arte consumo

Ascoltando una canzone vi è mai capitato di pensare… questo pezzo è un opera d’arte! Ma siamo sicuri abbia ancora senso parlare di arte nella musica? Di certo non esiste solo l’opera, la sua interpretazione e percezione, ma in misura sempre maggiore c’è il mercato. Qualsiasi produzione artistica non può non considerare questo aspetto sempre più importante.

Uno dei problemi principali è che di musica, ma anche di arte, ce nè troppa. La tecnologia ha reso possibile, ad un costo modesto, che chiunque trasformasse la propria camera in un vero studio di registrazione per produrre un brano che subito dopo può essere venduto in rete. Sono finiti i tempi in cui dall’idea compositiva al prodotto c’era di mezzo un percorso complicato e non alla portata di tutti.

Un bene certo, ma l’assenza di una prima scrematura operata da produttori e etichette discografiche, ha reso il mercato della creatività impossibile da gestire. Il risultato è che alla fine, malgrado tanta potenziale offerta, escono dal cono d’ombra solo band e artisti che possono disporre di investimenti in marketing enormi, manco si trattasse di merendine. Arte o consumo, quindi? Probabilmente un pò di tutto insieme, nel senso che il capolavoro non vive senza mercato e viceversa. Che poi il mercato alla fine siamo noi e la nostra capacità di scindere il bello dal brutto. Se ci insegnano come si fa, magari a scuola…