Calcio femminile

Il calcio femminile è sempre più praticato in ogni parte del mondo e bello da vedere e giocare. Dagli Stati Uniti all’Europa ci sono squadre che si sfidano in coppe e trofei, calciatrici famose e stadi pieni. E in Italia cosa succede?

La finale di Coppa del mondo di calcio femminile del 2015 è stata vinta dagli Stati uniti sul Giappone con il risultato di 5 a 2. L’Inghilterra ha prevalso sulla Germania nella finale per il terzo posto. 24 le squadre coinvolte con stadi esauriti e incontri visti da 750 milioni di persone in 124 paesi. Si è visto qualcosa di tutto ciò in Italia? Probabilmente non sapevate nemmeno chi avesse vinto o giocato.

Il calcio femminile in Italia è uno sport da sempre poco considerato dai media e non solo. Eppure in molte altre parti del mondo non solo è molto praticato, ma ha un pubblico fedele che genera un notevole indotto economico. Non c’è traccia di doping, nessun intrallazzo, scandalo o scommesse e forse per questo campionati e partite sono seguite da un pubblico sempre più numeroso. A livello mondiale ci sono 30 milioni di calciatrici, nel 52% canadesi e americane. Il giro d’affari complessivo è di circa 55 milioni di euro e in America le entrate superano quelle dei maschi.

Il calcio femminile in Europa è ovunque già da un pezzo uscito dai campetti di periferia diventando un vero e proprio lavoro per sportive professioniste. E se allo stadio di Wembley per Usa – Giappone c’erano 80 mila spettatori, milioni di spettatori assistono agli incontri di Champions League.

Storia calcio femminile

Il calcio femminile europeo è nato in Inghilterra. Sembra che la prima partita venne giocata nel 1881, ma la prima vera sfida organizzata tra squadre di donne si organizzò a Preston, agli albori della prima guerra mondiale in una fabbrica di munizioni. La squadra si chiamava Dick Kerr Ladies e la loro partita più vista ebbe un pubblico di 50 mila persone. Le sfide riguardavano anche i maschi e in breve tempo il calcio delle donne si diffuse in tutta Inghilterra.

Il calcio femminile inglese ottenne un successo inaspettato. In poco tempo nacquero 150 squadre e vari tornei con partite che arrivarono oltremare, fino a Parigi. Fu così che i maschi della Football Association, forse preoccupati dai risvolti sociali del fenomeno, nel 1921 pensarono di bandirne la pratica. Semplicemente dissero che era inadatto alle donne. Non se ne fece più niente per 50 anni, ma dopo lo spirito pionieristico delle giocatrici si rifece vivo. Oggi l’Inghilterra è in prima linea nel diffondere il gioco del calcio femminile attraverso una federazione molto attiva.

Calcio femminile in Italia

In Italia la storia del calcio femminile è un pò diversa. Il vento proveniente dall’Inghilterra certamente fece scendere in campo alcune ragazze già prima della guerra, ma tutto rimase nell’ombra. Nel 1968 a Viareggio nacque la prima Federazione Italiana ma ancora rimase un fenomeno di nicchia. Nel 2000 le calciatrici italiane tesserate erano ancora poche, circa 10 mila contro le centinaia di migliaia inglesi o i milioni delle americane.

Ancora oggi il calcio femminile in Italia non è riconosciuto come sport professionistico. Tutto è organizzato da una lega dilettanti in cui comunque ultimamente la Figc sta investendo più che in passato. Ha stipulato accordi con le squadre maschili più blasonate e non, obbligandole a tesserare anche giocatrici femmine nelle giovanili under 12. Il livello tecnico della Serie A femminile è però ancora più basso rispetto agli altri paesi europei, così come stipendi e considerazione di media e giornali. Ma qualcosa si sta muovendo come dimostra la qualificazione delle azzurre di calcio ai campionati del mondo femminili di Francia 2019.

Calcio femminile specchio società

Inutile negare che il gioco del calcio femminile inizialmente è stato inizialmente accolto con diffidenza perché va contro il vecchio ruolo della donna nella società. Ci sono stereotipi comportamentali che cominciano dalle famiglie e vanno oltre lo sport, basti pensare alla scuola. Si gioca a calcio maggiormente nei paesi del nord dove la donna è più emancipata da ogni punto di vista sociale, economico, politico. Degli esempi? In Germania le calciatrici sono 250 mila seguite dai Paesi di Inghilterra, Olanda, Danimarca. Poi arrivano la Turchia e la Francia, mentre l’Italia è il fanalino di coda insieme a Spagna, Grecia e Portogallo, con poco più di 20 mila calciatrici tesserate.

Una mano alla diffusione del calcio femminile in Italia la sta dando sicuramente anche internet con la trasmissione in streaming delle partite in diretta su RaiSport. Oramai è sempre più frequente vedere le bambine giocare a palla con i maschi nei cortili delle scuole elementari. Le differenze in termini di pari opportunità esistono e cominciano dalle parole. Ma il ruolo della donna nella società cambia attraverso i fatti. E non è escluso che oggi le vecchie battaglie culturali e sociali del femminismo si possano combattere e vincere anche sui campi da calcio.