Ragazza con smartphone ascolta musica in streaming

Ascoltare in streaming musica saltando tra le canzoni ha varie conseguenze sul piano estetico, compositivo ed economico. Non aspettare che una canzone arrivi fino alla fine significa non riuscire ad apprezzare il bello?

Ascoltare in streaming musica significa avere a disposizione milioni di brani gratis o a poco prezzo. Basta un click ed è difficile resistere alla tentazione di saltare tra un brano e un’altro. D’altronde questa è l’era di internet e del multitasking: si fanno mille cose contemporaneamente e raramente si approfondisce un discorso. Nei contenuti testuali si leggono i titoli e si clicca sui link, e nella musica?

Nell’ascoltare in streaming musica saltando tra le canzoni il rischio è che venga meno la capacità di concentrarsi su note, parole e su tutto ciò che da gioia ed emozione. Ma ci sono ovvie ripercussioni anche sul modo in cui la musica viene prodotta. In effetti sono molti gli utenti di Spotify e dei maggiori servizi di streaming che ascoltano i brani con lo smartphone solo per pochi secondi. Secondo i dati rilevati da Echo Nest, una società di rilevazione dati acquisita da Spotify, quasi la metà (48,6%) degli utenti del servizio di streaming abbandona una canzone prima della sua fine.

Nell’ascoltare in streaming musica addirittura il 25% degli utenti lascia il brano dopo appena 5 secondi per saltare ad un altro brano.

Come ascoltare in streaming musica?

Abbandonano le canzoni più spesso gli utenti giovani. C’è una spiegazione, dato che saltare ad altri brani è più frequente in chi usa smartphone al posto di pc desktop o tablet. Chi si ritaglia uno spazio per la musica nel tempo libero e si dedica all’ascolto con attenzione, in realtà salta molto più spesso rispetto a chi utilizza Spotify per avere un sottofondo per lavorare, studiare o rilassarsi. Le rilevazioni dicono anche che, passati circa venti secondi, se gli ascoltatori non trovano qualcosa che li soddisfi pienamente, passano ad un’altra canzone.

Compositori, artisti, musicisti e produttori sono direttamente coinvolti nel fenomeno. Ancora più che per l’ascolto radiofonico, devono produrre canzoni orecchiabili e accattivanti, che riescano a mantenere alto il livello di attenzione. Viceversa è sicuro perdere per strada il pubblico praticamente subito. Non solo i brani devono essere attraenti, ma la loro struttura dev’essere la più semplice possibile.

Streaming e canzoni orecchiabili

Non sarà un caso se negli ultimi anni si assiste ad una continua involuzione del linguaggio musicale che va di pari passo con l’evoluzione tecnologica. In tempi non sospetti, quando non esisteva la musica registrata, i compositori di musica classica scrivevano movimenti e tempi allargati frutto di un pensiero musicale. Il cd rispetto al vinile fu una vera rivoluzione anche perchè conteva molta più musica su un singolo supporto. Il compact disc fu creato con lo spazio sufficiente per contenere tutta la nona sinfonia di Beethoven.

La musica jazz prevede tempi lunghi dato che l’improvvisazione su un brano può durare vari minuti. Ma anche un certo tipo di rock progressive di moda negli anni ’70 e ’80 faceva della lunghezza dei brani una peculiarità. Le canzoni di musica leggera e i brani pop almeno inizialmente tenevano conto di queste regole classiche con arrangiamenti che prevedevano introduzione, strofa e ritornello. Nell’ascoltare in streaming musica tutto ciò non funziona più. Bisogna dare tutto e subito, proprio come in uno spot.

Minima durata ascolto in streaming

Inutile dire che il ‘tutto e subito’ mal si concilia con un approccio estetico più approfondito. Se ciò vale in ogni forma d’arte o d’espressione, figurarsi nella musica, dove le emozioni sono direttamente proporzionali alla consapevolezza dell’ascolto. Di tutto questo ovviamente non è la tecnologia a doversene (pre)occupare. Basterebbe solo capire quale prezzo stiamo pagando per avere tanta musica a disposizione in modo semplice e gratis.

Ma il problema del tutto e subito non riguarda solo il senso estetico dell’ascoltare in streaming musica, ma anche quello economico. Se già lo streaming non rende quasi nulla agli artisti rispetto a cd e download di mp3, le regole stabilite dai fornitori di servizi online sono ancora più chiare. Le canzoni per produrre qualche guadagno in diritti d’autore – Spotify paga 0,00397 dollari per ogni flusso – devono venire ascoltate dagli utenti online per un minimo di 30 secondi. Altrimenti non vengono conteggiati. Insomma la faccenda ha molti aspetti controversi.

Senza arrivare a parlare di declino cognitivo degli esseri umani indotto dalla tecnologia, mentre tutti parlano di intelligenza artificiale e pochi di quella naturale, i limiti dello streaming sono uno dei motivi che spingono tanta gente e artisti a riscoprire i dischi in vinile. Sul piatto di un giradischi saltare da un canzone all’altra tanto rapidamente non è possibile. Ma aiuta a riscoprire la gioia della lentezza e il vero motivo per cui è bello ascoltare musica.