calendario pirelli

Aria di rinnovamento nella nuova edizione del Calendario Pirelli che scopre l’anima della donna e la sua bellezza interiore affidandosi agli scatti di una fra le più celebri fotografe e ritrattiste americane Annie Leibovitz

Addio al classico calendario Pirelli, al nudo si sostituisce il successo e l’impegno nel campo sociale, culturale e artistico che 13 donne di età e percorsi diversi hanno saputo rappresentare: dalla tennista numero uno Serena Williams, alla prima ambasciatrice cinese dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati,  Yao Chen fino alla musicista e artista Yoko Ono.

Ritratti magistrali in bianco e nero eseguiti in studio a New York dalla famosa fotografa Annie Leibovitz: niente di particolarmente elaborato, il concetto è votato alla semplicità per esaltare la personalità dei queste donne così come sono, non c’era bisogno di altro. Del resto basta guardare alcuni dei ritratti del calendario Pirelli per rendersi conto dello spessore e del soggetto e della capacità tecnica e della sensibilità nel rendere l’immagine fotografica.

L’idea di raffigurare la donna nella quotidianità non è una novità per le passate edizioni del calendario Pirelli, ma mai come questa volta si assiste a un focus sulla donna senza sovrastrutture. Già qualche fa Steve McCurry si era ispirato a Rio De Janeiro per descrivere la vita così come si presenta tra paesaggi urbani e favelas mescolando modelle speciali impegnate nel sociale, belle anche e soprattutto interiormente, a persone comuni… per un totale di 34 fotografie presenti nel calendario, di cui 23 sono i volti di attrici e modelle, 9 di vita quotidiana e 2 di murales per raccontare le trasformazioni socio-economiche del Brasile. Qualche esempio? La modella brasiliana Adriana Lima col pancione o l’attrice Sonia Braga a bordo di una piscina, situazioni comuni di una realtà che ne evocano un’altra…

Niente a che vedere con questa ultima versione di calendario Pirelli dove i personaggi si trovano in uno spazio al chiuso e devono fare i conti con le luci, gli atteggiamenti e gli sguardi tradotti dall’obiettivo di Annie Leibovitz a cui non sfuggono di certo i particolari.