gioia del meno

Ci servono davvero tutte le cose di cui ci circondiamo? La gioia del meno è una filosofia di vita minimalista che suggerisce di eliminare le cose inutili per stare meglio. Ma al giorno d’oggi cambiare punto di vista è ancora possibile?

Se il denaro è una parte importante della nostra esistenza, da alcuni anni la grave crisi economica costringe le persone a riconsiderare valori e modi in cui i beni materiali agiscono sulla vita di tutti i giorni. Ma non è solo una questione di come arrivare alla fine del mese. Davvero non c’è alternativa al lavorare per cercare di guadagnare con l’obbligo di consumare sempre di più?

C’è chi pensa ci sia più gioia nel togliere che nell’aggiungere. Nel liberarsi delle cose per vivere liberi e più felici. Si tratta di una filosofia di vita minimalista nata come moderna reincarnazione del Buddhismo e di altre pratiche Zen. Un vero e proprio cultu del meno, nato tra New York e Londra, che riguarda persone di ogni fascia sociale ed età in modo trasversale. Tanto che questi concetti attraggono anche una schiera di personaggi famosi che citano il mimimalismo come pratica fondamentale della loro esistenza. Spiccano i nomi di multimiliardari come ad esempio il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e Michael Bloomberg, ex sindaco di New York.

Minimalismo come stile di vita

La gioia del meno ha anche libri e manuali di riferimento. The joy of less: a minimalist living guide di Francine Jay, ad esempio è una vera e propria guida che parte dallo spiegare la filosofia minimalista, fino a dare suggerimenti su come razionalizzare lo spazio a casa e la propria vita privandosi di cose inutile e imparando a riconoscerle e ad eliminarle. Un altro libro sull’argomento è The 100 thing challenge (sottotitolo, come ho eliminato quasi tutto, riprendendomi la vita e ritrovando la mia anima). Scritto dall’imprenditore americano Dave Bruno nel 2010 è una risposta alla cultura consumistica che spinge a desiderare cose inutili.

Un altro manuale per novelli minimalisti è The art of being minimalist (sottotitolo, come smettere di consumare e cominciare a vivere). Già dal titolo si cimprende di cosa si tratta. Per l’autore una vita basata su cose semplici non solo è più bella, ma è anche l’unica che si possa vivere in modo pieno e soddisfacente.

Modelli di consumo

Inutile dire che tutti questi buoni propositi si scontrano frontalmente con i modelli di esistenza proposti giorno e notte da società, media e comunicazione e veicolati inconsapevolmente dalle persone. Consumare per esistere sembrerebbe l’unica strada percorribile e non solo per chi è attratto da moda, auto, viaggi e vacanze. Dall’amore alla vita di coppia, il fenomeno coinvolge anche le modalità di fruizione di contenuti culturali come arte, musica, cinema, che in teoria poco avrebbero a che fare con un consumo usa e getta.

Se è vero che con le nuove tecnologie è sempre più facile disporre di cose da ascoltare, leggere o guardare, è altrettanto vero che la fruizione di canzoni, libri, riviste, informazione, avviene in modo sempre più veloce, compulsivo e non mediato. Sarà per paura di restare fermi mentre il mondo avanza o perchè tutto oramai si trova gratis online o in streaming, ma la capacità di approfondire sembra svanita. Un ruolo sembrano averlo anche i dispositivi utilizzati. Quelle Superfici, che hanno ispirato un libro di Giuliana Bruno sulle relazioni sempre più forti tra media, materialità ed estetica.

Guardare oltre il rumore

Resistere significa considerare la vita come spazio tra cose. Un concetto non a caso conosciuto bene da tutte le persone che si cimentano con l’arte o qualsiasi processo creativo. Togliere, piuttosto che mettere, è una caratteristica fondamentale di tanti grandi artisti della storia.

Così come dei musicisti quando affermano che la musica è lo spazio tra le note. Insomma in un mondo di rumori e di inutile baraonda di cose, suoni e parole, rimane l’eroica esaltazione del silenzio come massima forma d’arte. Ma la sfida di riscoprire il valore delle pause è per tutti. La gioia del meno è la vibrazione di chi ama fermarsi ad ascoltare e guardare in modo consapevole. Per stare bene.