che rappresentano appunto la distanza tra due note di una scala.

Le canzoni tristi si accompagnano con accordi che contengono la terza minore, ovvero note che sulla scala sono separate da 3 semitoni, cioè un tono e mezzo. Per esempio la terza minore di Do è il Mi bemolle, di LA è Do e così via. Il famoso accordo di La minore, o meglio triade, è quindi costituito dalle note LA-DO-MI. Semplificando potremmo sempre dire che la terza minore costituisce gli accordi delle canzoni tristi. Su questo sono tutti d’accordo, anche i non musicisti.

Esempi di canzoni tristi? Ad esempio se, banalizzando, vi chiedessero quale emozione vi ispira una canzone come Margherita di Riccardo Cocciante, dovendo scegliere tra felicità, tristezza, rabbia o paura, tutti sceglierebbero tristezza. Ugualmente con un brano come ‘Happy Birthday’ rispondereste gioia. Badate bene, diciamo tutti perchè la risposta sarebbe indipendente da gusti musicali, cultura, esperienza o preparazione musicale individuale.

Terza minore e linguaggio parlato

I grandi compositori hanno iniziato ad associare l’idea di trasmettere emozioni tendenti al dolente mediante la terza minore a cominciare dal 17 esimo secolo. Si potrebbe insomma pensare ad una scelta di stile. In realtà uno studio di qualche tempo fa del Cognition Lab della Tufts University ha mostrato che la terza minore non esiste solo nella comunicazione musicale, ma è un sistema che utilizziamo abitualmente nel linguaggio parlato per trasmettere tristezza e quando vogliamo esprimere dolore.

La scoperta è stata fatta analizzando gli intervalli di frequenze della voce, e quindi di note, utilizzati nel parlare da un gruppo di attori. Questi dovevano recitare frasi con due parole tipo “Let’s go”, con intonazioni emotive diverse come rabbia, felicità, piacevolezza e tristezza. Si è così scoperto che gli attori quando parlano utilizzano costantemente la terza minore per esprimere tristezza.

Le canzoni tristi quindi non farebbero nient’altro che imitare il linguaggio verbale. Ciò potrebbe dimostrare che musica e parola condividono uno stesso processo evolutivo. In realtà non è ancora chiaro se l’utilizzo della terza minore nel linguaggio sia comune a tutte le culture e lingue. Altri recenti studi hanno però confermato che persone provenienti da culture diverse, che non utilizzano il nostro sistema tonale, interpretano in modo corretto il contenuto emotivo della nostra musica.

Canzoni tristi nella musica pop

Visto che recentemente abbiamo parlato di evoluzione musicale, e dato che il parallelo con quella dell’uomo sembra evidente, è anche interessante notare cosa sta succedendo alle canzoni tristi prodotte dagli artisti: aumentano o diminuiscono? Uno studio pubblicato dalla Royal Society Open Science e realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università della California, sostiene che la tristezza stia avanzando anche nella musica pop.

Gli studiosi hanno esaminato oltre 500.000 brani pubblicati nel Regno Unito tra il 1985 e il 2015, scoprendo alcune tendenze generali sui brani pubblicati e su quelli di successo. Ad un evidente abbassamento dei livelli generali di felicità e luminosità delle nuovi canzoni pubblicate, quelle in testa alle hit parade però sono sempre “più felici” e in generale festaiole. Ciò malgrado ogni anno vengano scritte sempre più canzoni tristi su armonie minori, con testi che parlano di solitudine e isolamento sociale.