Cantante canta canzoni stupide

Le canzoni stupide e divertenti fanno da sempre parte della musica leggera popolare così come i brani energici, mielosi, profondi, tristi o simpatici. Ma quando dominano il mercato solo brani banali di puro intrattenimento ci si deve preoccupare?

C’è chi ascoltando le ultime hit in classifica sostiene che le canzoni stupide rappresentino alla perfezione un certo calo dell’intelletto umano. La musica è diventata troppo leggera? Fin dai tempi dei Beatles ogni nuova era musicale è stata vista con diffidenza, ma se paragoniamo il livello di testi e melodie dei brani odierni con quelli del passato, è difficile negare che l’uomo smartphone dipendente sul piano artistico sia leggermente deficitario.

L’evoluzione della musica pop conferma come la superficialità negli ultimi anni abbia preso il sopravvento e che le canzoni stupide non siano l’eccezione ma la normalità. Se l’autotune oramai sostituisce il cosiddetto cantante, alcuni studi sui testi delle canzoni dicono che negli ultimi decenni le parole sono sempre meno sofisticate da un punto di vista poetico o letterario per sfociare talvolta nella pura imbecillità. Sarà vero?

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Canzoni stupide o geniali?

La musica pop è leggera per definizione e alterna capolavori assoluti a canzoni stupide solo all’apparenza. Da Cochi e Renato fino ad Elio delle storie tese, sono sempre esistiti tormentoni ironici e geniali. Nell’era della musica social tutto però è molto più rapido. Mentre gli artisti nascono su X-Factor e pezzi come ‘Carote’ diventano sinonimo di genialità, un meme virale su Tik Tok per avere successo deve stupire e conquistare milioni di click in pochi secondi.

I gusti musicali sono soggettivi e cambiano con l’età, ma la fretta non aiuta. Anche il rock ai tempi della radio doveva conquistare ascoltatori distratti e non eccelleva in complessità, ma a parte i tre accordi su cui si costruivano le hit di successo, le parole delle canzoni esprimevano un certo modo di sentire e di rapportarsi con la realtà. Non che adesso non succeda la stessa cosa. Se alcuni brani trap più che inni alla semplicità sembrano l’esaltazione della banalità, poi arriva Marracash e vince il Premio Tenco, massima espressione della canzone d’autore.

Non è quindi un problema di genere ma di qualità media dell’offerta musicale. Perchè tanti brani in classifica hanno testi più o meno idioti e senza senso? Quando alla mancanza di contenuti profondi si unisce una semplicità lessicale disarmante, il dubbio è che si vada alla ricerca di click facili. Nessuna regola al mondo stabilisce che ‘popolare’ sia sinonimo di ‘ignorante’ o ‘superficiale’, tantomeno che la gente debba obbligatoriamente ascoltare canzoni stupide anche perché la semplicità si sceglie mentre la superficialità si subisce.

Canzoni stupide quanto?

C’è chi ha voluto studiare i cambiamenti della musica leggera negli ultimi anni partendo dall’analisi dei testi. Il produttore Andrew Powell ha utilizzato un software per analizzare parola per parola migliaia i testi di brani di successo scritti negli ultimi dieci anni da artisti americani. Di tutti i generi musicali più venduti sono stati scansionate parole, punteggiatura, significato, senso profondo, senza tenere conto di eventuali metafore o significati reconditi riferiti alla storia dell’artista.

Cosa ha scoperto? Che più passano gli anni e più il livello dei testi peggiora. Attualmente siamo ad una complessità da terza elementare e non c’è genere musicale che si salvi. Lo studioso ha utilizzato una metrica precisa per definire le canzoni stupide. Se un grado di intelligenza 3 (terza elementare) è la media generale, per quanto riguarda i generi abbiamo R&B / Hip Hop (2.6), Rock (2.9), Pop (2.9) e Country (3.3). Il Country se la cava un pò meglio solo per non insistere troppo in ritornelli idioti, mentre i rapper viaggiano in fondo alla classifica.

Grado intelligenza dei testi

Nella sfida sulle canzoni stupide scritte da uomini e donne, le femmine vanno un pò meglio, ovvero cantano testi più intelligenti, mentre gli uomini per parlare del nulla usano più parole. La regola vale anche per le cantanti più famose e ricche, osannate dai media e premiate dalla critica che risultano avere il seguente grado di intelligenza dei testi: Lady Gaga (2,15), Beyonce (2,25), Ke$ha (1,50).

Tra le donne Mariah Carey fa meglio con quasi 4 di punteggio, mentre Eminem se la cava con 3,70. Per finire la ricerca ha assegnato la palma alla canzone più stupida degli ultimi 10 anni. L’ha sfornata il gruppo dei Three Days Grace che con The Good Life che ha un grado di intelligenza del testo di 0,8. Proprio Una bella vita, non c’è che dire. Dal video si comprende come il segreto di chi scrive e canta canzoni stupide sia prendersi maledettamente sul serio.

Canzone leggera non banale

Nel vasto panorama della musica leggera c’è sempre stato posto per tutti: musica popolare folk, canzone d’autore triste, pop energizzante, brani impegnati politicamente e quindi canzoni stupide e divertenti. Nessuno si aspetta di ascoltare su Spotify solo liriche profonde e dall’alto valore intellettuale. Però oltre ad essere leggera e divertente, banale o mielosamente romantica, la canzone ogni tanto potrebbe essere anche essere ironica, provocatoria e avere pure un ruolo sociale.

Non è detto che molti bravi artisti non siano ancora impegnati in questa direzione, ma altri sicuramente lo sono un pò meno, forse per limiti, scelta o esigenze di mercato. Anche Piero Manzoni nel ’61 mise i suoi escrementi in 90 scatolette suscitando sconcerto. Oggi quelle opere duchampiane valgono oltre 200 mila euro. Gli artisti possono legittimamente scegliere di defecare in una scatoletta o scrivere brani più o meno insulsi che veicolano milioni di click su YouTube. Poi il pubblico sceglie, se ne ha la forza.

Come i critici d’arte valutano le opere concettuali e qualcuno le compra, così il pubblico a casa e su internet dovrebbe sapere sempre scegliere cosa ascoltare distinguendo la musica dalla non musica, il bello dal brutto, la creatività dalla banalità e anche le canzoni stupide da quelle intelligenti. E’ ancora in grado di farlo? Se l’unico parametro è il mercato e il valore sono i click da monetizzare in merchandising, il rischio di diseducare i giovani al significato dei suoni e delle parole è molto alto.