apple music nuovo servizio streaming

Si chiama Apple Music il nuovo servizio di streaming nato sull’onda del successo di Spotify. Dopo l’era degli mp3 e del download dominata da iTunes, Apple per la prima volta è obbligata ad inseguire i suoi concorrenti e manca l’opzione del tutto gratis per ascoltare canzoni in cambio di pubblicità: riuscirà nell’impresa di convertire i suoi utenti in abbonati a pagamento?

Se c’è una cosa sicura è che la storia anche nell’industria musicale sembra ripertersi all’infinito. iTunes nel 2003 è riuscita a scardinare il mercato della musica approfittando della lentezza con cui le major discografiche si sono adeguate al fenomeno della musica online. Di fatto avevano il monopolio della distribuzione sul mercato e non avevano alcun interesse ad alimentare i cambiamenti in atto nelle abitudini degli appassionati con l’avvento di internet. Abbiamo visto cosa è successo e che fine hanno fatto i cd. Apple con lo streaming ha avuto un pò lo stesso atteggiamento di attesa, poi con l’acquisizione di Beats ha chiarito a tutti che presto sarebbe scesa in campo per non perdere un treno su cui nel frattempo erano già salite aziende del calibro di Google e Amazon.

I suoi concorrenti – Spotify in testa – partivano da zero e per farsi conoscere hanno dovuto offrire musica gratis in cambio di pubblicità. Una manna per milioni di utenti increduli di potere ascoltare infiniti cataloghi musicali di ogni genere in modo talmente semplice e veloce da rendere perfino superfluo scaricare mp3 tramite peer to peer, anche perchè nel frattempo la musica è uscita dai lettori mp3 ed è entrata in smartphone sempre più diffusi e connessi alla rete. Questo modello economico però è al limite della sostenibilità e anche se non fatica a trovare sempre nuovi finanziamenti, Spotify perde milioni di euro ogni anno perché il 70% delle sue entrate serve per pagare i diritti alle case discografiche.

Apple Music parte da un bacino 500 milioni di utenti potenziali che utilizzano iTunes e può permettersi di non prendere nemmeno in considerazione l’offerta gratuita. Il suo servizio di streaming disponibile dal 30 giugno costa 9,99 euro al mese – lo stesso prezzo di Beats – ma esiste un pacchetto famiglia a 14,99 dollari che consente fino a sei account contemporanei. Secondo alcuni analisti questo potrebbe voler dire trasformare all’istante 75 milioni di utenti abbonati ad Apple Music. Sarà vero? Considerando i 250 milioni di acquirenti effettivi di mp3 con iTunes, secondo altre analisi si convertiranno all’offerta di musica in streaming circa 35 milioni di utenti, un numero inferiore ma certo sempre più alto dei rivali come Spotify che ha 70 milioni di utenti ma solo 20 milioni di abbonati a pagamento.

Sparita l’accoppiata vincente iTunes – iPod – iPhone, se il concetto di possesso con lo streaming scompare, Apple mira anche ad avvantaggiarsi sulla concorrenza con un aspetto più umano delle playlist personalizzate. Apple Music includerà la possibilità di scegliere playlist con un sistema ‘facile e divertente’ ereditato da Beats curato dai maggiori esperti di musica piuttosto che da algoritmi matematici. Questa non è l’unica novità:  con Apple Music arriva Beats 1, una radio globale che trasmette da New York, Los Angeles e Londra 24 ore su 24 e poi nasce Connect, il social network musicale lanciato da Steve Jobs nel 2010 con il nome di Ping per interagire direttamente con gli artisti. Se riuscirà o meno a conquistare il mercato è da vedere ma una cosa è certa: tanto fermento attorno al fenomeno dello streaming non potrà che andare a vantaggio degli utenti. O così si spera…