In questi giorni si celebra Billie Holiday, nata 100 anni fa e diventata un mito della musica jazz e non solo. Ogni nota cantata dalla sua voce ha rappresentato qualcosa e qualcuno: una sfida alla miseria e alle difficoltà economiche e sociali, al razzismo, all’abuso di alcool e droghe.

I miti della musica si alimentano anche attraverso immagini e Billie Holiday c’è chi se la ricorderà per quelle fotografie in bianco e nero dolci fresche e profumate che ispirano serenità e che la ritraggono con gardenie bianche tra i capelli neri. L’intramontabile cantante jazz americana scomparsa nel 1959 all’età di 44 perchè colpita da cirrosi epatica in realtà ha avuto una vita tutt’altro che serena, dolce e profumata.

La voce ruvida e malinconica di Lady Day riflette in qualche modo la tragedia della sua vita: una infanzia difficile, l’esperienza nei bordelli di New York fatta all’età di 16 anni, il baratro dell’alcool e della droga. Cose che sicuramente hanno segnato la sua persona e il suo modo di cantare e di esprimere emozioni attraverso la musica. Certo non è sufficiente essere infelici e malati per diventare grandi cantanti o grandi artisti, eppure lei ci è riuscita trasformando la sofferenza in riscatto, la debolezza in arte autentica e distinguibile.

Altro che scuole di canto: la sua unica fonte di ispirazione era la radio che ascoltava nel bordello di Harlem dove lavorava e che trasmetteva brani di musicisti famosi come Bessie Smith e Louis Armstrongs. Ma il suo timbro originale, la sua voce inconfondibile utilizzata come strumento e il suo modo di ‘portare’ il ritmo e di ‘stare sul tempo’ divennero un vero e proprio marchio di fabbrica nella musica e non solo, dato che divenne una vera icona per un intero popolo in cerca di riscatto.

Discriminata come milioni di americani perchè nera, Billie Holiday nel 1939 cantò Strainge Fruit, brano inizialmente rifiutato almeno da un paio di etichette e dalla Columbia Records perchè ritenuto troppo rischioso, ma finalmente pubblicato dalla Commodore Records. Questa canzone, atto d’accusa nelle violenze subite dai neri negli stati del sud, la trasformarono in eroina della difesa dei diritti civili americani, cosa di cui è stata sicuramente sempre orgogliosa fino alla fine.

Billie Holiday non ha avuto una carriera lunghissima, ma dal 1935 – anno in cui fu conosciuta dal grande pubblico grazie all’incisione di alcuni dischi per l’etichetta Brunswick con il pianista Teddy Wilson – fino al 1959 ha cantato accompagnata da tutti i più grandi musicisti del mondo. A 100 anni dalla sua nascita la sua voce è ancora un modello per tutte le nuove cantanti e fonte di ispirazione per chi vuole avvicinarsi alla musica jazz.