Due ragazze giocano a calcio femminile

Calcio femminile sempre più praticato in ogni parte del mondo, bello da vedere e giocare. In Usa e Europa squadre di donne si sfidano in coppe e trofei con stadi pieni e anche le arbitre avanzano: in Italia la storia sta cambiando?

Il calcio femminile in tutto il mondo è uscito dai campetti di periferia diventando un vero e proprio lavoro per sportive professioniste. Nella finale di Coppa del mondo in Francia gli stadi erano esauriti e gli incontri sono stati visti in tv e sul web da 1,2 miliardi di persone in 124 paesi. Ogni anno milioni di spettatori assistono anche agli incontri di Champions League in Europa e malgrado un certo ritardo culturale, qualcosa sta succedendo anche in Italia. Tv internet e social hanno portato nel mondo del pallone rosa i grandi sponsor per un mercato potenziale che secondo Brand finance a livello mondiale vale 1 miliardo di dollari.

Il calcio femminile in Italia è sempre stato uno sport poco considerato dai media e in generale snobbato da appassionati e giornalisti maschi. Invece in molti paesi europei il calcio delle donne non solo è molto praticato, ma ha un pubblico fedele, per una buona metà di donne e ragazze, che genera un notevole indotto economico. Sicuramente anche gli italiani quando vedranno Nike, Visa, Coca Cola e le altri grandi marche vicine alle calciatrici, cambieranno idea. D’altronde anche molti uomini lo preferiscono a quello maschile.

Storia calcio femminile

Il calcio femminile europeo è nato in Inghilterra. Sembra che la prima partita venne giocata nel 1881, ma la prima vera sfida organizzata tra squadre di donne si organizzò a Preston, agli albori della prima guerra mondiale in una fabbrica di munizioni. La squadra si chiamava Dick Kerr Ladies e la partita più vista ebbe un pubblico di 50 mila persone. Le sfide riguardavano anche i maschi e in breve tempo il calcio delle donne si diffuse in tutta Inghilterra.

Il calcio femminile inglese ottenne un successo inaspettato. In poco tempo nacquero 150 squadre e vari tornei con partite che arrivarono oltremare, fino a Parigi. Fu così che i maschi della Football Association, forse preoccupati dai risvolti sociali del fenomeno, nel 1921 pensarono di bandirne la pratica. Semplicemente dissero che era inadatto alle donne. Non se ne fece più niente per 50 anni, ma dopo lo spirito pionieristico delle giocatrici si rifece vivo.

Oggi l’Inghilterra è in prima linea nel diffondere il gioco del calcio femminile attraverso una federazione molto attiva. Il bello è che tra le donne che giocano a pallone non c’è traccia di doping, nessun intrallazzo, scandalo o scommesse. Campionati e partite sono seguite da un pubblico sempre più numeroso, mentre a livello mondiale ci sono 30 milioni di calciatrici, nel 52% canadesi e americane, con un giro d’affari che in America supera già quello dei maschi.

Calcio femminile in Italia

In Italia la storia del calcio femminile è un pò diversa. Il vento proveniente dall’Inghilterra certamente ha fatto scendere in campo alcune ragazze già prima della guerra. Tutto però è rimasto nell’ombra fino al 1968, quando a Viareggio è nata la prima Federazione Italiana, ancora come fenomeno di nicchia. Se nel 2000 le calciatrici italiane tesserate erano ancora poche, circa 10 mila contro le centinaia di migliaia inglesi o i milioni delle americane, dal 2013 è stato fatto qualcosa anche in Italia per la promozione del soccer rosa a livello istituzionale.

Ancora oggi il calcio femminile in Italia non è riconosciuto come sport professionistico, anche se le iscritte alla Federcalcio sono diventate 25 mila. La Figc sta investendo più che in passato, ma tutto è ancora organizzato da una lega dilettanti mentre alcune calciatrici sono sotto contratto con club professionistici. La stessa cosa succede per stipendi e considerazione di media e giornali, ma le partite di serie a in onda su Sky e Timvision stanno facendo molto per diffondere lo sport ad ogni livello della società.

Da quando poi i maggiori club maschili di serie a hanno l’obbligo di avere anche una sezione femminile e giocatrici femmine nelle giovanili under 12, il livello tecnico della Serie A femminile italiana si è alzato, anche se è ancora mediamente più basso rispetto agli altri paesi europei. Anche gli allenatori spesso sono maschi, ma i risultati sono comunque migliorati e la nazionale italiana è arrivata ai quarti di finale ai mondiali di Francia.

Calcio donne e società

Inutile negare come il gioco del calcio femminile in Italia sia stato inizialmente accolto con diffidenza perché non rispetta il vecchio ruolo della donna nella società. Ci sono stereotipi comportamentali che cominciano dalle famiglie e vanno oltre lo sport, fino alla scuola o al lavoro. Il calcio rosa è un grimaldello importante pronto a scardinare preconcetti e pregiudizi dando fiducia alle bambine per una società più aperta, libera e solidale.

Non a caso il calcio femminile si gioca maggiormente nei paesi europei del nord dove la donna è più emancipata dal punto di vista sociale, economico, politico. In Germania le calciatrici sono 250 mila seguite dai Paesi di Inghilterra, Olanda, Danimarca. Poi arrivano la Turchia e la Francia, mentre l’Italia è il fanalino di coda insieme a Spagna, Grecia e Portogallo, con poco più di 20 mila calciatrici tesserate.

Come abbiamo visto una mano alla diffusione del calcio femminile in Italia la sta dando sicuramente anche al televisione ed internet con la trasmissione in streaming delle partite in diretta su RaiSport. Oramai è sempre più frequente vedere bambine giocare a palla con i maschi nei cortili delle scuole elementari italiane. Le pari opportunità cominciano dalle parole, ma il ruolo della donna nella società si cambia attraverso i fatti. Non è escluso che oggi le vecchie battaglie culturali e sociali del femminismo si possano combattere e vincere facendo goal sui campi da calcio.

Arbitri donne

Capitolo a parte del calcio femminile, ma non meno importante per combattere i vecchi stereotipi, è quello relativo alle arbitre. Il ruolo dell’arbitro non è mai stato semplice, dovendo fare delle scelte che spesso creano polemiche o addirittura violenze dentro e fuori dal campo tra i tifosi, ma quando sono le donne a dirigere le partite di calcio tutto si complica ulteriormente. In Italia ci sono più di 1600 fischietti rosa, ma specie sui campetti di provincia sono migliaia gli episodi negativi che devono subire.

Secondo l’Osservatorio Violenza dell”Associazione italiana arbitri, le arbitre sono spesso soggette ad insulti di ogni tipo se non a vere e proprie aggressioni e minacce. Ovviamente si tratta di un problema socio culturale che va affrontato fin da bambini e non a caso i grandi club che hanno vivai femminili stanno facendo molto per cambiare mentalità e le cattive abitudini dei maschi anche in questo senso. L’obiettivo è recuperare uno spirito sportivo leale e sereno, che ha consentito all’arbitra francese Stephanie Frappart di arrivare a dirigere la finale di Supercoppa maschile Liverpool Chelsea.