Brad Mehldau si conferma uno dei migliori pianisti jazz in circolazione, summa di stili di epoche diverse sia per fraseggio che per conoscenza classica e jazzistica che reinterpreta senza mai rinnegare la contemporaneità pop e la sperimentazione, come si ascolta nel nuovo album registrato insieme a Mark Guiliana.

Ci sono musicisti che al primo successo si fermano, smettono di studiare, di crescere ed evolversi, altri che sembrano non adagiarsi mai. L’album ‘Mehliana: Taming the Dragon’ uscito per Nonesuch Records conferma ancora una volta che Brad Mehldau appartiene alla seconda categoria, rappresentando una vera novità per i suoi fans ed estimatori che lo hanno conosciuto e apprezzato per gli album più acustici in trio con una formazione jazz classica con contrabbasso e batteria.

Nel nuovo disco infatti il pianista si confronta con un nuovo universo sonoro elettrico suonando Fender Rhodes e sintetizzatori, mentre il 33 enne Guiliana, non molto noto in Italia ma già con un curriculum di tutto rispetto come compositore e leader della band Beat Music, si occupa della texture ritmica suonando batteria, effetti e samples.

Difficile definire in una parola i 12 brani che compongono il disco – sei originali scritti dal duo e sei scritto da Mehldau – come si ascolta dal video sotto del brano ‘Just call me Nige’ registrato live a Los Angeles, in cui si ascoltano atmosfere rock progressive – c’è anche qualcosa dei primi Genesis – ma poi le armonie vanno ancora più in là, sposano la musica classica, il jazz l’improvvisazione e la musica elettronica per un progetto davvero originale e innovativo in un viaggio visionario tutto da scoprire, mash-up di grandi sensibilità contemporanee.

A dimostrare questa tensione che partendo da basi solide segue l’istinto spostando sempre più in là il limite – l’arte della musica dovrebbe sempre avere questo spirito badando ai contenuti e alle idee più che alla forma – anche il fatto che Brad Mehldau e Mark Guiliana stanno portando con successo il loro spettacolo in luoghi certamente insoliti per un jazzista e più adatti ad Dj set, con un grande Stenway a coda protagonista insolito tra lo stupore di un pubblico investito da una cascata di suoni ed invenzioni quasi senza fine.