Strumenti di artisti jazz sul palco

Biografie di artisti jazz moderni famosi internazionali ed italiani. Vita, musica, video e dischi di cantanti, pianisti, sassofonisti, chitarristi che hanno fatto la storia influenzando le tendenze del linguaggio musicale contemporaneo

Com’è stata la vita dei grandi artisti jazz più famosi e che hanno cambiato la storia della musica moderna? Inutile negare che i musicisti che suonano questo genere basato sull’improvvisazione sono personaggi un pò particolari. Poeti visionari spesso accompagnati da un quotidiano non semplice che cerca di andare oltre i limiti della creatività per trovare nuove strade.

La musica jazz è nata in America come mix di culture e influenze afro americane e la sua storia ha percorso tutto il ‘900 ramificandosi in stili diversi. I grandi jazzisti si sono influenzati l’un l’altro arricchendo di volta in volta il linguaggio artistico a livello compositivo e nell’improvvisazione a partire dal blues. Ma alla fine anche la musica classica europea ha contribuito ad elevare questo genere ad una vera e propria forma d’arte che riassume perfettamente passioni e contraddizioni dell’era moderna.

Per trovare informazioni sui grandi artisti jazz online alternative certo non mancano. Per mettere un po’ di ordine alla ricerca abbiamo innanzitutto raccolto i principali siti che si occupano di jazzisti in generale, e poi abbiamo dedicato spazio ai nomi più importanti scelti tra i grandi artisti jazz contemporanei.

Elenco Artisti Jazz

In internet ci sono tante risorse dedicate ai più grandi artisti jazz internazionali. Per gli appassionati le possibilità per saperne di più su questo linguaggio musicale online e sui suoi protagonisti sono molte. Si comincia dal trovare un elenco dei musicisti più famosi divisi per ogni strumento, fino ai siti ufficiali dei più noti artisti attuali della scena mondiale.

JazzMusician I collegamenti a tutti i siti dei grandi artisti del jazz in ordine alfabetico per scoprire la carriera dei più grandi musicisti e di quelli minori

Allaboutjazz Un database di musicisti jazz suddivisi per genere e strumento di cui sono i proncipali interpreti della scena mondiale

ItalianJazzMusicians Nel sito interviste, biografie e discografie di musicisti in Italia e nel resto del mondo

Musicistijazz Una sezione di una enciclopedia online racconta vita e opere di alcuni tra i più grandi artisti e jazzisti internazionali

Artisti jazz moderni

Pat Metheny Le pagine ufficiali del più noto chitarrista americano con tutte le informazioni su tour, biografia, dischi e molto altro

Brad Mehldau Si è imposto come una delle figure più autorevoli del piano jazz mondiale: eclettico, aperto a tutti i generi, tecnicamente ineccepibile e con una grande cultura musicale. E’ uno dei migliori pianisti jazz in circolazione

Bill Frisell Il sito ufficiale di uno dei chitarristi jazz americani viventi più famosi e importanti, sempre alla ricerca di linguaggi nuovi e originali

Michael Brecker Sassofonista e jazzista sperimentatore raffinato, maestro di tecnica e di gusto, tra i più studiati nelle scuole di tutto il mondo

Artisti jazz famosi americani

Miles Davis Il sito ufficiale del più grande trombettista di tutti i tempi che dal jazz è passato al rock e alla musica contemporanea

John Coltrane Sito ufficiale del famoso sassofonista e compositore americano che ha rivoluzionato lo stile e il fraseggio della musica improvvisata

Bill Evans Tutte le informazioni sulla vita, le opere e le nuove pubblicazioni del grande pianista jazz scomparso nel 1980 e che ha rivoluzionato la storia del pianoforte

Billie Holiday Biografia della celebre cantante americana il cui talento vocale è riconosciuto in tutto il mondo

George Gershwin Tra i musicisti più rappresentativi del Novecento, artista che ha saputo offrire la migliore sintesi fra le musiche di estrazione popolare e jazz e quelle di tradizione Classica, fondendole in una miscela unica di immenso fascino

Joe Zawinul

Tastierista e compositore nella sua lunga carriera ha fatto qualcosa che solo i grandi artisti jazz possono fare, è riuscito a crearsi un vero e proprio linguaggio, una personalissima alchimia di ritmo, fraseggio e sonorità con i quali ha saputo conquistare un vasto pubblico e non solo tra gli appassionati di musica jazz. Perchè se è vero che il suo nome è noto soprattutto all’ascoltatore più attento, è altrettanto vero che alcune sue composizioni come Mercy, Mercy, Mercy e Birdland, sono classici immortali di dominio comune.

Nato a Kirkbach, in Austria, Joe Zawinul si trasferisce nel 1959 a New York e suona nella band di Maynard Ferguson e della cantante Dinah Washington. Dal 1961 e quasi per un decennio Zawinul suona con il sassofonista Julian “Cannonball” Adderley. Negli anni ’70 intraprende una strada più elettrica e collabora anche con Miles Davis. Ma è con i Weather Report, fondati nel 1971 insieme al sassofonista Wayne Shorter, che il suo nome sale davvero alla ribalta vincendo nel 1979 il prestigioso Grammy Award come miglior disco con il doppio lp live «8:30».

Dopo lo scioglimento dei Weather Report, nel 1987 fonda la band “Zawinul Syndicate” in cui suonano via via alcuni tra i migliori musicisti mondiali costruendo un sound energico, elettrico e aperto alle contaminazioni. Anche l’ultimo disco “Faces & Places” prende spunto dai viaggi ed è ricco di profumi e colori di luoghi che ha visitato e amato, dalla Tunisia alla Nuova Caledonia, dall’India alla Russia: “un posto acquista un significato speciale una volta che l’hai lasciato, un significato che magari non avevi saputo cogliere quando eri ancora lì.”

Jim Hall

Chitarrista nato a Buffalo il 4 dicembre 1930 da una famiglia di appassionati musicisti, Jim Hall intraprende lo studio della chitarra dall’età di 10 anni appassionandosi alla musica di chitarristi come Charlie Christian e Django Reinhardt, ma studiando anche musica classica, contrabbasso e pianoforte. Trasferitosi a Los Angeles poco più che ventenne, entra in contatto con la scena jazz e ha subito modo di collaborare con musicisti come Bill Evans, Paul Desmond, Ella Fitzgerald, Lee Konitz e Sonny Rollins e poi ancora Chico Hamilton, Tommy Flanagan e il contrabbassista Ron Carter e Oscar Peterson.

In tutta la sua carriera ha inciso decine di dischi collaborando con i più grandi artisti jazz e a capo di sue formazioni. In uno dei suoi album più noti, Concierto registrato del 1975 , interpreta il Concerto d’Aranjuez di Joaquín Rodrigo con Chet Baker alla tromba. Attivo fino alla fine dei suoi giorni, ha tenuto l’ultimo concerto in novembre al Jazz at Lincoln Center insieme ai chitarristi John Abercrombie e Peter Bernstein ed a gennaio si sarebbe esibito in duo con Ron Carter in una serie di concerti in Giappone.

Charlie Haden

Contrabbassista che ha sempre inseguito il bello della musica cercando una profondità di linguaggio al di là delle gabbie di genere, dei virtuosismi o della tecnica. Per un musicista, tanto più per un jazzista o un improvvisatore, dare un senso alle note che si fanno è come dare un senso alla vita: lui c’è riuscito.

A testimoniarlo non sono solo i tre Grammy Award vinti in carriera – per il brano Beyond the Missouri Sky del 1997 insieme a Pat Metheny, per l’album Nocturne del 2001 e per Land of the sun registrato nel 2004 con il pianista cubano Gonzalo Rubalcaba – è semplicemente la sua musica che parte da Ornette Coleman, passa da i Keith Jarrett, fino alle tante collaborazioni dove il suo strumento spesso esce dal semplice ruolo di accompagnamento per diventare voce. Per uno che ha iniziato a suonare giovanissimo con i genitori e i fratelli nella band di famiglia e che è passato al contrabbasso dopo che le sue corde vocali avevano subito i postumi di una forma di poliomelite, deve essere stata una bella soddisfazione.

Ma in una recente intervista, dopo avere detto che il suo primo ricordo è lui che canta con sua mamma, Charlie Haden aveva anche affermato che il suo scopo era portare la musica bella e profonda a quante più persone possibile per dare una valida alternativa alla bruttezza e alla tristezza di cui siamo circondati ogni giorno. Speriamo sia lo scopo anche dei suoi figli Tanya, Petra, Rachel e Josh Haden e di tutti quelli che oggi e tra mille anni si avvicinano e si avvicineranno alla musica anche per aggiungere un senso alla vita, magari dopo avere ascoltato un suo disco.

Ornette Coleman

Sassofonista e compositore americano tra i più grandi artisi jazz più influenti e innovatori del linguaggio. Sound incredibile, fraseggio, idee, modo di improvvisare, naturalezza dei pensieri musicali. Dal 1950 al 2007 alcune delle sue registrazioni sono entrate a far parte della storia del jazz o più in generale di quella del 20° secolo. Contengono tutto quanto di buono c’è stato fino ad allora, dal contrappunto di Bach fino al blues, con l’aggiunta di un pensiero musicale, ma anche estetico e filosofico molto personale che va al di là della musica e che solo grandi i personaggi riescono a trasmettere attraverso la loro arte.

Il suo stile dalla fine del 1950 al 2007 cambia molte volte come cambiano i compagni di viaggio con cui ha condiviso registrazioni e palchi passando dal rhytm’n’blues degli inizi al bop, dal jazz elettrico al free jazz fino al jazz d’avanguardia. In ogni caso Ornette Coleman già dal suo primo disco Something Else! The Music of Ornette Coleman realizzato con il trombettista Don Cherry, il pianista Walter Norris, il bassista Charlie Haden e il batterista Billy Higgins, fa capire a tutti che è intenzionato ad aprire una nuova era nella musica liberandosi dalle convenzioni di armonia, ritmo e melodia in uso nel jazz con una serie di brani come Lonely Woman, The Blessing, Turnaround,Rejoicing, Blues Connotation, 911 e Song X.

Il disco alla sua uscita nel 1958 quasi creò scandalo, poi con il tempo pubblico e critica hanno capito e apprezzato la sua figura di musicista visionario, appoggiando la sua natura innovatrice capace di creare un nuovo vocabolario che allargava i confini della musica jazz. Al suo lavoro si sono ispirati perfino musicisti come Jerry Garcia dei Grateful Dead, Lou Reed e John Zorn. A coronamento di una intensa carriera Ornette Coleman nel 2007 ha ricevuto il Premio Pulitzer per la musica per l’album Grammar.

Micheal Petrucciani

Pianista nato il 28 dicembre del 1962 e scomparso il 6 gennaio 1999, Michel Petrucciani era affetto da una malattia chiamata osteogenesi imperfetta che ne condizionò lo sviluppo fisico fin da bambino. Alto poco più di un metro, con la sua musica energica e solare è riuscito ad emozionare il mondo trasformandosi sul palco in un vero gigante del jazz. Nipote di Tony Petrucciani, un rinomato chitarrista jazz, Michel iniziò a fare musica da bambino suonando batteria e pianoforte e studiando musica classica e poi jazz.

Un percorso di formazione che emerge dalla sua sensibilità di musicista, dalla tecnica e dal suo modo personale di suonare nei concerti e nei tanti dischi realizzati a suo nome e in compagnia di prestigiosi musicisti come Lee Konitz, a Charles Lloyd fino a Dizzy Gillespie, Jim Hall, Wayne Shorter, Palle Daniellson, Eliot Zigmund, Eddie Gomez e Steve Gadd. Il tocco di Michel Petrucciani sul pianoforte d’altronde è davvero magico, la sua leggerezza e intensità espressiva è pura gioia di vivere, tanto da farne agli occhi del suo numerosissimo pubblico non solo un grande musicista, ma sicuramente un vero uomo. Il film Body and soul di Michael Radford ora disponibile in dvd è un bel modo per scoprire la musica e la vita di uno dei personaggi più incredibili e carismatici della storia della musica jazz.

Paul Bley

Pianista canadese tra i musicisti più grandi e innovativi del jazz. In oltre 60 anni di carriera ha pubblicato più di 100 album collaborando con molte leggende della musica come Chet Baker, Lester Young, Sonny Rollins Charlie Haden, Paul Motian e Pat Metheny. Nato a Montreal, Paul Bley si è avvicinato alla musica a 5 anni suonando il violino, ma due anni più tardi ha scoperto il pianoforte e non l’ha più abbandonato. Dai primi concerti nei club a 13 anni fino ad arrivare a suonare con il leggendario Oscar Peterson a 17 anni e a 20 anni con Charlie Parker, Charles Mingus e Art Blakey non è passato molto tempo.

Paul Bley non è così conosciuto e celebrato come altri pianisti, forse perchè fin da subito ha capito che la sua strada non doveva essere solo a base di reinterpretazioni di canzoni e standard. Lasciati i viali familiari del bebop alle spalle, Paul Bley è stato un musicista visionario ed ha sempre cercato una strada originale, a cominciare dalla collaborazione con l’ancora sconosciuto sassofonista 28enne Ornette Coleman, fino ai dischi realizzati con Carla Bley e Annette Peacock o ai lavori con pionieri del free jazz del calibro di Charles Mingus, Sonny Rollins e Albert Ayler.

Se alla fine degli anni ’60 è stato uno degli sperimentatori di spicco dell’elettronica e dei sintetizzatori Moog, anche dal punto di vista editoriale ha aperto una sua etichetta discografica per promuovere il proprio linguaggio. La sua caratteristica migliore – e oggi sempre più rara – è stato volere sfuggire dalle etichette, essere libero di creare una propria avventura interpretativa ed emozionale, esclusiva e senza nome. Uno spazio sicuramente poco spendibile anche in un mercato come quello della musica jazz che si reputa sempre troppo avventatamente pronto a tutto, ma molto intenso per chi avrà voglia di scoprire una ricerca stilistica non basata sulla meta, ma sul viaggio.

Toots Thielemans

Armonicista protagonista indiscusso dell’armonica a bocca e musicista di grande classe e sensibilità con oltre ottant’anni di carriera e collaborazioni con i musicisti più famosi e importanti al mondo. Ha prestato il suo suono al jazz, al pop ed anche al mondo del cinema come interprete e compositore.

Toots Thielemans naque a Bruxelles in Belgio nel 1922. Immigrato negli USA nel 1952, a lui va il merito di essere riuscito a sviluppare un suono di armonica personale e riconoscibile in cui hanno convissuto le atmosfere delle sue prime esperienze nelle “caves” parigine e dei cabaret della seconda guerra e le grandi figure della storia jazz americano come Benny Goodman, Bill Evans, Charlie Parker, George Shearing, Ella Fitzgerald, Quincy Jones, Bill Evans, Jaco Pastorius, Natalie Cole, Pat Metheny.

Ma la lista di grandi artisti con cui ha collaborato Toots Thielemans è davvero infinita. Con quel piccolo strumento tra le labbra, elevato ad un ruolo di grande protagonista, ha suonato fino all’ultimo con una consapevolezza e lucidà unica, incantando gli appassionati di musica di mezzo mondo e suonando, come lui stesso amava dire, “in quel piccolo spazio tra lacrima e sorriso”. Non una nota in più e nemmeno una in meno, come si deve ai grandi improvvisatori e interpreti, consapevolezza dovuta ad un mix di sensibilità, conoscenza e umiltà.

Toots Thielemans, nominato barone dal re belga Alberto II nel 2001, è stato anche un elegante chitarrista e compositore. Anche dopo la sua scomparsa sulla sua ‘Blusette’ che trovate nel video qui sopra, i jazzisti di tutto il mondo continueranno ad improvvisare all’infinito. Per chi invece si limita ad ascoltare, oltre alle decine di dischi come solista e ospite, il suono della sua armonica continuerà ad accompagnare pellicole come “Midnight Cowboy”, “Un uomo da marciapiede”o “Sugarland Express”.

Paco de Lucia

Chitarrista spagnolo che ha saputo mescolare influenze di flamenco, musica classica e jazz conquistando un notevole successo internazionale.Nato ad Algeciras in Andalusia, Francisco Sanchez Gomez alias Paco de Lucia respira fin da piccolo l’aria della musica e in particolare del flamenco grazie al padre e al fratello chitarristi di professione. A cinque anni già si ritrova con una chitarra in mano e seguendo le indicazioni dei maestri Niño Ricardo capisce che quella è la sua strada dedicandosi totalmente allo studio dello strumento e all’attività di concertista insieme al fratello Pepe con cui intraprende un primo tour in America.

Il trasferimento della famiglia a Madrid all’età di 15 anni gli consente di fare un salto di qualità, incontrare molti artisti e intraprendere importanti collaborazioni che dopo un album solista del 1967 – La fabulosa guitarra de Paco de Lucía – culmineranno nel 1968 con l’incontro con Camarón de la Isla, il più famoso cantante spagnolo di flamenco con cui realizzerà quasi trenta dischi e si farà conoscere in tutto il mondo in acclamati tour.

Sempre molto curioso e aperto alle collaborazioni di stile e genere, negli anni ’70 De Lucia diventa una notorietà anche al di fuori del flamenco incontrando personaggi come il jazzista Chick Corea o l’americano Al Di Meola e l’inglese John McLaughlin, chitarristi di diversa estrazione musicale con cui pubblica nel 1980 l’album ‘Friday Night in San Francisco’, una vera e propria jam session mescolanza di generi e stili condita da virtuosismi e assoli che conquista il pubblico. Il disco vende più di cinque milioni di copie, un record per la musica strumentale. La stessa formazione ritornerà nel 1996 con ‘The Guitar Trio’, album di successo a cui seguirà un acclamato tour.

Al Jarreau

Cantante americano nato a Milwaukee nel Wisconsin nel 1940 è stato una vera istituzione della musica afroamericana,musicista innovatore e vera leggenda della voce jazz e R&B. E’ stato un artista amato in tutto il mondo per il suo stile personale e riconoscibile anche dal grande pubblico. Fin dagli esordi in duo con il chitarrista Julio Martinez ha avuto modo di perfezionare unatecnica vocale innovativa che lo rese celebre già dal suo secondo album. ‘Look To The Rainbow’ uscito nel 1977 gli valse il primo dei 7 Grammy Awards vinti come migliore Jazz Vocal Performance.

La lista delle collaborazioni di Al Jarreau è infinita e va da George Benson a Herbie Hancock fino a Paul McCartney.Sempre in tour con i migliori musicisti al mondo, è ricordato come interprete di canzoni di successo come ‘Breakin ‘Away’, ‘Never Givin’ Up’, ‘Never Givin’ Up’ o ‘We’re in This Love Together’ e la sua stella si può ammirare sulla Walk of Fame di Hollywood. Ma la sua vera passione è stata la musica jazz.Personalità carismatica fuori dal comune dotata di grazia e naturale semplicità, Al Jarreauaveva una musicalità straordinaria, swing e una grande sensibilità. Il tutto supportato da una approfondita conoscenza del linguaggio musicale da un punto di vista armonico e ritmico, propri del jazz, ma non solo.

Artisti del jazz e la pensione?

Per gli artisti jazz finire sul lastrico e in pessime condizioni di salute fino a poco tempo fa era praticamente la norma. Oggi si direbbe che la musica afroamericana abbia un ruolo sociale, artistico ed economico meglio definito. Ma i jazzisti a che punto sono? Le tutele professionali, ad esempio pensionistiche, per chi sceglie per lavoro di suonare nei locali, sono ancora praticamente inesistenti e non solo in Italia ma anche in America dove il jazz è nato ed ha il suo mercato maggiore.

Proprio per questo un gruppo di grandi artisti jazz newyorkese che suonano abitualmente nei più famosi e prestigiosi locali al mondo di New York come Birdland, Blue Note, Dizzy’s Club Coca-Cola, the Iridium e il Village Vanguard, si sono riuniti nell’associazione Justice for Jazz Artists. Questa campagna che vuole sensibilizzare sia l’opinione pubblica che le istituzioni anche attraverso una petizione online per fermare lo sfruttamento dei musicisti da parte dei locali, ha ottenuto un primo appoggio dal Consiglio Comunale di New York che ha discusso il problema esprimendo il proprio sostegno.

Il tentativo è ottenere un fondo pensionistico che consenta ai jazzisti, una volta ritirati dalla scena per motivi di salute o età, di avere una vita quantomeno decente. Tra loro ci sono decine di nomi famosi che vanno da Ron Carter a Joe Lovano, da John Pizzarelli a Regina Carter fino a Bill Frisell insieme ad organizzazioni jazz, scuole, scrittori e sindacati di altre categorie.

Successo commerciale del jazz

E’ innegabile che l’esistenza ed il successo commerciale dei locali jazz visitati da migliaia di turisti e appassionati di passaggio a New York dipenda esclusivamente dalla professionalità e qualità dei musicisti che vi suonano. Garantire loro un presente ed un futuro decente, anche da un punto di vista economico, dovrebbe essere una cosa normale, ma evidentemente non è così. Mentre i musicisti che suonano a Broadway e in orchestre sinfoniche sono protetti da contratti sindacali, i musicisti jazz infatti non hanno tutele di alcun tipo.

Sarebbe un riconoscimento formale ma importante per aggiungere valore al jazz, una delle maggiori forme d’arte al mondo, oltre ad essere un primo passo per correggere quella che i musicisti ritengono una ingiustizia di portata storica. Ora spetterà ai club intraprendere le azioni opportune per passare dalle parole ai fatti, discutendo con le autorità i meccanismi per compensare i musicisti per il loro lavoro. Aspettando che prima o poi qualcosa succeda anche in Italia.