arte e finanza

Davanti alle quotazioni di alcune opere d’arte moderna viene da chiedersi dove sia il confine tra estetica, arte e finanza. Su cosa si basa il successo degli artisti, sul talento o sulle quotazioni delle loro opere?

Terreno sdrucciolevole da sempre quello del rapporto tra arte e finanza, soldi e cultura, ma forse in questi ultimi anni si è arrivati a un punto di non ritorno. Da sempre l’arte per esprimersi ha avuto bisogno di mecenati, mercanti d’arte e banchieri pronti a foraggiare le idee e il talento degli artisti, ma oggi sembra sia diventato il denaro, più che il valore artistico ed emotivo dell’opera, il solo mezzo per consacrare il talento, l’essenza e la stessa esistenza di un artista.

Di più, l’arte viene valutata, acquistata e scambiata come fosse uno strumento della finanza, da gente che più che al valore effettivo dell’opera, bada esclusivamente al suo valore economico. Non a caso in momenti di crisi come questo si parla di ‘fuga dal rischio’ e ‘bolla dell’arte’ con quotazioni delle opere battute dalle aste più prestigiose in calo del 35-40% negli ultimi anni.

E ancora una volta, come per qualsiasi prodotto, per sostenere il mercato fino a poco tempo fa si sperava nella Cina che negli ultimi anni era addirittura riuscita a superare gli Stati Uniti nel mercato dell’arte globale con una crescita di investimenti impressionante: tra il 2009 e il 2014 un balzo del 214%. Ora con la crisi della borsa cinese c’è stato un calo del 30% del volume d’affari dell’arte in Cina e gli Usa sono tornati ad essere primi. Nel frattempo i ricchi di tutto il mondo si contendono le opere come trofei.

Tra i record di quadri più costosi sembra che i Giocatori di carte di Cézanne sia stato venduto privatamente addirittura per 250 milioni di dollari, ma in via ufficiale i primi due posti in questa speciale calssifica spettano a un quadro di Picasso Le donne di Algeri battuto all’asta per 179,4 milioni di dollari, seguito da un Amedeo Modigliani intitolato Nu couché acquistato da un miliardario cinese da Chistie’s a New York per 170,4 milioni di dollari. Sicuramente un buon investimento: tra arte e finanza il rapporto è sempre più stretto.