Strumenti di artisti jazz sul palco

Maggiori artisti jazz più famosi della storia. Biografie, dischi e video di grandi jazzisti classici e moderni che hanno influenzato il linguaggio nella composizione e improvvisazione della musica americana

La musica jazz è nata in America come mix di culture e influenze afro americane e la sua storia ha percorso tutto il ‘900 ramificandosi in stili diversi. Com’è stata la vita dei grandi artisti jazz più famosi e che hanno cambiato la storia della musica moderna? Inutile negare che i musicisti che suonano questo genere basato sull’improvvisazione sono personaggi un pò particolari. Poeti visionari spesso accompagnati da un quotidiano non semplice che cerca di andare oltre i limiti della creatività per trovare nuove strade.

Gli artisti jazz più famosi si sono influenzati l’un l’altro arricchendo di volta in volta il linguaggio artistico compositivo e dell’improvvisazione, a partire dal blues. Ma alla fine anche la musica classica europea ha contribuito ad elevare questo genere ad una vera e propria forma d’arte che riassume perfettamente passioni e contraddizioni dell’era moderna, in primis dal punto di vista economico. Mentre i musicisti che suonano a Broadway e in orchestre sinfoniche sono protetti da contratti sindacali, i musicisti jazz infatti non hanno tutele di alcun tipo.

Il successo commerciale dei locali di New York e in America, visitati da migliaia di turisti e appassionati, dipende esclusivamente dalla professionalità e qualità dei migliori jazzisti che vi suonano. Garantire a questi grandi artisti un presente ed un futuro decente, anche da un punto di vista economico, dovrebbe essere cosa normale, ma spesso non è così. Sarebbe un riconoscimento formale ma importante per aggiungere valore al jazz, una delle maggiori forme d’arte al mondo, oltre ad essere un primo passo per correggere quella che i musicisti ritengono una ingiustizia di portata storica.

Biografie di artisti jazz

Su internet ci sono tante risorse dedicate agli artisti jazz più famosi di sempre. Per gli appassionati le possibilità per saperne di più su questo linguaggio musicale online e sui suoi protagonisti sono molte. Si comincia dal trovare un elenco dei musicisti più famosi divisi per ogni strumento, fino ai siti ufficiali dei più noti artisti attuali della scena mondiale.

JazzMusician I collegamenti a tutti i siti dei grandi artisti del jazz in ordine alfabetico per scoprire la carriera dei più grandi musicisti e di quelli minori

Allaboutjazz Un database di musicisti jazz suddivisi per genere e strumento di cui sono i proncipali interpreti della scena mondiale

ItalianJazzMusicians Nel sito interviste, biografie e discografie di musicisti in Italia e nel resto del mondo

Musicistijazz Una sezione di una enciclopedia online racconta vita e opere di alcuni tra i più grandi artisti e jazzisti internazionali

Artisti jazz più famosi di sempre

Informazioni su jazzisti online certo non mancano. Per mettere un po’ di ordine alla nostra ricerca abbiamo innanzitutto raccolto i principali siti che si occupano dei protagonisti della musica jazz in generale, e poi abbiamo dedicato spazio ai nomi più importanti scelti tra gli artisti jazz più famosi moderni e nel corso della storia che si sono distinti per qualche particolare strumento musicale.

Miles Davis Il sito ufficiale del più grande trombettista di tutti i tempi che dal jazz è passato al rock e alla musica contemporanea

John Coltrane Sito ufficiale del famoso sassofonista e compositore americano che ha rivoluzionato lo stile e il fraseggio della musica improvvisata

Bill Evans Tutte le informazioni sulla vita, le opere e le nuove pubblicazioni del grande pianista jazz scomparso nel 1980 e che ha rivoluzionato la storia del pianoforte

Billie Holiday Biografia della celebre cantante americana il cui talento vocale è riconosciuto in tutto il mondo

George Gershwin Tra i musicisti più rappresentativi del Novecento, artista che ha saputo offrire la migliore sintesi fra le musiche di estrazione popolare e jazz e quelle di tradizione Classica, fondendole in una miscela unica di immenso fascino

La tromba di Chat Baker

E’ stato uno dei maggiori trombettisti della storia del jazz e l’esponente principale del West Coast nei primi anni ’50. Dotato di un suono unico, intimo e personale, Baker ha inciso decine di dischi. Dopo avere suonato con Stan Getz e Charlie Parker, è diventato famoso al grande pubblico per l’interpretazione di My Funny Valentine in un disco di Gerry Mulligan. Molte le registrazioni come solista, alcune delle quali realizzate in Italia con musicisti come Franco Cerri, Gianni Basso, Renato Sellani e altri.

La vita di Chet Baker fu tormentata da problemi di alcool e droga. Una dipendenza che fu causa di grossi guai, lo portò in prigione e ne condizionò pesantemente la carriera. Chet era un’anima dannata e fragile, piena di debolezze ma anche forza. Un condensato di umanità che con un semplice suono di tromba sapeva risvegliare le coscienze. Alla fine perse la sua battaglia personale con il senso della vita, ma davanti alla dolce bellezza della sua musica rimaniamo in silenzio ancora oggi ad oltre 30 anni di distanza.

C’è un film intitolato Let’s Get Lost, scritto e diretto dal regista e fotografo di moda Bruce Weber, fu girato nell’ultimo anno di vita di Chet Baker e fu praticamente il suo testamento artistico, tanto che non ebbe nemmeno modo di vederlo quando fu presentata al Toronto International Film Festival. Il titolo è tratto da uno standard jazz che il trombettista registrò per la Pacific Records. Let’s Get Lost non ebbe una gestazione semplice, perchè dopo avere convinto il musicista, oramai tossicodipendente, Weber dovette inseguirlo in lungo e in largo a cominciare dal mese di gennaio del 1987. Girato in bianco e nero, il documentario riprende spezzoni di concerti e interviste in cui si raccontano episodi, incontri personali e amori di una vita.

La chitarra di Jim Hall

Chitarrista nato a Buffalo il 4 dicembre 1930 da una famiglia di appassionati musicisti, Jim Hall intraprende lo studio della chitarra dall’età di 10 anni appassionandosi alla musica di chitarristi come Charlie Christian e Django Reinhardt, ma studiando anche musica classica, contrabbasso e pianoforte. Trasferitosi a Los Angeles poco più che ventenne, entra in contatto con la scena jazz e ha subito modo di collaborare con musicisti come Bill Evans, Paul Desmond, Ella Fitzgerald, Lee Konitz e Sonny Rollins e poi ancora Chico Hamilton, Tommy Flanagan e il contrabbassista Ron Carter e Oscar Peterson.

In tutta la sua carriera ha inciso decine di dischi collaborando con i più grandi artisti jazz e a capo di sue formazioni. In uno dei suoi album più noti, Concierto registrato del 1975 , interpreta il Concerto d’Aranjuez di Joaquín Rodrigo con Chet Baker alla tromba. Attivo fino alla fine dei suoi giorni, ha tenuto l’ultimo concerto in novembre al Jazz at Lincoln Center insieme ai chitarristi John Abercrombie e Peter Bernstein ed a gennaio si sarebbe esibito in duo con Ron Carter in una serie di concerti in Giappone.

Il sax di Ornette Coleman

Sassofonista e compositore americano tra i più grandi artisi jazz più influenti e innovatori del linguaggio. Sound incredibile, fraseggio, idee, modo di improvvisare, naturalezza dei pensieri musicali. Dal 1950 al 2007 alcune delle sue registrazioni sono entrate a far parte della storia del jazz o più in generale di quella del 20° secolo. Contengono tutto quanto di buono c’è stato fino ad allora, dal contrappunto di Bach fino al blues, con l’aggiunta di un pensiero musicale, ma anche estetico e filosofico molto personale che va al di là della musica e che solo grandi i personaggi riescono a trasmettere attraverso la loro arte.

Il suo stile dalla fine del 1950 al 2007 cambia molte volte come cambiano i compagni di viaggio con cui ha condiviso registrazioni e palchi passando dal rhytm’n’blues degli inizi al bop, dal jazz elettrico al free jazz fino al jazz d’avanguardia. In ogni caso Ornette Coleman già dal suo primo disco intitolato Something Else! The Music of Ornette Coleman realizzato con il trombettista Don Cherry, il pianista Walter Norris, il bassista Charlie Haden e il batterista Billy Higgins, fa capire a tutti che è intenzionato ad aprire una nuova era nella musica liberandosi dalle convenzioni di armonia, ritmo e melodia in uso nel jazz con una serie di brani come Lonely Woman, The Blessing, Turnaround,Rejoicing, Blues Connotation, 911 e Song X.

Il disco alla sua uscita nel 1958 quasi creò scandalo, poi con il tempo pubblico e critica hanno capito e apprezzato la sua figura di musicista visionario, appoggiando la sua natura innovatrice capace di creare un nuovo vocabolario che allargava i confini della musica jazz. Al suo lavoro si sono ispirati perfino musicisti come Jerry Garcia dei Grateful Dead, Lou Reed e John Zorn. A coronamento di una intensa carriera Ornette Coleman nel 2007 ha ricevuto il Premio Pulitzer per la musica per l’album Grammar.

Le tastiere di Joe Zawinul

Tastierista e compositore nella sua lunga carriera ha fatto qualcosa che solo i grandi artisti jazz possono fare, è riuscito a crearsi un vero e proprio linguaggio, una personalissima alchimia di ritmo, fraseggio e sonorità con i quali ha saputo conquistare un vasto pubblico e non solo tra gli appassionati di musica jazz. Perchè se è vero che il suo nome è noto soprattutto all’ascoltatore più attento, è altrettanto vero che alcune sue composizioni come Mercy, Mercy, Mercy e Birdland, sono classici immortali di dominio comune.

Nato a Kirkbach, in Austria, Joe Zawinul si trasferisce nel 1959 a New York e suona nella band di Maynard Ferguson e della cantante Dinah Washington. Dal 1961 e quasi per un decennio Zawinul suona con il sassofonista Julian “Cannonball” Adderley. Negli anni ’70 intraprende una strada più elettrica e collabora anche con Miles Davis. Ma è con i Weather Report, fondati nel 1971 insieme al sassofonista Wayne Shorter, che il suo nome sale davvero alla ribalta vincendo nel 1979 il prestigioso Grammy Award come miglior disco con il doppio lp live «8:30».

Dopo lo scioglimento dei Weather Report, nel 1987 fonda la band “Zawinul Syndicate” in cui suonano via via alcuni tra i migliori musicisti mondiali costruendo un sound energico, elettrico e aperto alle contaminazioni. Anche l’ultimo disco “Faces & Places” prende spunto dai viaggi ed è ricco di profumi e colori di luoghi che ha visitato e amato, dalla Tunisia alla Nuova Caledonia, dall’India alla Russia: “un posto acquista un significato speciale una volta che l’hai lasciato, un significato che magari non avevi saputo cogliere quando eri ancora lì.”

Il contrabbasso di Charlie Haden

Charlie Haden rientra senz’altro tra gli artisti jazz più famosi della storia dato che ha sempre inseguito il bello della musica cercando una profondità di linguaggio al di là delle gabbie di genere, dei virtuosismi o della tecnica. Il suo scopo era portare la musica bella e profonda a quante più persone possibile per dare una valida alternativa alla bruttezza e alla tristezza di cui siamo circondati ogni giorno. Per un contrabbassista, specie se jazzista o improvvisatore, dare un senso alle note è come dare un senso alla vita, e lui c’è riuscito.

A testimoniarlo non sono solo i tre Grammy Award vinti in carriera – per il brano Beyond the Missouri Sky del 1997 insieme a Pat Metheny, per l’album Nocturne del 2001 e per Land of the sun registrato nel 2004 con il pianista cubano Gonzalo Rubalcaba – è semplicemente la sua musica che parte da Ornette Coleman, passa da i Keith Jarrett, fino alle tante collaborazioni dove il suo strumento spesso esce dal semplice ruolo di accompagnamento per diventare voce. Per uno che ha iniziato a suonare giovanissimo con i genitori e i fratelli nella band di famiglia e che è passato al contrabbasso dopo che le sue corde vocali avevano subito i postumi di una forma di poliomelite, deve essere stata una bella soddisfazione.

Il piano di Micheal Petrucciani

Pianista nato il 28 dicembre del 1962 e scomparso il 6 gennaio 1999, Michel Petrucciani era affetto da una malattia chiamata osteogenesi imperfetta che ne condizionò lo sviluppo fisico fin da bambino. Alto poco più di un metro, con la sua musica energica e solare è riuscito ad emozionare il mondo trasformandosi sul palco in un vero gigante del jazz. Nipote di Tony Petrucciani, un rinomato chitarrista jazz, Michel iniziò a fare musica da bambino suonando batteria e pianoforte e studiando musica classica e poi jazz.

Un percorso di formazione che emerge dalla sua sensibilità di musicista, dalla tecnica e dal suo modo personale di suonare nei concerti e nei tanti dischi realizzati a suo nome e in compagnia di prestigiosi musicisti come Lee Konitz, a Charles Lloyd fino a Dizzy Gillespie, Jim Hall, Wayne Shorter, Palle Daniellson, Eliot Zigmund, Eddie Gomez e Steve Gadd. Il tocco di Michel Petrucciani sul pianoforte d’altronde è davvero magico, la sua leggerezza e intensità espressiva è pura gioia di vivere, tanto da farne agli occhi del suo numerosissimo pubblico non solo un grande musicista, ma sicuramente un vero uomo. Il film Body and soul di Michael Radford ora disponibile in dvd è un bel modo per scoprire la musica e la vita di uno dei personaggi più incredibili e carismatici della storia della musica jazz.

Il piano di Paul Bley

Pianista canadese tra i musicisti più grandi e innovativi del jazz. In oltre 60 anni di carriera ha pubblicato più di 100 album collaborando con molte leggende della musica come Chet Baker, Lester Young, Sonny Rollins Charlie Haden, Paul Motian e Pat Metheny. Nato a Montreal, Paul Bley si è avvicinato alla musica a 5 anni suonando il violino, ma due anni più tardi ha scoperto il pianoforte e non l’ha più abbandonato. Dai primi concerti nei club a 13 anni fino ad arrivare a suonare con il leggendario Oscar Peterson a 17 anni e a 20 anni con Charlie Parker, Charles Mingus e Art Blakey non è passato molto tempo.

Paul Bley non è così conosciuto e celebrato come altri pianisti, forse perchè fin da subito ha capito che la sua strada non doveva essere solo a base di reinterpretazioni di canzoni e standard. Lasciati i viali familiari del bebop alle spalle, Paul Bley è stato un musicista visionario ed ha sempre cercato una strada originale, a cominciare dalla collaborazione con l’ancora sconosciuto sassofonista 28enne Ornette Coleman, fino ai dischi realizzati con Carla Bley e Annette Peacock o ai lavori con pionieri del free jazz del calibro di Charles Mingus, Sonny Rollins e Albert Ayler.

Se alla fine degli anni ’60 è stato uno degli sperimentatori di spicco dell’elettronica e dei sintetizzatori Moog, anche dal punto di vista editoriale ha aperto una sua etichetta discografica per promuovere il proprio linguaggio. La sua caratteristica migliore – e oggi sempre più rara – è stato volere sfuggire dalle etichette, essere libero di creare una propria avventura interpretativa ed emozionale, esclusiva e senza nome. Uno spazio sicuramente poco spendibile anche in un mercato come quello della musica jazz che si reputa sempre troppo avventatamente pronto a tutto, ma molto intenso per chi avrà voglia di scoprire una ricerca stilistica non basata sulla meta, ma sul viaggio.

L’armonica di Toots Thielemans

Armonicista protagonista indiscusso dell’armonica a bocca e musicista di grande classe e sensibilità con oltre ottant’anni di carriera e collaborazioni con i musicisti più famosi e importanti al mondo. Ha prestato il suo suono al jazz, al pop ed anche al mondo del cinema come interprete e compositore. E’ riuscito a sviluppare un suono di armonica personale e riconoscibile in cui hanno convissuto le atmosfere delle sue prime esperienze nelle “caves” parigine e dei cabaret della seconda guerra e le grandi figure della storia jazz americano come Benny Goodman, Bill Evans, Charlie Parker, George Shearing, Ella Fitzgerald, Quincy Jones, Bill Evans, Jaco Pastorius, Natalie Cole, Pat Metheny.

Toots Thielemans naque a Bruxelles in Belgio nel 1922 ma si trasferì negli USA nel 1952. La lista di grandi artisti con cui ha collaborato è davvero infinita. Con quel piccolo strumento tra le labbra, elevato ad un ruolo di grande protagonista, ha suonato fino all’ultimo con una consapevolezza e lucidità unica, incantando gli appassionati di musica di mezzo mondo e suonando, come lui stesso amava dire, “in quel piccolo spazio tra lacrima e sorriso”. Non una nota in più e nemmeno una in meno, come si deve ai grandi improvvisatori e interpreti, consapevolezza dovuta ad un mix di sensibilità, conoscenza e umiltà.

Toots Thielemans, nominato barone dal re belga Alberto II nel 2001, è stato anche un elegante chitarrista e compositore. Anche dopo la sua scomparsa sulla sua ‘Blusette’ che trovate nel video qui sopra, i jazzisti di tutto il mondo continueranno ad improvvisare all’infinito. Per chi invece si limita ad ascoltare, oltre alle decine di dischi come solista e ospite, il suono della sua armonica continuerà ad accompagnare pellicole come “Midnight Cowboy”, “Un uomo da marciapiede”o “Sugarland Express”.

La chitarra di Paco de Lucia

Chitarrista spagnolo che ha saputo mescolare influenze di flamenco, musica classica e jazz conquistando un notevole successo internazionale.Nato ad Algeciras in Andalusia, Francisco Sanchez Gomez alias Paco de Lucia respira fin da piccolo l’aria della musica e in particolare del flamenco grazie al padre e al fratello chitarristi di professione. A cinque anni già si ritrova con una chitarra in mano e seguendo le indicazioni dei maestri Niño Ricardo capisce che quella è la sua strada dedicandosi totalmente allo studio dello strumento e all’attività di concertista insieme al fratello Pepe con cui intraprende un primo tour in America.

Il trasferimento della famiglia a Madrid all’età di 15 anni gli consente di fare un salto di qualità, incontrare molti artisti e intraprendere importanti collaborazioni che dopo un album solista del 1967 – La fabulosa guitarra de Paco de Lucía – culmineranno nel 1968 con l’incontro con Camarón de la Isla, il più famoso cantante spagnolo di flamenco con cui realizzerà quasi trenta dischi e si farà conoscere in tutto il mondo in acclamati tour.

Sempre molto curioso e aperto alle collaborazioni di stile e genere, negli anni ’70 De Lucia diventa una notorietà anche al di fuori del flamenco incontrando personaggi come il jazzista Chick Corea o l’americano Al Di Meola e l’inglese John McLaughlin, chitarristi di diversa estrazione musicale con cui pubblica nel 1980 l’album ‘Friday Night in San Francisco’, una vera e propria jam session mescolanza di generi e stili condita da virtuosismi e assoli che conquista il pubblico. Il disco vende più di cinque milioni di copie, un record per la musica strumentale. La stessa formazione ritornerà nel 1996 con ‘The Guitar Trio’, album di successo a cui seguirà un acclamato tour.

La voce di Al Jarreau

Cantante americano nato a Milwaukee nel Wisconsin nel 1940 è stato una vera istituzione della musica afroamericana,musicista innovatore e vera leggenda della voce jazz e R&B. E’ stato un artista amato in tutto il mondo per il suo stile personale e riconoscibile anche dal grande pubblico. Fin dagli esordi in duo con il chitarrista Julio Martinez ha avuto modo di perfezionare unatecnica vocale innovativa che lo rese celebre già dal suo secondo album. ‘Look To The Rainbow’ uscito nel 1977 gli valse il primo dei 7 Grammy Awards vinti come migliore Jazz Vocal Performance.

La lista delle collaborazioni di Al Jarreau è infinita e va da George Benson a Herbie Hancock fino a Paul McCartney. Sempre in tour con i migliori musicisti al mondo, è ricordato come interprete di canzoni di successo come ‘Breakin ‘Away’, ‘Never Givin’ Up’, ‘Never Givin’ Up’ o ‘We’re in This Love Together’ e la sua stella si può ammirare sulla Walk of Fame di Hollywood. Ma la sua vera passione è stata la musica jazz.Personalità carismatica fuori dal comune dotata di grazia e naturale semplicità, Al Jarreau aveva una musicalità straordinaria, swing e una grande sensibilità. Il tutto supportato da una approfondita conoscenza del linguaggio musicale da un punto di vista armonico e ritmico, propri del jazz, ma non solo.

Artisti jazz moderni

Viviamo in un’epoca di elettronica, streaming e musica liquida. Le nostre orecchie sono messe a dura prova dal rumore o peggio da una costante musica di sottofondo. Spesso inutilmente energica e monocorde. Cosa possono combinare di tanto rivoluzionario i migliori artisti jazz moderni? Basta ascoltare i dischi degli artisti elencati qui di seguito per capire che la musica non ha mai finito di sorprendere e che i grandi musicisti possono continuare a prendersi per mano come amici in cerca di avventura, raccontando all’ascoltatore storie sempre nuove ed avvincenti.

Brad Mehldau Si è imposto come una delle figure più autorevoli del piano jazz mondiale: eclettico, aperto a tutti i generi, tecnicamente ineccepibile e con una grande cultura musicale. Un genio naturale con un talento mostruoso e una grande cultura pianistica classica. Unisce raffinatezza, gusto, senso del ritmo ad un fraseggio melodicamente e armonicamente ineccepibile. Come solista ha debuttato nel 2004 con una serie di album in Trio suonando standard jazz. Poi è passato a progetti sperimentali mischiando armonia, canzoni dei Beatles, rock, elettronica, fino a suonare Bach improvvisando.

Pat Metheny Le pagine ufficiali del più noto chitarrista americano con tutte le informazioni su tour, biografia, dischi e molto altro

Bill Frisell Il sito ufficiale di uno dei chitarristi jazz americani viventi più famosi e importanti, sempre alla ricerca di linguaggi nuovi e originali

Michael Brecker Sassofonista e jazzista sperimentatore raffinato, maestro di tecnica e di gusto, tra i più studiati nelle scuole di tutto il mondo.

Il pianoforte di Keith Jarrett

Keith Jarrett Nato ad Allentown negli Usa nel 1945 in una famiglia di appassionati di musica, comincia a suonare il pianoforte a 3 anni. A 5 anni si esisce in talent televisivi e a 7 anni tiene il suo primo concerto suonando composizioni di Mozart, Bach, Beethoven e Camille Saint-Saëns insieme ai suoi brani. A dodici anni Keith Jarrett già suona come professionista e frequenta la Berklee College of Music di Boston. Gli offrono una borsa si studio per lavorare con Nadia Boulanger, prestigiosa insegnante e direttrice d’orchestra di Parigi.

Si trasferisce però a New York, dove suona con Tony Scott, Art Blakey, Charles Lloyd e poi come protagonista di trii e quartetti a suo nome. Il “Quartetto americano” (1973-1977) con Charlie Haden, Dewey Redman e Paul Motian, il quartetto europeo con il sassofonista norvegese Jan Garbarek. Ma è dal 1983 che parte lo “Standards Trio”, formazione con il contrabbassista Gary Peacock e il batterista Jack DeJohnette con cui ripercorre e rivisita la storia delle canzoni della musica jazz composte tra il 1930 al 1950 e comprese nel Great American Songbook. Il successo di pubblico e discografico arrivano di conseguenza insieme agli 80 album realizzati.

Con questo trio, supportato da una ritmica affiatata e mai troppo intrusiva, Keith Jarrett può fare emergere il suo stile pianistico moderno, lirico e dal tocco inconfondibile, percorrendo la strada solcata da pianisti come Bill Evans e andando oltre come capacità di armonizzare in modo ricco e originale mettendo la tecnica al servizio di una creatività consapevolemente controllata e mai esagerata. Keith Jarrett è stato anche il primo pianista a cui è stata data la possibilità di suonare un concerto improvvisato al Teatro alla Scala di Milano. I suoi concerti sono happening in cui un colpo di tosse di troppo del pubblico o uno starnuto possono interrompere tutto – i cellulari sono radiati dalle sale in cui si esibisce.