Ascoltare musica non è solo un piacere, ma anche un investimento per la propria salute mentale e fisica. Concediamoci il lusso di immergerci nelle note da soli e in compagnia per sfruttare i molteplici benefici di questo dono universale

Grazie ai nuovi sistemi di fruizione musicale e allo streaming, ascoltare musica è una attività che tutti, più o meno consapevolmente, facciamo in ogni momento della giornata. Negli ultimi cinquant’anni anni non siamo solo passati dall’analogico al digitale, l’evoluzione tecnologica ha cambiato totalmente le modalità di fruizione e il consumo musicale oggi ci insegue ovunque.

Ma l’atto di ascoltare musica va ben oltre la tecnologia, il mercato e il semplice piacere uditivo: è una forma di medicina per l’anima e il corpo. In questo articolo, esploreremo gli straordinari benefici di una passione che va ben oltre il puro intrattenimento. Scopriremo come le note melodiche e le armonie possono influenzare positivamente il nostro stato d’animo, la salute mentale e persino quella fisica.

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Ascoltare musica fa bene

Ascoltare musica è un piacere ma può davvero fare bene alla salute del corpo e della mente. Ecco perchè la musicoterapia utilizza armonie, melodie e ritmi in modo specifico per sconfiggere patologie, disagi, malattie o ridurre il dolore. Una canzone può essere fonte di appagamento e relax, oppure stimolo energizzante ed eccitante in grado di lenire il dolore o migliorare le prestazioni nello sport.

Una musica triste o felice può cambiare la giornata, influenzare lo stato d’animo e l’umore. L’analista junghiano Augusto Romano nel libro Musica e psiche (Cortina Editore) sostiene come attraverso i suoni si possano esplorare i territori dell’immaginazione e dell’ignoto. Senza andare a fondo in questioni mediche o psichiche, ascoltare musica può favorire la concentrazione e migliorare la memoria quando studiamo o lavoriamo.

L’effetto benefico della musica dal punto di vista fisiologico è sempre maggiore rispetto al silenzio. Non ci sono generi musicali migliori di altri, ognuno deve ascoltare la musica che ama. E’ comunque appurato che i ritmi lenti e le pause dei brani inducano un maggior senso di calma interiore con conseguenze evidenti sulla salute. Le opere dei grandi compositori di musica classica si adattano perfettamente a questo stile.

Il benessere nell’uomo è sempre basato sull’equilibrio tra corpo e mente è anche tra silenzio e rumore. Lo scollamento tra questi due elementi può causare molti problemi. Ascoltare musica di qualità è sicuramente un metodo efficace per recuperare un pò di armonia perduta nella vita quotidiana, così come fa stare bene avere uno spiccato senso estetico e coltivare la passione per l’arte.

Quale genere è più rilassante?

Molti studiosi hanno cercato di capire come ascoltare musica possa essere utile nello sconfiggere stress, ansia e depressione. L’Università di Pavia ha effettuato dei test in collaborazione con l’Università di Oxford. A 24 giovani volontari sono stati monitorati diversi aspetti fisiologici come respirazione e circolazione, prima, durante e dopo l’ascolto di alcuni brani musicali.

Il test prevedeva che ad ogni partecipante venissero fatti ascoltare in ordine casuale differenti generi musicale come il raga (musica classica indiana), classica (Beethoven, Vivaldi) passando dal pop (Red Hot Chili Peppers), techno music e perfino musica dodecafonica. I risultati indicano che indipendentemente dal genere ascoltato, la musica antistress ha ritmi lenti e pause. L’effetto rilassante è maggiore in chi suona uno strumento da almeno sette anni.

Il Mindlab International ha cercato anche di trovare quale fosse la migliore canzone antistress. Il test consisteva nella soluzione di un rompicapo da parte di alcune persone sottoposte a diversi sottofondi musicali, a cui venivano monitorate pressione sanguigna, respirazione, attività cerebrale e frequenza cardiaca. La migliore canzone antistress alla fine è risultata essere Weightless, del trio inglese Marconi Union.

Secondo i ricercatori questa canzone strumentale sarebbe in grado di ridurre l’ansia e la sensazione di paura addirittura del 65%. L’unica controindicazione è che il brano in questione induce sonnolenza, quindi è meglio non ascoltatarlo durante un viaggio in auto, dove viceversa per guidare in sicurezza esistono delle playlist consigliate.

Musica che fa bene al cuore

Ascoltare musica produce anche benefici a livello fisiologico ed in particolare sul cuore. Un recente studio realizzato dall’Università di Nis in Serbia, ha scoperto come l’ascolto passivo della musica preferita migliori la superficie interna di vasi sanguigni e linfatici. Pop, rock, rap, jazz o classica, non importa il genere musicale e nemmeno che lo si faccia da soli o in compagnia. Mezz’ora al giorno della musica preferita può ridurre il rischio di contrarre malattie cardiache.

Non esiste un genere migliore da ascoltare, purchè il sottofondo possa aumentare emozioni positive e relax. La cosa migliore è qualcosa che faccia ballare, camminare di buon passo, correre o fare qualsiasi attività aerobica. Bastano 30 minuti di esercizio fisico e ascolto di musica preferita al giorno per migliorare del 39% la funzione cardiaca. Miglioramenti si ottengono anche con il solo esercizio fisico (29%) e con la musica (19%).

I benefici dell’ascoltare musica classica sul sistema cardiovascolare sono emersi in un altro studio presentato al meeting di New Orleans dell’American Society of Hypertension. L’esperimento, condotto su 48 pazienti di età compresa fra i 45 e i 70 anni, si basava sull’ascolto di mezz’ora di musica classica, celtica o indiana al giorno, contemporaneamente allo svolgimento di un leggero esercizio fisico. In un solo mese di terapia musicale i miglioramenti della pressione arteriosa sono stati evidenti.

Un’altra ricerca condotta dall’Università della Ruhr a Bochum in Germania e pubblicata sulla rivista Deutsches Ärzteblatt, ha appurato che ascoltare le opere di Mozart e Strauss per 25 minuti al giorno non solo fa abbassare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, ma riduce anche la concentrazione di colesterolo e dei trigliceridi nel sangue. In particolare la Sinfonia n 40 in sol minore di Mozart sembrerebbe produrre gli effetti migliori per chi soffre di ipertensione.

Ascoltare musica da soli

Si può ascoltare musica da soli o insieme agli altri: l’esperienza è completamente diversa, sia dal punto di vista qualitativo che emotivo. In solitudine ci si può concentrare maggiormente su ciò che si ascolta. L’ascolto con altre persone è un fatto di identità personale, significa condividere una esperienza come esseri sociali con chi comprende i nostri gusti musicali.

Il rapporto tra canzoni e personalità ci identifica anche online, ma più come consumatori. L’effetto non può che essere dirompente per bambini e adolescenti in cui il rapporto tra musica ed emozioni arriva ancora prima di quello tra musica e personalità. La moda di ascoltare musica con le cuffiette è cominciata con i lettori di musicassette Walkman della Sony qualche decennio fa, passata attraverso gli iPod ora è approdata sugli smartphone.

Scomparso il filo, sono rimaste minuscole cuffie e auricolari bluetooth che si infilano nelle orecchie. Spotify e tutti i servizi di streaming si dannano per spiegarci come condividere e consigliare con un click canzoni e playlist agli amici, ma ascoltare musica in streaming nell’80% dei casi significa infilarsi un paio di cuffiette ed isolarsi dal mondo. E per farlo in modo ancora più efficace, alcuni auricolari sono dodati di un sistema di cancellazione dei rumori automatico.

Ascoltare musica con i figli

Malgrado la crescente diffusione dello streaming come nuovo standard musicale, ci sono persone che amano ascoltare musica in modalità più lenta, accurata e magari condivisa. La nostalgia centra poco con la recente riscoperta del vinile. La forza della musica è anche creare empatia tra chi la ascolta. In famiglia potrebbe avere un ruolo importante nello stabilire canali di comunicazione tra genitori e figli.

Per spiegarlo il dipartimento di comunicazione dell’Università dell’Arizona ha fatta una ricerca su giovani di 21 anni pubblicata sul Journal of family communication. Ai ragazzi è stato chiesto come percepivano la relazione attuale con i genitori, insieme ad una serie di altre domande che comprendevano come è stata ascoltata musica nelle loro case, in particolare tra gli 8 e i 14 anni d’età.

I ricercatori hanno così scoperto che ragazzi e ragazze che condividono esperienze musicali con i genitori durante l’infanzia e nell’adolescenza, hanno migliori relazioni con mamme e papà in età adulta. Cantare ninne nanna ai bambini piccoli ha importanti effetti su loro sviluppo cognitivo, ma non basta. Condividere l’ascolto quando diventano grandi è un modo per continuare a costruire buoni rapporti con i figli.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un imprenditore online, musicista, produttore e blogger. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. È il fondatore di Bintmusic.it, si occupa di comunicazione e scrive articoli di musica e dintorni, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.