Ragazza con chitarra in spalla che canta canzone d'autore

Cos’è la canzone d’autore e quali generi musicali rappresenta? Ne parla un libro scritto da un giornalista tra i massimi esperti italiani di questo linguaggio musicale che va da Tenco fino a Gaber e ai nuovi cantautori

Si intitola Musica sulla carta e raccoglie quarant’anni di giornalismo intorno alla canzone. E’ un libro scritto da Enrico de Angelis, giornalista musicale che fin dagli inizi si è interessato di canzone d’autore e teatro musicale anche come responsabile artistico del Premio Tenco di Sanremo. Guardando al panorama musicale attuale è difficile pensare che una canzone, prima che essere fatta di marketing e streaming, possa essere spunto di riflessioni pensieri, idee, dubbi, storie e approfondimento.

Il termine canzone d’autore d’altronde è una creazione del giornalista. La parola è poi entrata nell’uso corrente a definire un rapporto speciale tra testi e musica alla ricerca di soluzioni alternative rispetto alle mode. Enrico de Angelis l’ha usata fin dagli inizi, nel 1969, per parlare di un genere a cui ha praticamente dedicato un’intera vita. Nel libro vengono citati circa duecento artisti dei quali il critico musicale si è variamente occupato nel corso del tempo, a formare un ritratto della storia della musica italiana.

Cos’è la canzone d’autore?

Nel 1969 quando inizia a scrivere sul quotidiano l’Arena di Verona, i cantautori occupano ancora un ruolo marginale nella discografia. Nelle orecchie degli ascoltatori ci sono ancora vecchie canzoni allegre e romantiche, limpide voci tenorili, o bei cori di montagna. Oppure la gente ascolta le canzoni dello Zecchino d’Oro e musica popolare e dialettale. Si tratta di canzoni più orecchiabili di quelle dei cantautori ma De Angelis sembra non preoccuparsene.

È stato tra i primi giornalisti musicali a credere nella necessità di portare a conoscenza di un pubblico più ampio i vari Luigi Tenco, Piero Ciampi, Paoli, Gaber, Jannacci, De Gregori, Dalla, Paolo Conte e molti altri. Lo stesso Paolo Conte lo definisce un autentico pioniere della critica e della saggistica nel mondo cantautorale. Un percorso di passione, esperienza e preparazione fatto di articoli, libri e intere collane dedicate alla canzone d’autore.

Il titolo Musica sulla carta sottolinea il lavoro di scrive parole e pensieri invece che musica e note. E’ noto che non tutti i musicisti apprezzino il lavoro dei giornalisti o dei critici musicali. Anche i nostri nonni dicevano “Chi sa, fa, chi non sa, insegna”. Il dubbio è che lo dicessero solo perchè non sapevano leggere o non avevano voglia di capire. In questo caso una cosa è certa: Enrico de Angelis in quanto a canzone d’autore ne sa una più del diavolo.

Le canzoni di Luigi Tenco

Luigi Tenco è stato uno dei maggiori interpreti di quella scuola genovese che molti anni dopo verrà definita come protagonista della nascita della canzone d’autore. Non musica facile, o semplicemente di intrattenimento, ma canzoni in qualche modo impegnate o capaci di fare pensare e riflettere sui temi personali o sociali. La storia della sua scomparsa al festival di Sanremo del 1967 la conosciamo tutti.

Per chi volesse approfondire l’argomento, Il mio posto nel mondo, edito dalla Biblioteca Universale Rizzoli per il Club Tenco di Sanremo, è un libro che sembra un puzzle di ricordi. Contiene testimonianze, aneddoti, analisi, sensazioni, frammenti. Un libro scritto di pancia e non interessato alla cronaca biografica spicciola, ma che analizza il contesto musicale, sociale e culturale in cui Tenco è cresciuto. E’ un buon sistema per riprendere i fondamentali della storia italiana con parole, scritti, testimonianze di amici e collaboratori.

Premio Tenco canzone d’autore

Proprio De Angelis è stato per molti anni direttore artistico del Premio Tenco, rassegna sulla canzone d’autore che si ripete ogni anno dal 1974 al Teatro Ariston di Sanremo. Già dal titolo questa manifestazione non ha mancato di creare qualche malumore, prima di tutto in chi non è mai stato compreso nei presunti canoni dell’eccellenza delle Targhe Tenco, uno dei premi più prestigiosi e ambiti della musica italiana.

Fin dall’inizio uno dei meriti del Premio Tenco era proprio stare alla larga da qualunque sterile polemica con una personale cifra stilistica, condivisa dagli organizzatori del Club Tenco, dagli artisti che vi partecipano e dal pubblico. Non sono un manipolo di esperti a scegliere il fattore X: scordatevi una corrida alla X Factor. Gli artisti sono selezionati da 20 tra giornalisti e critici, per sfoltire un pò le versioni di candidature che ogni anno si prevede. Poi c’è una giuria composta da oltre 200 giornalisti a scegliere: prima i 5 finalisti di ogni sezione e oltre il vincitore delle stesse Targhe Tenco nelle sezioni album dell’anno, album in dialetto, opera prima, interpreti, miglior canzone.

Oggi in tempi di click dilaganti le scelte sono più trasversali e anche qui non mancano le polemiche. Ma anche se non è facile distinguere tra creatività e banalità, genialità e stupidità e qualità e mercato, ammesso ne esista ancora uno, è quantomai opportuno che qualcuno provi ancora a farlo. Quello della canzone d’autore è un pubblico di nicchia e in tempi di streaming e di musica gratis, perso il valore economico della musica, c’è da sperare che resti almeno qualcuno alla ricerca del valore artistico.

Il teatro canzone

Il teatro canzone di Sandro Luporini e Giorgio Gaber fa parte di una ricerca che mette in scena testi e musica. L’autore ne svela i retroscena in un libro che parte dal un incontro casuale in un bar ai primi degli anni ’60. Il cantante è all’apice della carriera televisiva, ma in cerca di alternative agli stereotipi preconfezionati della discografia. Luporini è un pittore di Viareggio, ex cestista che ha militato in Serie A e anche nella nazionale di pallacanestro, che dopo avere abbandonato gli studi di ingegneria all’università di Pisa si trasferisce a Milano nel ’56.

La collaborazione tra un artista di successo e un pittore appartenente al movimento della Metacosa inizialmente è un gioco da cui nasce qualche canzone che finisce anche a Sanremo, ma senza grande successo. Poi il loro approccio alla canzone cambia, i testi cominciano ad interrogarsi sull’uomo con i suoi dubbi nella società. Nasce l’esigenza di andare al di là dei tempi di un normale brano musicale per sviluppare una nuova forma di spettacolo concerto che con il tempo verrà definito ‘teatro canzone’.

Musica, narrativa, saggistica si incontrano: da una parte immagini, racconti, situazioni, dall’altra riflessioni e dubbi, proposte di discussione, più che verità da diffondere. Sarà proprio questa la forza dei loro spettacoli a cominciare da ‘Il signor G’ portato nei teatri dal 1970 al 1972, fino all’ultimo Gaber 1999/2000. Il loro pubblico prima composti da giovani dei movimenti, piano piano arriva a coinvolgere tutti, impegnati e meno impegnati, borghesi e proletari. Ma anche il pubblico dei ‘non so’, una via di mezzo a caccia di verità che però non si troveranno mai negli spettacoli di Gaber, malgrado in molti, tra intellettuali e politici, lo tirino per la giacchetta dalla propria parte.

Come succede sempre ascoltando la canzone d’autore, alla fine dagli spettacoli di Giorgio Gaber si esce sempre con un dolce senso di smarrimento. Grati a quel cantante che sul palco si trasforma in un attore istrionico che sembra improvvisare, ma che Luporini ci descrive nel libro come grande lavoratore attento e meticoloso in ogni particolare. A lui il merito di mettere alla berlina in modo preciso le contraddizioni della società, svelando l’incapacità molto umana di mettere in sintonia le risposte del corpo con quelle della mente. Che poi è anche uno dei compiti dell’arte.

Gaber per i ragazzi

Se Giorgio Gaber è stato uno degli interpreti più intensi della storia recente per avere scavato in profondità nei tormenti e nelle contraddizioni della società, è possibile raccontare le sue canzoni e il suo mondo fatto di dubbi e domande ai ragazzi? Il suo teatro canzone può dire qualcosa anche alle nuove generazioni? Nessuno dice che i ragazzi non possano provare a pensare con la loro testa, magari uscendo per un attimo dal gruppo e dagli stereotipi in cui vengono spinti da un mercato sempre più invadente.

Tra i tanti lavori editoriali che vedono Gaber protagonista, ‘Luigino (Curci Young) ha il merito di cercare di introdurre la sua figura ai giovani, non tanto come cantante o interprete, ma per l’universo poetico che il suo teatro canzone continua a rappresentare. Si tratta di un racconto originale accompagnato dai brani che il cantante ha scritto con Sandro Luporini. Ci sono molti concetti importanti che non hanno età e sono sempre attuali come ‘La libertà’, ‘La solitudine’, oppure come il fatto di essere consapevoli o meno delle proprie scelte.

L’amore per gli uomini, per la vita e le idee sono temi sempre più importanti anche in un’epoca di social, fake news e televisori sempre accesi. I brevi racconti di Claudio Comini illustrati da Fabio Magnasciutti, reinterpretano i brani di Gaber a modo loro inventandosi storie che uno zio un pò originale racconta a suo nipote Luigino. Dialoghi che anticipano i versi delle canzoni del cantautore milanese che si possono anche ascoltare nelle versioni originali grazie ad un cd allegato. Magari per preparare i giovani al giorno in cui dovranno esprimere le proprie scelte politiche con un voto di ‘Destra-sinistra’.

Paolo Conte

Come parlare di musica ed in particolar modo di canzone d’autore in modo oggettivo senza cadere nel tranello del gusto personale? L’unico modo per non annoiare i fans ed incuriosire gli altri, sarebbe analizzare le opere musicali per quello che sono, a partire dalle note. E’ quello che fa ‘Prima la Musica‘ (Il Saggiatore), un libro scritto da Manuela Furnari a quattro mani con l’oggetto del suo studio: il maestro Paolo Conte.

Ci sarà pure un motivo se un avvocato di Asti, prima ha creato successi per Celentano e la Caselli (Azzurro, Insieme a te non ci sto più), poi è passato dal Premio Tenco della canzone d’autore riscuotendo giudizi entusiastici ed infine si è ritrovato a trionfare all’Olympia di Parigi al Chicago Symphony Hall, al Konzerthaus di Vienna, alla Philarmonie di Berlino e nei teatri di tutto il mondo.

Canzone d’autore sconosciuta

Per finire questa panoramica, si intitola Il suono intorno alle parole il libro che Annino la Posta, giornalista, scrittore e studioso della canzone d’autore, ha voluto dedicare a 20 artisti ‘che non hanno ancora carriere travolte dalla fama’. Cosa significa artista? Che non si è visto mai in tv? Che non ha partecipato a X Factor? Che non ha venduto dischi, o che non gliene hanno mai fatti fare? Bisognerebbe chiedersi perchè un cantante o musicista è sconosciuto, prima di giudicare.

Annino già tre anni fa aveva messo insieme venti cantautori non noti al grande pubblico, e già allora i lettori si erano stupiti del livello qualitativo del materiale raccolto. L’artista esiste se ha una tela su cui dipingere, diceva qualcuno. In questo caso la tela è una radio che trasmette una tua canzone, una etichetta che ti promuove, un giornalista che parla della tua musica. Non c’è granché da stupirsi: in generale ascoltiamo quello che ci viene proposto. Magari basta ascoltare una sola canzone in radio tre volte per affezionarsi ad un artista per tutta la vita.

Questo libro comunque guarda oltre i canali tradizionali, il suono intorno alle parole lo cerca nei concorsi musicali, nelle riviste di settore, o direttamente nei locali con musica dal vivo. E’ un viaggio nella canzone d’autore scoperta attraverso strade secondarie. Una ricerca di talenti che hanno dedicato e dedicano molto spazio della loro vita per comunicare attraverso musica e parole e magari poesia.