Cantante canta una canzone di successo

Per fare canzoni di successo bastano un giusto mix di note, melodie, armonie e strumenti? Come intelligenza artificiale e algoritmi matematici possono sostituire il giudizio del pubblico nei brani destinati ad entrare in classifica

Le canzoni di successo sono un’equazione e quindi si possono prevedere e costruire a tavolino: davvero siamo arrivati a questo punto? Certo musica e matematica hanno molte cose in comune e l’intelligenza artificiale fa passi da gigante per prevedere le tendenze future. Così alcuni ricercatori si sono messi ad utilizzare algoritmi basati sull’apprendimento automatico per trovare la formula delle potenziali hit ascoltate dai giovani.

Cosa piace oggi ai giovani? Le canzoni di successo sono sempre più semplici e banali in termini di linguaggio musicale. La regola dei quattro accordi oggi non basta più a definire la musica commerciale. Tutto spesso è costruito attorno a due accordi, intesi come triadi, insieme di tre note. Se l’armonia in classifica è praticamente scomparsa, la melodia latita ancor di più. Altro che paese del bel canto. Gli esperti sostengono che l’evoluzione della musica negli ultimi anni segue pure logiche di consumo.

Il mercato odierno ha scavalcato ampiamente ogni valore artistico e valutazione estetica. Valutazione esagerata? Basta ascoltare un hit di oggi e paragonarla ad una degli anni ’70. Non serve un diploma del conservatorio per capire che qualcosa è cambiato. E per quanto riguarda i testi? Alcuni studi dettagliati sostengono come siano diventati anno dopo anno sempre più stupidi. Le parole dei brani primi in classifica hanno livelli di comprensione da terza elementare.

Costruire canzoni di successo

In questo panorama abbastanza desolante, non sembrerebbe difficile imbroccare semplici regole per costruire canzoni di successo. A qualcuno la questione sembrerà capziosa o di nessuna importanza. Qualcun altro storcerà il naso, pensando così di svilire il ruolo della musica a merce da vendere come mangime a piccioni, senza pensare alla qualità. Per gli addetti ai lavori invece sarebbe perfetto conoscere in anticipo gli elementi sui quali investire.

Potere prevedere potenziali canzoni di successo ha enormi ripercussioni a livello economico. Da sempre le maggiori case discografiche si contendono manager e talent scout capaci di imbroccare l’artista o la canzone capace di vendere di più. Se oggi investire sulla crescita di un artista è praticamente impensabile per questioni economiche, i responsabili a&r delle case discografiche non possono sbagliare e devono saper scegliere al primo colpo il cavallo giusto.

Scienza delle canzoni di successo

In America già alcuni anni fa avevano coniato il termine Hit Song Science. In pratica un metodo scientifico per imbroccare la hit. In che misura melodia, testo, armonia, ritmo, ma anche fattori extra musicali come comunicazione, mode o look dell’artista influenzano il pubblico nell’appassionarsi tanto ad un brano? Se la musica leggera è costituita da una manciata di caratteristiche che la rendono attraente per la maggioranza delle persone, la sfida è prevedere se una canzone possa avere o meno le potenzialità per arrivare in cima alle classifiche di vendita.

Avvalendosi di modelli matematici ispirati all’intelligenza artificiale, il sistema elaborava variazioni di ritmo, tonalità e molti altri fattori normalmente percepiti come un tutt’uno, analizzandoli come singoli elementi per stabilire a priori come una canzone potesse inserirsi nel mercato. La tecnologia era in grado confrontare le canzoni inedite con i modelli matematici alla base delle canzoni più diffuse, sia nelle nuove tendenze, così come nei vari generi musicali. Un punteggio mostrava quali affinità ci fossero con altri artisti e dava informazioni riguardanti la coerenza delle canzoni negli album.

Dati musicali e algoritmi del successo

Successivamente sono nati servizi come Echo Nest, specializzate nell’elaborazione di dati per comprendere i fenomeni musicali. Si tratta di una piattaforma di servizi sviluppata alcuuni anni fa da Brian Whitman e Tristan Jehan, due scienziati del Mit Massachusetts Institute of Technology di Boston, che hanno cominciato la loro avventura riuscendo ad indovinare i brani nella Top 10 Usa per diverse settimane consecutive.

Questo software rivoluzionario contiene algoritmi capaci di catalogare la musica nello stesso modo in cui lo fanno le persone e non solo per generi musicali. Distingue cioè brani lenti da quelli veloci, se la musica è considerata dolce o dura, cercando anche riscontri, articoli e recensioni in internet per capire come il mondo intero conosce ogni artista, album e canzone. Incrociando questi dati con l’analisi del comportamento della musica online su social network, p2p, blog, forum online, playlist, si possono anche prevedere le tendenze della nuova musica.

Gli inventori all’insegna del politically correct, dicevano già agli inizi che il programma non era solamente una “sfera di cristallo” per l’industria discografica, ma un nuovo utile strumento per fare ordine nei meandri di cataloghi immensi di canzoni. Poi è diventato perfetto con lo streaming per selezionare brani non solo per genere, ma anche con caratteristiche rilassanti, energizzanti, romantiche e via dicendo. Ma le potenzialità di Echo Nest non si fermano qui.

Evoluzione gusti pubblico

Il progetto ScoreAhit realizzato da un gruppo di matematici inglesi è un altro esempio di metodo per scovare canzoni di successo. Analizzando le classifiche i ricercatori hanno studiato le hit entrate nella top 40 degli ultimi 50 anni. Per incrociare la popolarità dei brani con le caratteristiche musicali, hanno utilizzato un sistema di Machine Learning. Si tratta di un software di apprendimento automatico capace considerare l’evoluzione del gusto degli ascoltatori in ogni epoca. Il loro modello matematico imparava a dimenticarsi delle tendenze passate, adattandosi alle nuove.

L’accuratezza del sistema nell’azzeccare canzoni di successo era di circa il 60%. Ai calcoli matematici sfuggivano solo le cosiddette Hit impreviste e Gemme nascoste. Brani dalle grandi potenzialità, ma che magari non erano state cantate dall’artista giusto. Il sistema era anche in grado di fornire Previsioni Live, mentre un Songometer cercava di prevedere le classifiche dei singoli usciti ogni settimana in Inghilterra.

Canzoni di successo sui social

Tutti i sistemi di previsione appena visti sono però stati realizzati al tempo dei cd e degli mp3. Non tengono conto delle variabili dovute a comunicazione, utilizzo di social e smartphone, video virali e tutta un’altra serie di fattori intervenuti con la musica 2.0 e lo streaming. Cerca di aggiustare il tiro Hitwizard, una nuova startup olandese nata proprio con l’intento di trovare l’algoritmo giusto per prevedere le hit in classifica nell’era social.

Il nuovo metodo per imbroccare canzoni di successo è sempre basato sull’intelligenza artificiale, che nel frattempo ha fatto enormi progressi. Ora il cervello computerizzato è in grado di analizzare e incrociare miliardi di dati. In particolare non solo le caratteristiche musicali di un brano, come velocità del ritmo (BPM), tonalità, durata, genere e ballabilità. Ma anche gli airplay più ascoltati nelle radio, le classifiche ufficiali e gli ascolti in streaming nella top 200 di Spotify.

Le canzoni di successo previste con Hitwizard hanno una accuratezza del 66%. Gli ideatori di sostengono che sia già un buon risultato. Ma il cervellone fa molto meglio azzeccando quelle che sicuramente non faranno successo. La precisione sugli insuccessi arriva al 93%. Insomma una vera manna per produttori ed etichette che possono conoscere in anticipo dove non buttare soldi, anche se un 36% di canzoni sfuggono alla matematica e agli algoritmi del conformismo.

Strumenti per canzoni di successo

Anche gli strumenti musicali usati negli arrangiamenti hanno qualche ruolo nello stabilire la potenzialità delle canzoni di successo? Talento del cantante, voce particolare, testo e melodia saranno pure importanti. Ma oltre a batteria, basso, chitarra e pianoforte, c’è qualche suono che ha contribuito a rendere dei brani tanto famosi e indimenticabili? Se lo è chiesto la  Berklee School, considerata una delle migliori scuole di musica al mondo e vera istituzione nell’ambito della formazione musicale americana.

La ricerca si è basata sulla classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi stilata da musicisti, critici e altre figure del settore per la rivista Rolling Stone’s. I risultati mostrano che la scelta dello strumento utilizzato nell’arrangiamento di una canzone è un elemento chiave per la sua riuscita. Ad esempio ‘Good Vibrations’ dei The Beach Boys forse deve tutto allo scacciapensieri, strumento diffuso in Sicilia e Sardegna. Il violino ha un ruolo importante nel successo di ‘Imagine’ di John Lennon e il Cajon è stato determinante per portare in classifica ‘What’s going on’ di Marvin Gaye.

Ciò suggerisce che le canzoni di successo si possono sicuramente anche prevedere con gli algoritmi matematici, ma non ci si deve dimenticare che alle spalle degli artisti più famosi c’è pur sempre un esercito di musicisti, produttori e arrangiatori. E’ la loro preparazione e sensibilità a giocare un ruolo fondamentale, anche nel successo delle canzoni apparentemente più banali.

Insuccessi o opere d’arte?

Infine in questa carrellata sulle canzoni di successo, non può mancare anche una considerazione più generale. Qual’è il confine tra successo, fama e denaro nell’arte? Gli scopritori di talenti hanno sempre cercato di anticipare il mercato piuttosto che cavalcare i trend, interpretando anche un ruolo sociale e culturale. Ma non è detto che la scienza della hit in futuro venga utilizzata solo in modo intensivo o speculativo. I direttori artistici delle case discografiche sanno bene che al successo di un artista concorrono molti fattori, come la comunicazione, ma anche aspetti umani e la capacità di stare su un palco davanti ad un vero pubblico fatto di persone in carne ed ossa e non di click.

Il problema riguarda la musica ma ogni altra forma di comunicazione e creatività umana alle prese con l’intelligenza artificiale. Il punto non è fermare il business della musica, ma riuscire a preservare tutti gli aspetti estetici e culturali di un linguaggio, magari proprio grazie a qualche eroe visionario disposto ad ascoltare insuccessi. Se fossero esistiti gli algoritmi predittivi, probabilmente mai nessuno nel passato avrebbe investito un solo euro su artisti come Bob Dylan o Vasco Rossi. E chissà quanti altri grandi artisti di talento, capaci di conciliare il successo con una pura qualità autoriale o musicale, non sarebbero mai esistiti.

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