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Una volta si chiamavano balie e tate, poi diventate domestiche e colf, donne delle pulizie e infine badanti. Un esercito di donne provenienti dall’estero per un lavoro che una volta facevano le donne italiane.

Intorno alla metà dell’ottocento c’erano circa mezzo milione di italiane che svolgevano i lavori di casa o accudivano bimbi e anziani. Il 3-4% della popolazione poi via via calato, con ragazze sempre più attratte da altri lavori meno impegnativi che lasciavano spazio alla vita privata. Almeno nelle fabbriche e nei campi non era necessario essere a disposizione 24 ore su 24. Ora in italia ci sono circa un milione e mezzo di colf, badanti e lavoratrici domestiche, ovviamente nella maggioranza dei casi provenienti dai paesi più poveri. Nel 70% sono assunte in nero, con tutto quello che comporta. Solo il 10% sono italiane; nel 60% dei casi si tratta di donne con un’età media di 42 anni, proveniente dall’est Europa (specie Romania), mentre il 30% viene dal Sud America.

In futuro ne serviranno ancora di più, basti pensare che ad oggi ci sono già circa 1milione e 600mila anziani con lievi o gravi limitazioni e che necessitano quindi di essere assistiti. Una assistenza che i figli non riescono più a dare, anche perchè le case sono sempre più e troppo piccole per contenere nonni, figli e nipoti e gli impegni di lavoro non consentono ai figli di esser sempre presenti ad accudire i propri genitori. Lo stipendio medio delle badanti in Italia è di circa 800-900 euro in nero o 1200-1300 euro con contratto. Purtroppo in Italia non ci sono abbastanza aiuti e agevolazioi fiscali e il costo di questo servizio, che può diventare fondamentale per una serena e normale vita familiare, spesso diventa insostenibile per molte famiglie.