bambini prodigio musica

Tra i più recenti casi di bambini prodigio della musica classica c’è Jan Lisiecki. Giovane talento del pianoforte classico contemporaneo, non unico della storia, basti pensare a Mozart. I genitori possono facilitare le capacità dei figli?

Cominciamo con il dire che Jan Lisiecki ha sempre odiato essere classificato come uno dei bambini prodigio della musica. Il talento non è nulla senza passione, impegno, volontà e tanto lavoro. Lui lo sa bene dato che al posto di schiacciare i tasti della Play Station fin da bambino si è svegliato tutti i giorni alle 6 del mattino per arrivare a toccare con incredibile grazia e sensibilità i tasti del pianoforte.

‘Niente mi da più gioia che suonare il pianoforte a casa, al sorgere del sole’, raccontò un Jan Lisiecki ancora quindicenne in una intervista in occasione di un suo acclamato concerto in Italia. In quell’occasione confessò anche di non avere tanti amici della sua età, nè di avere tempo e voglia di passare il proprio tempo su Facebook o a far compere nei centri commerciali. Piuttosto ‘meglio leggere un libro di Hemingway o Jane Austin’. Insomma chi non desidererebbe avere un figlio così? Spesso il cruccio dei genitori è di non avere anch’essi una passione da comunicare ai figli.

Storie di bambini prodigio e musica

In questo caso però nessuno in casa amava in modo particolare la musica. Jan Lisiecki ha iniziato a suonare all’età di 5 anni, quando la sua famiglia di immigrati polacchi si fece prestare un pianoforte dalla vicina per distoglierlo dalla sua prima passione: la matematica.

Successivamente, dopo avere vinto un premio pianistico canadese a 7 anni, all’età di 9 anni ha debuttato in orchestra e da allora ha spiccato il volo, suonando con molte delle più prestigiose orchestre in Canada e nel mondo, esibendosi anche alla Carnegie Hall davanti alla regina d’Inghilterra e condividendo il palco con musicisti di fama internazionale come il violoncellista Yo-Yo Ma, il direttore d’orchestra Pinchas Zukerman, il violinista James Ehnes o la pianista Emanuel Ax.

Per questo Jan Lisiecki già a 15 anni si è meritato un contratto in esclusiva con la più prestigiosa delle etichette di musica classica, la Deutsche Grammophon, registrando i Concerti per pianoforte di Mozart n. 20 e 21 e diventando uno dei più richiesti musicisti della scena internazionale. Di certo i suoi genitori non hanno avuto l’esperienza comune a tante famiglie di avere per casa un adolescente che si trascina da un divano all’altro con lo smartphone in mano. Ora ha 21 anni e i critici lo considerano come un pianista sensibile, fantasioso, intelligente e raffinato.

Quello di Jan Lisiecki non è un caso isolato e certo quando si parla di bambini prodigio il pensiero va subito a Mozart che a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a quattro suonava brevi pezzi e a cinque componeva. Oggi è finita l’era dei piccoli compositori, ma è tutto un fiorire di piccoli direttori d’orchestra, musicisti, pianisti, violinisti che ben prima dei 20 anni sono già acclamati nelle sale da concerto dei loro paesi d’origine, per poi magari raggiungere la fama internazionale. Tra i giovani pianisti ex bambini prodigio basti pensare a Rafael Blechacz, Yuja wang o Lisa de la Salle o al successo di Lang Lang.

Come si allevano bambini prodigio?

Certamente conta essere genitori molto presenti, decisamente attenti al futuro dei propri figli. Il segreto comunque è non esagerare con gli stimoli e specialmente con la competitività: l’ambizione sfrenata di madri e padri potrebbe provocare più danni che benefici e non solo a livello psicologico. Ma è ovvio che questa raccomandazione sia spesso trascurata ovunque.

Se Cina ci sono mamme tigri pronte a qualsiasi vessazione per far raggiungere ai propri bimbi traguardi elevati nella società, in America tra i ricchi vanno di moda le super scuole con tutor privati che seguono i potenziali bambini prodigio fin dall’asilo. Matematica, musica, lingua straniera e arti marziali sono alcune delle materie affrontate quotidianamente, quasi tra una poppata e l’altra, dai 2 anni di età.

E’ vero la società è sempre più competitiva e serve essere migliorarsi in continuazione, se non per sfrenata ambizione, anche solo per sopravvivere. Se è vero in qualsiasi ambito lavorativo, figurarsi nella musica. Ma almeno qui i genitori non dovrebbero dimenticare che per sviluppare le eventuali potenzialità di bambini prodigio, servono fantasia, creatività e quindi gioco, spensieratezza… e magari anche un pò di noia. Senza considerare che la musica non dovrebbe essere una gara basata sulla tecnica e nemmeno una corsa al successo, ma un modo bello per esprimere emozioni infinite.