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Il cinguettio degli uccellini vi infastidisce? L’inquinamento acustico copre il canto degli uccelli di città costringendoli a cantare sempre più forte. Traffico e rumore urbano fanno male all’uomo impattando sulle biodiversità naturali

Nelle grandi città non è raro ascoltare il canto di uccelli ad ogni ora della giornata. Basta un albero in un giardino condominiale perchè merli, passeri o pettirossi ci allietino o infastidiscano con i loro canti dalle 4 del mattino. Ma se già non ne potete più di sentire tanti cinguettii all’alba, sappiate che questi uccellini sono destinati a cantare sempre più forte, proprio per farsi sentire.

Perchè gli uccelli cantano? Fondamentalmente per delimitare un territorio o per conquistare un compagno. Cosa non facile nel baccano di un centro urbano tra traffico automobilistico, rumore di aerei, fabbriche. Ma la natura cosa fa? Li spinge a modificare il canto per farsi sentire meglio e fare emergere i richiami. Rispetto ai vicini di campagna infatti gli uccellini che vivono in città cantano melodie più veloci usando un tono molto più acuto. Lo hanno scoperto, i ricercatori dell’Università di Leiden confrontando il canto delle cinciallegre di dieci grandi città europee con quello degli esemplari di zone boschive situate nelle vicinanze delle metropoli.

Canto uccelli ed evoluzione

Gli scienziati hanno verificato che per competere con i suoni a bassa frequenza del traffico stradale, le cinciallegre di città sono costrette a innalzare la tonalità vocale e a cantare molto più velocemente. Così facendo accorciano volontariamente la prima e più importante nota bassa di ogni loro canzone. Gli studiosi sostengono che a imporre questo comportamento sia la maggiore turbolenza delle città che inevitabilmente interferisce con la trasmissione dei suoni nell’aria molto più che nelle zone boschive.

Esaminando il canto dei passeri una ricerca simile è stata realizzata nella zona della città di San Francisco da David Luther, professore di biologia alla George Mason University. Anche qui si è notato come, rispetto ai cugini che vivono in campagna, questa specie è costretta a cantare un tono più in alto. In questo modo però riduce l’estensione vocale e la gamma di melodie risulta alterata. Il risultato è una performance vocale complessivamente peggiore, con una diminuita capacità di attrarre compagni. Sono ovvie le ripercussioni a livello riproduttivo.

Canto uccelli e biodiversità

L’inquinamento acustico causato dell’uomo andrebbe quindi ad interferire con la biodiversità. Presumibilmente uccelli di città e campagna svilupperanno percorsi evoluzionistici diversi sulla base del loro canto. Proprio la capacità di adattare il canto al rumore potrebbe essere la causa della proliferazione di alcune specie rispetto ad altre nelle aree metropolitane. Al contrario di altre specie scomparse dalle città, per esempio le cinciallegre riescono a sopravvivere molto bene in molte aree metropolitane.

Il rapporto Birds in Europe realizzato da Birdlife International, dice che complessivamente ci sono un 70% di specie selvatiche di uccelli a rischio estinzione in Europa. Considerando un totale di 541 specie di uccelli selvatici in 50 Paesi europei, siamo passati dalle 40 specie in pericolo degli anni 1990-2000, alle 68 del periodo 2000-2010. Il rumore ovviamente non è la sola causa, ma si aggiunge ad una concomitanza di fattori negativi che influiscono sulla vita degli uccelli e non solo.

Tra le specie più a rischio rumore, anche se nessuno quasi mai ne parla, c’è l’uomo. Infatti i troppi decibel delle grandi città sono una importante causa di patologie anche gravi. Chi è sottoposto ad inquinamento acustico soffre maggiormente di cardiopatie, disturbi del sonno, stress, inoltre può subire ritardi nell’apprendimento e invecchiamento precoce. Il silenzio non sarà ancora un elisir di lunga vita, ma quasi. Ecco perchè sempre più specialisti consigliano di proteggere le orecchie cominciando dall’ascoltare musica a basso volume, sperando che anche il canto degli uccelli diventi meno forte.