cartelloni pubblicitari

Il trend è in atto da quache tempo e anche gli ultimissimi dati sul mercato della musica lo confermano: dischi se ne vendono sempre meno e anche il digitale non decolla. Dove trovare i soldi per mandare andare avanti la baracca? Dagli sponsor. Sono davvero finiti i tempi in cui la parola ‘pubblicità’ non si poteva nemmeno nominare, ora sono anche gli artisti più famosi a cercare di accaparrarsi pubblicità e pubblicitari.

La pubblicità è l’anima del commercio… e si direbbe sia diventata anche quella della musica. Si comincia dai vari sistemi di fruizione di musica online gratuiti basati sulla pubblicità, si passa alle major che smaniano per sonorizzare gli spot tv con i brani dei loro artisti (è il modo migliore per fare ascoltare un brano alla gente centinaia di volte e di fare all’artista stesso pubblicità, magari facendosi pure pagare) e si finisce con le aziende che si spartiscono i tour delle grandi star per sponsorizzare il loro marchio.

Negli accordi di sponsorizzazione non è raro che un artista collabori con una azienda mettendo la propria immagine e musica a disposizione di molteplici canali di comunicazione. Secondo una recente analisi condotta dalla società di ricerche IEG Sponsorship, sarebbero addirittura 1,08 miliardi i dollari che le aziende nordamericane hanno investito nella musica durante il 2009, con una crescita dell’8% rispetto al 2007.

Che non sia un fenomeno marginale lo si capisce bene dai nomi. Le partnership riguardano marchi e artisti del calibro di BlackBerry e U2, Bacardi e Groove Armada, Take That e Marks & Spencers, Pink e T-Mobile o tra la Mini/ BMW e Paul Weller. Avvalendosi di un cantante o di un gruppo famoso come testimonial, le aziende mirano a superare i confini dei loro prodotti entrando nel mondo immagifico della musica e in più riescono ad intercettare il pubblico giovane di internet.

Che sia un affare lo hanno capito bene le case discografiche che hanno creato apposite joint venture proprio per sviluppare le collaborazioni tra artisti, gruppi e brand commerciali. Gli artisti cosa ne pensano? Beh, certo il mondo deve essere proprio cambiato da quando l’argomento veniva preso come un affronto alla libertà e alla purezza dell’arte: però a quei tempi a rimpinguare le casse ci pensavano le vendite di lp.