Bambina prodigio suona pianoforte

La musica nel sangue è innata o è possibile coltivare il talento musicale dei bambini prodigio? Come funziona il cervello dei geni e il ruolo dei genitori nell’educare i figli per stimolare particolari abilità ad uno strumento e non solo

La storia è piena di bambini prodigio con capacità eccezionali fin dalla nascita. Oggi spuntano ovunque video di piccoli novelli Mozart, strumentisti e cantanti con un talento eccezionale per suonare ed improvvisare. Specialmente in ambito artistico si parla di ‘musica nel sangue’ per chi nasce con l’orecchio assoluto o è dotato di grande sensibilità musicale. Ma dove nasce questa particolare attitudine musicale: è innata, si può scoprire e coltivare e che ruolo ha l’educazione dei genitori?

In questo articolo cercheremo di scoprire se esiste un segreto dei bambini prodigio e se la musica nel sangue cominci a livello cerebrale. I neurologi da molti anni studiano i benefici del suonare per curare malattie e problemi degenerativi nel cervello degli anziani, piuttosto che per sottolineare l’importanza delle note per favorire lo sviluppo delle facoltà mentali di bambini e ragazzi in età scolare. Tecniche sempre più sofisticate basate sul neuroimaging funzionale cercano di stabilire il nesso tra musica, suoni ed evoluzione dell’uomo.

Bambini prodigio e genio innato

Gli studiosi si sono innanzitutto chiesti se i bambini prodigio abbiano la cosiddetta musica nel sangue innata, indipendente dal contesto sociale e dal percorso di studi che affrontano nel corso della vita. Chi suona è diverso e il talento dipende dal volume di materia grigia presente nel cervello? Diciamo subito che molti riscontri scientifici dicono che i musicisti professionisti, rispetto agli altri individui, hanno un volume doppio di materia grigia e un’attività cerebrale cinque volte superiore in risposta a complesse armonie.

Il dipartimento di Neurologia dell’Università di Heidelberg in Germania condotto Peter Schneider, ha realizzato uno studio per stabilire le differenze. Prendendo in considerazione 411 individui, in parte musicisti professionisti, ha analizzato le caratteristiche strutturali e funzionali del volume del cervello posizionato al centro della corteccia uditiva. Nei musicisti ha trovato una asimmetria strutturale nei due emisferi, non solo intesa come capacità di percepire le proprietà del suono, ma anche di stabilire preferenze per sonorità e strumenti di diverso tipo.

L’attitudine verso la musica di bambini e adulti, presupposto indispensabile per diventare dei veri musicisti, si può quantificare in anticipo? Secondo lo studioso si potrebbero individuare le preferenze individuali per certi tipi di suoni e strumenti. Un’asimmetria in favore dell’emisfero sinistro indicherebbe una attitudine più forte verso strumenti che producono suoni brevi, taglienti, acuti e impulsivi come percussioni, chitarra e tromba. Una asimmetria in favore dell’emisfero destro indica invece una preferenza più forte verso strumenti che producono suoni durevoli come l’organo, gli archi, i fiati, gli ottoni eccetto la tromba.

Cervello plasmato dalla musica

Attraverso l’analisi delle onde celebrali gli scienziati possono addirittura capire se una persona è un musicista e addirittura il tipo di strumento suonato, dato che il cervello basa la propria attività sulle conoscenze pregresse. Ciò non vale solo in ambito musicale. Prevedere ciò che le persone stanno vedendo o ascoltando in base ai segnali elettrici provenienti da elettrodi che rilevano gli impulsi provenienti dal cervello, è un fenomeno noto nelle neuroscienze come mind reading (lettura del pensiero).

Un esperimento pubblicato sulla rivista americana Music Perception, condotto da un team di ricercatori del dipartimento di psicologia dell’Università di Milano Bicocca, ha confrontato 10 musicisti (sei violinisti e quattro clarinettisti) e 10 studenti universitari di età tra i 21 e i 32 anni. I ragazzi sono stati sottoposti a stimoli sonori e visivi in una cabina opportunamente isolata da stimoli sonori esterni, mentre alcuni sensori collegati alla superficie del capo rilevavano l’attività elettrica del cervello.

E’ stato scoperto che chi ha familiarità con il suono di determinati strumenti e li suona, impegna la corteccia prefrontale del cervello molto meno rispetto ai musicisti che suonano un altro strumento e ancora meno rispetto ai non musicisti. Ad esempio, prendendo in considerazione il suono di un violino, chi lo ascolta e non suona nessuno strumento impegna il cervello in modo molto maggiore rispetto a un musicista. Ma anche un clarinettista attiva più neuroni rispetto a un violinista per la decodifica di quel particolare stimolo sonoro.

Scoprire bambini prodigio

Oltre a far luce sui fattori cerebrali relativi alla predisposizione alla musica e a scoprire quali aree del cervello si sviluppano grazie all’esercizio musicale, gli studi visti in precedenza consentono di affinare tecniche e strategie musicoterapiche efficaci, che tengano conto delle preferenze individuali verso certi tipi di suoni. Avere la musica nel sangue ovviamente non basta a diventare bravi musicisti. I veri bambino prodigio devono disporre di altre caratteristiche e sensibilità, oltre a venire opportunamente stimolati dai genitori.

Educare i figli alla musica, o a qualsiasi altra materia e disciplina, certo non è semplice e qui entriamo in un campo minato. Alcuni mamme e papà quasi obbligano i figli a studiare uno strumento fin da piccoli e non solo. Altri preferiscono non assillarli con stimoli precisi, tendono a lasciarli liberi di giocare, oppure danno loro una gran quantità di opportunità, sperando si appassionino a qualcosa e che trovino una loro strada. Quale metodo educativo funziona meglio in ambito musicale? Esistono molti casi di compositori e musicisti famosi che propendono verso la prima ipotesi. Ma il talento è innato o è solo frutto di studio e dedizione?

Il segreto dei bambini prodigio

Per scoprire il segreto del talento prendiamo il caso di Mozart, considerato un classico esempio di bambino prodigio. A quattro anni Amadeus già suonava il clavicembalo e il violino, a cinque componeva i primi pezzi. E’ un bambino prodigio naturale o le sue capacità nascondono qualche segreto? Leggendo la sua biografia scopriremmo che suo padre era un compositore e un noto insegnante di violino, e che proprio nell’anno della nascita del figlio pubblicò un metodo molto utilizzato all’epoca. Maestro e genitore severo, Leopold volle fortemente che il figlio suonasse, sottoponendolo ad una educazione costante fin dai tre anni d’età.

Si stima che all’età di sei anni Mozart avesse già ricevuto circa 3500 ore di insegnamento dal padre. Alla luce di queste informazioni le sue abilità vi sembrano ancora eccezionali? Certo, se paragonato con bambini della sua età era un genio, ma il confronto andrebbe fatto con bambini sottoposti alla stessa educazione. In questo caso scopriremmo che più che parlare di musica nel sangue e talento, servirebbe parlare di educazione speciale. Non a caso la vera genialità di Mozart si espresse appieno solo dopo i vent’anni, quando compose alcune delle sue opere passate alla storia.

Wolfang Amadeus Mozart si esercitò molte migliaia di ore dalla nascita all’adolescenza prima di comporre musica davvero geniale. La vita travagliata e la fine precoce di Mozart, comune d’altronde a molti artisti anche moderni, suggeriscono un pò di cautela sull’argomento. Avere la musica nel sangue è un conto, pretendere di trasformare un figlio in un bambino prodigio è un altro. Volete semplicemente farlo appassionare perchè trova divertente suonare uno strumento? Il ruolo dei genitori è comunque molto importante: indipendente dalle doti innate, studiare musica entro i sette anni di età facilita l’apprendimento musicale.

Coltivare la musica nel sangue

I risultati di uno studio del Max Planck Institute for Human Cognitive e Brain Sciences di Lipsia, in Germania confermano come appassionare i figli alla musica sia un compito preciso dei genitori che inizia già dai primissimi anni di vita. Per scoprirlo i ricercatori hanno scansionato il cervello di 36 musicisti professionisti con stessa formazione e pratica strumentale, ma divisi sulla base dell’inizio degli studi prima e dopo l’età di 7 anni. L’imaging a risonanza magnetica ha rivelato che nei musicisti precoci è molto meglio collegata la sostanza bianca del corpo calloso che si estende trasversalmente tra i due emisferi cerebrali.

Studiare musica nei primi anni di età, in un periodo chiave dello sviluppo del cervello, ha quindi effetti che si protraggono per tutta la vita. Fino all’età di 7 o 8 anni il corpo calloso è più che mai ricettivo per le alterazioni di connettività necessaria a soddisfare le esigenze di apprendimento di uno strumento. La diversa struttura neurale si traduce in un livello maggiore di velocità e sincronismo delle azioni umane che coinvolgono entrambe le mani. Ciò ovviamente non significa che chi studia musica prima dei 7 anni diventerà necessariamente un genio della musica, nè tantomeno che tutti gli altri siano esclusi dai giochi.

Storie di bambini prodigio

Abbiamo visto come cominciare precocemente con la pratica strumentale possa aiutare ad esprimere il genio, specialmente laddove la struttura cerebrale favorisca in qualche modo la presenza della cosiddetta musica nel sangue. Come abbiamo visto esistono molti esempi famosi. Finita l’era dei grandi compositori alla Mozart, oggi è tutto un fiorire di piccoli direttori d’orchestra, musicisti, pianisti, violinisti che già ben prima dei 20 anni sono acclamati nelle sale da concerto dei loro paesi d’origine, per poi magari raggiungere la fama internazionale.

Tra i giovani pianisti bambini prodigio basti pensare a Rafael Blechacz, Yuja wang o Lisa de la Salle o al successo di Lang Lang e di Jan Lisiecki, oggi considerato un pianista sensibile, fantasioso, intelligente e raffinato. Fin da giovane Jan ha dimostrato un talento fuori dal comune, anche se la sua storia smentisce l’origine familiare delle doti musicali, dato che nessuno in casa amava in modo particolare la musica.

Jan ha iniziato a suonare all’età di 5 anni, quando i genitori, immigrati polacchi, si fecero prestare un pianoforte dalla vicina per distoglierlo dalla sua prima passione: la matematica. Dopo avere vinto un premio pianistico canadese a 7 anni, all’età di 9 anni Jan ha debuttato in orchestra spiccando il volo come solista nelle più prestigiose orchestre del mondo, fino ad esibirsi alla Carnegie Hall davanti alla regina d’Inghilterra e a condividere il palco con i maggiori musicisti e maestri internazionali.

Il ruolo dei genitori nel talento

A 15 anni Jan Lisiecki si è meritato un contratto in esclusiva con la più prestigiosa delle etichette di musica classica, la Deutsche Grammophon, registrando i Concerti per pianoforte di Mozart n. 20 e 21 e diventando uno dei più richiesti musicisti della scena internazionale. I suoi genitori non suonavano, ma certamente sono stati molto presenti e attenti nell’assecondare lo studio e le inclinazioni del figlio. Il segreto dei bambini prodigio, nella musica come in ogni altro campo di studio, quindi forse è questo: non esagerare con gli stimoli e specialmente con la competitività.

L’ambizione sfrenata di madri e padri potrebbe provocare più danni che benefici, specialmente a livello psicologico. Questa raccomandazione in una società iper competitiva come la nostra spesso è trascurata ovunque, nello sport come nella musica o a scuola. Se in Cina le cosiddette mamme tigre sono pronte a sottoporre i propri figli a qualsiasi vessazione pur di far raggiungere traguardi elevati nella società, in America tra i ricchi vanno di moda super scuole con tutor privati che seguono i potenziali bambini prodigio fin dall’asilo. Matematica, musica, lingua straniera e arti marziali sono alcune delle materie che fin da piccoli vengono fatte studiare quotidianamente, praticamente tra una poppata e l’altra, a cominciare dai 2 anni di età.

Oggi molti settori professionali richiedono l’eccellenza, se non per sfrenata ambizione, anche solo per sopravvivenza o per trovare un lavoro, figurarsi nella musica. Specialmente in campo creativo però i genitori non dovrebbero mai dimenticare che anche le eventuali potenzialità dei bambini prodigio necessitano di fantasia e libertà per essere sviluppate. Insomma la musica può e deve essere anche gioco, spensieratezza e magari noia. Non dovrebbe mai diventare una gara basata sulla tecnica e nemmeno una corsa al successo, ma un modo incredibile per produrre bellezza ed esprimere emozioni infinite.