Canto delle balene che saltano nel mare

I suoni sono importanti per tutti gli animali acquatici ma il canto di balene e delfini è un vero linguaggio oggi messo a rischio dall’inquinamento acustico. Come il rumore sotto il mare stravolge la vita dei cetacei e delle specie marine

Il canto di balene e delfini è sempre più a rischio per il rumore sotto i mari di tutto il mondo, come quello dei cetacei in generale. L’inquinamento acustico dell’uomo non si fa sentire non solo sulla terra, ma anche nelle profondità marine creando grossi problemi ad animali acquatici e mammiferi. Il rumore forse è causa di spiaggiamenti sempre più frequenti, sicuramente confonde i mammiferi dato che i suoni che emettono i cetacei non servono solo per l’orientamento, ma sono veri e propri canti con una notevole varietà sonora. La natura è una grande orchestra dai mille colori che solo l’uomo può rovinare.

Se il silenzio è fondamentale per l’uomo, lo è ancora di più per i pesci: negli abissi marini l’assenza di rumori consente di comunicare, orientarsi e riprodursi nel buio totale. Ma anche qui ci sono molti problemi: le profondità degli abissi e le zone costiere sono sempre più afflitte da inquinamento acustico. Avete mai fatto caso al rumore del mare causato dall’elica di qualche gommone, magari a centinaia di metri di distanza da voi? Ecco, qualcosa di simile. Le acque dei mari oramai sono un sala da concerto infinita con fastidiose onde acustiche di varia frequenza che si propagano dalla superficie fino a decine di metri di profondità.

Canto balene artiche

Tutti conosciamo il canto degli uccelli e anche molti animali mammiferi emettono suoni e versi per comunicare, ma nessun’altra specie possiede un linguaggio complesso e sofisticato come le balene che possono cantare per ore. Nelle megattere, balene lunghe fino a 20 metri e che vagano nei mari di tutto il mondo, i maschi cantano forse per attrarre le potenziali compagne, canzoni simili che si ripetono in determinate popolazioni ma che si possono trasferire in altri gruppi nel corso degli anni. E non solo.

Secondo un nuovo studio dell’Università di Washington pubblicato sulla rivista Royal Society, il canto delle balene artiche non è come i semplici versi di animali. Si tratta invece di canzoni complesse che cambiano a seconda della specie, ma anche del periodo dell’anno o del luogo. I ricercatori hanno addirittura paragonato i loro suoni alle melodie composte dall’uomo, in particolare confrontandola con la musica classica o jazz. Perchè questi grandi mammiferi sarebbero addirittura in grado di improvvisare brevi frasi dimostrando di possedere un repertorio molto vario.

Cosa cantano balene?

Il canto delle balene artiche analizzato in questa nuova ricerca ha scoperto qualcosa in più. Uno studio della durata di molti anni ha documentato che questi mammiferi possono emettere molti tipi di canzoni diverse. Grazie all’utilizzo di speciali idrofoni omnidirezionali poste su boe oceanografiche poste nello stretto occidentale di Fram tra le isole Svalbard e la Groenlandia, in un periodo di tre anni sono stati registrati 184 suoni che durano fino a 20 minuti nelle megattere, mentre le balene artiche fanno brevi brani di 2 minuti.

La vera sorpresa per i ricercatori è la vastità di repertorio di canti e canzoni così vario da poterlo paragonare con quello degli uccelli canori e molto diverso da tutti gli altri mammiferi terrestri come i topi o le scimmie, che producono suoni ripetitivi. Il canto delle balene artiche invece è fatto da migliaia di suoni differenti. L’ipotesi è che si tratti ancora una volta di un sistema che offre vantaggi evolutivi. La voce, e non solo per l’uomo e per gli animali sulla superficie della terra, è ancora una volta un potente mezzo per sedurre.

Il problema è che balene e delfini per potersi orientare sotto il mare oramai devono vincere suoni di ogni genere provocati da grandi navi commerciali, sonar e radar sismici. Il problema è serio poichè sono tutti rumori che interferiscono direttamente con il loro linguaggio, compromettendo trasferimenti e migrazioni. La stessa sopravvivenza di molte specie potrebbe essere a rischio. Secondo Mark Simmonds, direttore scientifico della Whale and Dolphin Conservation Society, l’inquinamento acustico del mare è il principale responsabile degli spiaggiamenti dei mammiferi marini, anche di quelli che si immergono a grandi profondità come lo zifio.

Rumore sotto il mare

I pericoli causati alla salute dell’uomo dall’esposizione al rumore sono conosciuti. Il frastuono è responsabile di stress, cardiopatie, disturbi neurovegetativi e del sonno. Lo stesso avviene per gli animali che vivono sulla terra vicini alle città, o per gli uccelli. Ma c’è anche un inquinamento acustico nel mare che colpisce pesci, mammiferi ed esseri che fino a pochi decenni fa vivevano indisturbati nell’ambiente marino.

Esistono precise prove scientifiche che testimoniano come l’inquinamento acustico nel mare causato dall’uomo sia in costante aumento. Secondo gli studi condotti dallo Scripps Institution of Oceanography, che ha monitorato le acque dell’Oceano Pacifico a partire dal 1964, il rumore del mare è aumentato dieci volte negli ultimi 40 anni. Si tratta di un incremento di 3 decibel all’anno causato dal sempre maggiore numero di navi che solcano i mari. Grandi cargo e navi da crociera sono praticamente raddoppiate passando da circa 42.000 a 90.000 unità.

Ambientalisti e ricercatori stanno compiendo ulteriori studi per verificare gli effetti dell’inquinamento acustico nel mare ed in particolare come cambia il comportamento e la vita dei grandi mammiferi marini. Il Fondo internazionale per la protezione degli animali WDC (Whale and Dolphin Conservation Society) ha rilevato come a causa del rumore dei mari le balenottere abbiano dovuto diminuire del 90% la distanza per poter comunicare tra loro.

Conseguenze rumore mare

Con il rumore del mare le creature perdono la capacità di comunicare, diventano sorde. Questo è sicuramente uno dei motivi per cui sempre più cetacei, come balene e delfini, impazziscono e perdono l’orientamento, per finire spiaggiate a riva. Ma non solo. Il frastuono interferisce direttamente sulle capacità di riproduzione e secondo una recente ricerca pubblicata su Peerj alcune specie di mammiferi marini potrebbero essere addirittura a rischio estinzione.

Un altro studio pubblicato su Nature afferma che la presenza continua di rumori di eliche di motoscafi delle regioni costiere ha un forte impatto anche sulla demografia dei pesci e in particolare mette a rischio la sopravvivenza dei giovani nei confronti dei predatori. Quando una barca a motore transita nelle loro vicinanze, i piccoli pesci hanno una probabilità sei volte maggiore di essere sorpresi e finire nelle fauci del predatore.

Inquinamento acustico oceani

Dagli anni ’60 a oggi il rumore del mare è aumentato di ben 10 volte a causa del sempre maggiore passaggio di navi da crociera e trasporto. Lo Scripps Institution of Oceanography di San Diego ha monitorato le acque dell’Oceano Pacifico a partire dal 1964. Inizialmente si trattava di dati segreti, raccolti per conto della marina militare, ma ora questi dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica e analizzati dai ricercatori dell’università di San Diego, California.

Il professor John Hildebrand ha rilevato anche un incremento costante di 3 decibel per ogni dieci anni. La colpa è del passaggio di navi, aumentato da circa 42.000 a 90.000 unità, mentre per quanto riguarda la stazza, ogni anno cresce la potenza dei motori e la loro velocità. Ovviamente non si tratta di fermare il progresso e lo sviluppo: la tecnologia consente già di realizzare navi molto silenziose. Basterebbe copiare le navi da guerra per fare pace con i pesci, ma per diminuire il rumore sotto i mari si studiano varie soluzioni.

Ridurre la velocità delle navi è la soluzione sperimentata al largo di Settle in un ramo del Salish Sea dove l’inquinamento acustico ha ridotto il numero dei cetacei a 78 unità. In questo caso è stato trovato un accordo con gli armatori di navi cargo e da crociera per ridurre la velocità a 11 nodi rispetto ai 13 – 18 nodi precedenti. Il limite è rispettato da circa il 50-70 % di navi in transito anche se ha ovvie ripercussioni sui costi delle compagnie. Per cercare di incentivare il rispetto dei nuovi limiti, la Vancouver Fraser Port Authority ha stanziato 500 dollari canadesi per ogni nave che rallenta. Così come alle navi che utilizzano nuove tecnologie di navigazione meno rumorose vengono ridotte le tasse portuali.

Squali amano il jazz

Alla fine di questo articolo sul canto delle balene, non possiamo che riportare anche i risultati di un interessante studio effettuato sugli squali relativamente alla loro capacità di ascoltare suoni e come i paesaggi sonori del loro habitat possano influenzare il loro comportamento. In particolare i ricercatori sono andati più in là, provando ad associare stimoli musicali differenti jazz o classici, a ricompense alimentari per trovare eventuali relazioni e preferenze. Hanno scoperto che in cinque squali su otto è la musica jazz a stimolare in modo maggiore l’apprendimento di comportamenti ripetibili.

Simili esperimenti sono stati realizzati anche in allevamenti di pesci d’acqua dolce e marina ed in particolare sulle carpe si è notata la capacità di discriminare stimoli musicali differenti. Ovviamente in questo caso non contano i gusti musicali, ma la sensibilità a determinate frequenze dell’orecchio interno di alcune specie marine. Malgrado la curiosità dell’esperimento, gli scienziati non conoscono quale sia esattamente la soglia uditiva dei pesci che è comunque sicuramente differente da quella umana.