Si chiama bowed piano la tecnica per suonare tutto il pianoforte utilizzando mani, fili di nylon, piccoli pezzi di legno ed altri oggetti. Le sue origini, i maggiori interpreti e le sonorità originali in un mix affascinante di sperimentazione, rumore, ritmo e musica

Il pianoforte è uno degli strumenti musicali più versatili e amati al mondo. Può produrre una vasta gamma di note, armonie, ritmi e timbri, adattandosi a diversi generi e stili. Ma c’è un modo di suonarlo che va oltre la tradizionale pressione dei tasti. Si chiama bowed piano ed è una tecnica innovativa e sperimentale che estende i confini della sua tavolozza sonora in una esecuzione simile all’arte performativa.

Nel bowed piano non si suonano solo gli 88 tasti, ma anche il suo interno e la cassa in legno, a cominciare dalle corde che possono venire pizzicate o suonate utilizzando archetti flessibili fatti con fili di nylon. Ma quali sono le origini, i maggiori esponenti, le sfide e le potenzialità di questo approccio in ogni genere musicale? In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande, scoprendo un mondo sonoro sorprendente e affascinante.

Indice

Reinventare il pianoforte

L’invenzione del pianoforte di Bartolomeo Cristofori nel ‘700 ha rivoluzionato la musica. Il piano non offre solo una completa panoramica di note ai compositori, ma ha tasti pesati con cui rendere la dinamica espressiva. Una bella differenza rispetto agli strumenti precedenti, sfruttata dai maggiori pianisti classici e pianisti jazz, mentre i compositori hanno la possibilità di suonare direttamente sui tasti tutte le parti arrangiate per orchestra.

Dopo oltre due secoli era possibile reinventare il pianoforte e la tecnica pianistica? Lo scopo dell’arte è anche abbattere i muri e nella storia della musica sono sempre esistiti musicisti visionari, pronti a sfidare la tradizione. La musica dodecafonica ad esempio, che ha stravolto il concetto di tonalità, o quella di Stockausen e dei suoi discepoli che hanno sperimentato suoni e rumori ben prima della musica elettronica.

Oggi nell’ambito della sperimentazione musicale si parla sempre più spesso del rapporto tra musica e intelligenza artificiale senza sapere quale strada prenderà la creatività su base tecnologica. Ma non è detto che per produrre qualcosa di originale serva un algoritmo. Dimenticati smartphone, loop ed effetti sonori, nel bowed piano, per giocare con i suoni, basta un pianoforte acustico, meglio se a coda.

Cos’è il bowed piano?

Il bowed piano è considerato uno degli esempi più significativi di “musica preparata“, ovvero quella musica che modifica lo strumento originario aggiungendo o rimuovendo elementi al suo interno o alla sua superficie. Questa tecnica applicata al pianoforte consiste nel far vibrare le corde con degli archetti, anziché colpire i tasti. Per ottenere un suono sostenuto e modulabile si può infilare un filo di nylon sotto le corde dello strumento.

In questo modo si ottengono dei suoni continui, simili a quelli degli strumenti ad arco come il violino o il violoncello, ma con una ricchezza armonica e una varietà timbrica molto maggiori. Oltre agli archetti, si possono usare anche altri oggetti per modificare il suono delle corde, come delle bacchette di legno, dei bastoncini di bambù, dei tubi di plastica, dei fili metallici, dei pettini, delle spazzole o dei guanti.

Gli oggetti possono essere usati per pizzicare, percuotere, sfregare o grattare le corde, creando dei suoni percussivi, metallici, sibilanti o rumoristici. Il risultato è una tavolozza sonora estremamente ampia e variegata. Il bowed piano può creare sonorità simili a quelle di altri strumenti a corda (come il violino o il violoncello), a fiato (come il flauto o il clarinetto), a percussione (come il tamburo o il gong), o addirittura elettroniche. Può anche produrre effetti sonori particolari, come glissandi, armonici, cluster, eco e riverberi.

Come si suona il bowed piano?

Per suonare il bowed piano, è necessario aprire il coperchio del pianoforte e accedere direttamente alle corde. Queste vengono strofinate con degli archetti di nylon, di crine o di metallo, che possono essere tenuti in mano o fissati al pianoforte con delle molle o dei ganci. Gli archetti possono essere usati singolarmente o in combinazione, per creare delle polifonie o delle sovrapposizioni timbriche.

Suonare il bowed piano richiede una grande abilità e una buona coordinazione tra le mani e gli oggetti. Inoltre, è necessario conoscere bene la disposizione delle corde e la loro accordatura, per poter scegliere le note giuste e creare delle armonie coerenti. Infine, è importante avere una buona sensibilità musicale e una grande creatività, per poter esplorare le infinite possibilità sonore che offre questa tecnica.

Il bowed piano è una sfida per i musicisti, che devono coordinarsi tra loro e con lo strumento, superando le difficoltà tecniche e interpretative. Ma è anche una sfida per gli ascoltatori, che devono abbandonare le loro aspettative e lasciarsi coinvolgere da una musica nuova e originale. E’ una potenzialità per la musica contemporanea, che può trovare in questa tecnica uno stimolo per la ricerca e la sperimentazione.

Origini e principali intepreti

Il termine bowed piano è stato coniato dal compositore statunitense C. Curtis-Smith nel 1972, quando scrisse la sua prima composizione per pianoforte ad arco, intitolata Rhapsodies. Successivamente la tecnica stata sviluppata dal compositore americano Stephen Scott, che nel 1984 ha pubblicato il disco New Music for Bowed Piano. Questa opera ha segnato il suo ingresso nel mondo della musica classica contemporanea.

Stephen Scott esplora l’interno del pianoforte alla ricerca di nuovi colori, proprio come fosse un pittore. Il suo ensemble è composto da una decina di elementi che operano in sincronia, seguendo una partitura dettagliata che indica dove e come collocare e muovere gli oggetti. C’è chi tira del filo da pesca sotto le code come suonasse un violoncello e chi per produrre suoni percussivi usa un martelletto di legno avvolto in un crine di cavallo.

Lo stile di Scott è influenzato dalla musica minimalista, dalla world music e dalla natura. Il suo obiettivo è creare delle atmosfere sonore suggestive e coinvolgenti, che trasformino il pianoforte in uno strumento orchestrale. Le sue performances creano effetti affascinanti, non solo da ascoltare, ma anche da vedere. C’è una coreografia di gesti e movimenti coordinati che in qualche modo ricorda gli eventi di arte contemporanea.

Dopo Scott molti altri compositori e pianisti hanno sperimentato con questa tecnica, creando opere originali e arrangiamenti di brani esistenti. Altri esempi di pianoforte preparato sono le composizioni per pianoforte preparato di John Cage, che inseriva tra le corde del pianoforte oggetti come viti, gomme, carta o legno, o le opere per chitarra preparata di Fred Frith, che usava oggetti come spazzole, mollette o elastici.

Sviluppi del bowed piano

Il bowed piano ha attratto l’interesse di altri compositori contemporanei, come George Crumb, William Duckworth, Daniel Lentz e James Tenney. Ma più che un genere musicale, è un modo di definire un’arte. Non a caso, oltre agli artisti che hanno dedicato la loro vita a questo tipo di ricerca espressiva, c’è chi utilizza spunti di questa tecnica nel jazz, nella musica classica, nell’elettronica e anche nel pop.

Tra plettri di chitarra e rotoli di nastro magnetico, tutto è concesso alla fantasia dei musicisti per ottenere nuove sonorità da utilizzare nelle composizioni. Il bowed piano è una sfida per i musicisti, che devono coordinarsi tra loro e con lo strumento, superando le difficoltà tecniche. Non ci sono limiti alla creatività e non a caso molti spunti sono utilizzati anche dai pianisti jazz e per produrre colonne sonore.

Per chi fosse interessato alle sonorità ma non disponesse di un pianoforte a coda, esistono anche suoni di bowed piano campionati da utilizzare nelle proprie produzioni. Ableton ad esempio dispone di alcuni samples dalle sonorità magiche e particolare registrati utilizzando un pianoforte Baldwin Grand da nove piedi.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.