libro bluenote

Blue Note Records non è solo un’etichetta discografica. Per molti rappresenta l’essenza della musica jazz, a cominciare dal nome preso in prestito dalle caratteristiche ‘blue notes’ del jazz e del blues, fino al colore dei dischi, la grafica, le foto degli artisti.

E che artisti: per la Blue Note dal 1939 hanno registrato praticamente tutti i più grandi artisti jazz. Per celebrare il 75esimo compleanno è uscito in america il libro ‘Blue Note: Uncompromising Expression’ di Richard Havers, mentre ‘Blue Note Records – La biografia’ uscito negli Usa nel 2001 per mano di Richard Cook, uno dei maggiori esperti mondiali di musica jazz, è stato pubblicato in italiano nel 2011 da Minimum Fax e contiene il racconto di tutte le fasi di vita dell’etichetta, dalla fondazione nel 1939, al fallimento sul finire degli anni Sessanta, fino alla rinascita negli anni Ottanta operata dal gruppo Emi. La stessa Emi dal 2006 ha ampliato le attività nella Blue Note Label Group che riunisce una vasta varietà di etichette di musica jazz, classica, new age, world music.

The finest in jazz since 1939 La Blue Note rimane comunque un punto di riferimento per gli amanti del jazz e non potrebbe essere altrimenti. La scritta sotto il logo significa che con questa etichetta hanno registrato dischi i migliori musicisti di tutti i tempi: da Thelonious Monk, Bud Powell, Miles Davis, Art Blakey, fino a John Scofield, Wynton Marsalis, Dianne Reeves, Norah Jones passando per Horace Silver, Jimmy Smith, Freddie Hubbard, Lee Morgan, Art Blakey, Donald Byrd e Grant Green e tanti altri.

La biografia della Blue Note comunque non è fatta solo di musica, ma anche di curiosità e storie di vita. A cominciare da quella dei suoi fondatori Alfred Lion, Max Margulis e Francis Wolff, conquistati dalla potenza della musica jazz e dal suo sapore rivoluzionario (Max Margulis, finanziatore del progetto, è uno scrittore comunista) e impegnati fin dall’inizio a scovare talenti e artisti spesso con vite ai confini della follia tra abusi di droga e alcool, personaggi difficilissimi da gestire anche in sala di registrazione.

Malgrado queste difficoltà, grazie allo spirito dei fondatori l’etichetta divenne ben presto un luogo privilegiato di ritrovo per musicisti ed era nota per trattare gli artisti straordinariamente bene durante le sessioni di registrazione, rifornendoli di cibo e bevande come fossero a casa e consentendo loro di essere coinvolti in tutti gli aspetti della produzione. Sarà anche per questo se alla fine molti degli album Blue Note sono considerati tra i più belli di tutta la storia della musica jazz.