Persone intente a battere le mani

Come battere le mani a tempo quando si ascolta una canzone e ai concerti di musica classica, jazz e pop cè un momento giusto per applaudire? Ogni genere ha delle regole che è bene conoscere per sapere come comportarsi

Battere le mani a tempo sembra banale ma a tutti sarà successo almeno una volta di non riuscire a seguire il ritmo. E che dire dell’applauso? Ai concerti può capitare di vedere di tutto. Gli errori comuni nel pubblico sono davvero tanti e riguardano sia aspetti musicali e ritmici, che regole formali che è bene sapere per evitare brutte figure.

Nell’applaudire ai concerti di musica classica ad esempio c’è sempre chi si muove al momento sbagliato facendo inorridire gli spettatori esperti. Ai concerti di musica jazz invece spesso il pubblico non applaude dopo un assolo. Ma c’è anche chi nella musica pop batte le mani per tenere il tempo ma all’incontrario, senza riuscire a sincronizzarsi con gli altri. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti. Ecco allora il primo trattato semiserio su ‘come battere le mani’ ascoltando musica dal vivo.

Battere le mani per applaudire

Cominciamo dall’applauso, manifestazione di approvazione vecchia quanto il mondo, comunicazione non verbale utilizzata in diverse forme in ogni cultura. Già gli antichi romani applaudivano i gladiatori vittoriosi nelle arene, mentre i francesi nel XIX secolo si inventarono la Claque. Erano un vero e proprio corpo organizzato professionale di applauditori che giravano per i teatri spesso decretando la fortuna o la caduta di opere teatrali o liriche.

Battere le mani per la Claque non era certo un problema, erano veri professionisti del settore. Invece applaudire per un pubblico non prezzolato è solo apparentemente semplice. Il problema non è tanto come battere le mani, ma piuttosto quando batterle. Ogni genere infatti ha delle convenzioni non scritte riconosciute da tutti, o almeno dal pubblico abituale che frequenta un dato genere musicale. Il punto è cosa fare quando si assiste per la prima volta ad un concerto di genere sconosciuto?

Quando applaudire: classica, jazz, pop

Nella musica classica la migliore tattica è l’attesa. Quando i musicisti sembrano avere terminato un pezzo e siete assaliti dal dubbio “applaudire o non applaudire”, non abbiate fretta. Aspettate che comincino gli altri spettatori ed eviterete brutte figure. Per non limitarsi a questa tattica attendista, magari un pò codarda ma efficace, la soluzione è semplice: dotarsi del programma dello spettacolo. Successivamente bisogna leggere i movimenti del concerto o della sinfonia a cui si assiste (Allegro Moderato, Andante ecc.) e applaudire sempre solo dopo l’ultimo tempo.

Nella musica jazz la situazione è l’esatto contrario. In linea di massima la tattica giusta consiste nel battere le mani spesso e volentieri. L’applauso serve per sottolineare il gradimento del pubblico per gli assolo dei musicisti, ma non solo. Chi applaude per primo di solito è il più esperto tra gli ascoltatori, se non addirittura un musicista. Capisce prima di tutti quando sta per finire il giro armonico e per concludersi l’assolo e batte le mani. Per cui se vi scappa un applauso solitario ad cazzum, magari ci fate pure una bella figura.

Nella musica pop inutile dire che si applaude alla fine di ogni brano. E solitamente non ci vuole un genio per capire quando un artista sul palco sta per finire una canzone. La musica leggera è fatta di armonie semplici e cadenze elementari che tutti capiscono. Può essere che la musica rallenti o che succeda qualcosa di particolare nelle gestualità del cantante. Sta di fatto che i fans più scalmanati magari iniziano ad applaudire qualche attimo prima.

Come battere le mani a tempo

Infine c’è l’aspetto ritmico del battere le mani, il più comico. Ai concerti le scene migliori si osservano quando il pubblico viene invitato a partecipare in prima persona a tenere il ritmo. Vi sarà capitato mille volte: mentre voi avete le mani unite sul battere, qualcuno le ha aperte sul levare e viceversa. A parte qualche caso clinico di spettatore con aritmicità congenita, la questione da capire è una sola. Bisogna tenere il tempo sul battere o in levare?

Quando si parla di come battere le mani, diciamo subito che l’italiano medio è portato a tenere il ritmo in “battere”, sul tempo forte e più semplice da sentire e che è perfetto per le canzoni rock o pop in 4/4. Tra l’altro è una abitudine che si perde nella notte dei tempi, retaggio di una formazione musicale a base di melodramma e marcette militari, dove la melodia prevale sul ritmo. Per gli americani succede l’esatto contrario. Come mai?

Nel battere le mani anche l’aspetto linguistico ha una sua importanza. La lingua italiana, al contrario di quella inglese, è fatta di parole con un numero medio di sillabe elevato e pochissime parole tronche. Ne consegue che intonazione, ritmo e accento sembrano seguire naturalmente il “battere”. In generi musicali come soul, blues, rhythm and blues, bossa, jazz invece non solo l’aspetto ritmico è fondamentale, ma il tempo trainante è proprio il “levare”. Proprio come diceva Jannacci: a vun, du a vun du tri quater…