evoluzione della musica pop

Parlare di evoluzione della musica pop oggi ha ancora senso? Ecco com’è cambiato il linguaggio musicale negli ultimi 50 anni e quali sono le conseguenze della rivoluzione digitale e dei consumi sul piano estetico, culturale e sociale per musicisti e ascoltatori

La musica è una delle più importanti espressioni della cultura di massa. Sia che si tratti di generi popolari, classici, jazz o sperimentali, il suo linguaggio ha sempre seguito l’evoluzione della società. Ogni periodo storico ha una colonna sonora che in qualche modo identifica il cammino dell’uomo all’interno della collettività.

L’evoluzione della musica è un percorso condiviso da musicisti e ascoltatori. Quando i compositori cambiano la musica, le persone cambiano i gusti. Come in tutte le forme d’arte, chi arriva dopo aggiunge qualcosa di ciò che c’è stato prima. E’ sempre successo nella musica classica, popolare, jazz o rock. Ma negli ultimi decenni il naturale progresso della musica pop sembra essersi in qualche modo inceppato. La tecnologia ha rivoluzionato il mercato, le capacità di ascolto e quindi le modalità compositive. Sono passati poco più di 50 anni dall’invenzione del vinile e probabilmente siamo solo all’inizio. C’è chi pensa che il futuro della musica sarà tutto nell’intelligenza artificiale.

Evoluzione tra analogico e digitale

Volendo trovare un punto di non ritorno nell’evoluzione della musica nell’era moderna, l’ora X è scattata dalla digitalizzazione su larga scala dell’intero settore. Il passaggio dall’analogico al digitale è stato dirompente. Dal vinile al cd, dagli mp3 allo streaming fino all’arrivo sul mercato di nuovi dispositivi, le abitudini di consumo e fruizione musicale delle persone sono state stravolte e gli artisti si sono adattati ai cambiamenti. Come? Per rispondere a questa domanda l’era digitale consente a studiosi e ricercatori di analizzare una mole impressionante di dati e non solo per finalità di marketing.

Recentemente è stato condotto uno studio pubblicato dalla rivista Nature sull’andamento dell’evoluzione della musica nel complesso di fattori oggettivi e soggettivi. In questo caso lo studio statistico ha riguardato le modalità di composizione delle canzoni più ascoltate nei paesi occidentali. Cercando correlazioni tra note, melodie, progressioni armoniche, strumentazione o volume medio dei brani, la ricerca voleva capire come si evolvono i modelli utilizzati da musicisti e compositori nel corso del tempo. Lo scopo era individuare le reali differenze tra musica nuova e musica vecchia, indipendentemente dai criteri estetici soggettivi e dai gusti musicali di ogni epoca.

Studio sull’evoluzione musicale

Il periodo considerato va dal 1955 e il 2010. Lo studio è stato effettuato con un apposito algoritmo che ha scansionato ben 464.411 registrazioni musicali. In pratica si tratta di 50 anni di musica leggera ascoltata da 3 generazioni di pubblico. Evidentemente ci sono tutti i vari sotto generi musicali pop che vanno dal rock, pop, hip hop, metal, fino all’elettronica.

I dati analizzati sono stati diversi milioni, ma per semplicità si è arrivati a considerare l’evoluzione nel tempo di tre caratteristiche fondamentali della musica. Il Volume, inteso come gamma dinamica delle registrazioni (non il volume che un ascoltatore può variare). L’Intonazione, come colore del suono e sua consistenza. Il Timbro associato ai tipi di strumenti e alle tecniche di registrazione utilizzate.

Evoluzione o involuzione del discorso musicale sono emerse molto chiaramente. Anche se negli ultimi 50 anni molti parametri delle canzoni sono rimaste immutati, partendo dal 1955 con il passare degli anni sono via via diminuite sia le variazioni di tono che le modulazioni armoniche. La tavolozza timbrica si è fatta più uniforme e omogenea. Infine c’è stato un costante aumento del volume medio dei brani, ovvero sono diminuite le differenze nella gamma dinamica.

Come cambiano le canzoni?

Riassumendo si può affermare che con il passare degli anni la musica popolare utilizza sempre meno accordi e progressioni armoniche più semplici. Le sonorità sono meno variabili e più allineate alle mode. Ma soprattutto registrazioni e mixaggi effettuati con tecniche moderne consentono di aumentare a dismisura i livelli di volume. Tutto fa insomma supporre che oggi il pop sia regredito verso forme basilari e superficiali dominate dall’energia del ritmo. Sempre più scarso l’utilizzo completo della tavolozza armonica, melodica e strumentale.

Se la musica è sempre più leggera e i testi sono sempre più stupidi è ancora lecito parlare di evoluzione o siamo nel pieno di una involuzione? Basta guardarsi intorno per capire come la musica pop oggi sia concentrata sull’intrattenimento (televisivo) fine a se stesso e poco verso i contenuti. Certo la musica commerciale è sempre esistita. Ma oggi il termine è ampiamente superato dai fatti. Non serve generalizzare, ma è ovvio che ancora una volta ciò che si ascolta è lo specchio dei tempi. E se oggi domina una logica consumistica sfrenata, la musica spesso e volentieri è solo un mezzo o un sottofondo per vendere qualcosa.

L’era social di musica e arte

La pirateria bulimica della musica online spacciata più o meno gratis è stata l’ovvia conseguenza di un veloce mercato usa e getta. Cancellando la percezione del valore della musica anche sotto il profilo economico, ha reso praticamente vano ogni sforzo degli artisti di investire nella qualità del lavoro. Oggi brutto e bello non contano più. E se le pagine Facebook sono vetrine in cui tutti cercano di vendere qualcosa, anche per gli artisti, più che discorsi etici, estetici o artistici, servono followers, fans e click. Il rischio è che questa diventi l’unica battaglia, non per ingordigia, ma per necessità.

Basti pensare che per pareggiare i conti di 1000 album scaricati su iTunes, servono circa 4 milioni di ascolti su Spotify. E’ un fenomeno che riguarda tutti i settori della creatività che costringe a trovare alternative. Così, mentre il guru dell’arte moderna Cattelan pubblicizza scarpe e i cantanti più ricchi vendono profumi, l’unica speranza è che sia il pubblico a pretendere di più. Non solo dagli artisti, ma dalle proprie orecchie. Perchè parlare di evoluzione della musica oggi come ieri ha senso solo se ci sono eroi disposti ad immolarsi al fascino minoritario della consapevolezza.