applausi folla

Al giorno d’oggi anche nella musica classica non si può stare tranquilli. Non c’è solo un Giovanni Allevi a condurre una battaglia di rinnovamento decisamente molto personale e contrastata in polemica con Uto Ughi e quella che definisce come ‘la casta degli intoccabili’. Ora ci si mette anche il 60enne pianista classico di fama mondiale Emanuel Ax: le mani ai concerti? Battetele quando vi pare…

Ma come? Non ci avevano insegnato che ai concerti di musica classica si dovesse applaudire solamente alla fine di una sonata o di una sinfonia e non tra un movimento e l’altro come fanno i parvenue della musica? Non era mica da zoticoni spellarsi le mani alla fine dell’andantino vivace vivace? Le regole sono fatte per essere cambiate: al prossimo concerto fate pure il casino che volete.

E’ Emanuel Ax, pianista di fama mondiale, ad avere intrapreso questa nuova filosofia che spiega sulle pagine del suo blog ed in una intervista al quotidiano Boston Globe: “Sto conducendo una crociata come ascoltatore per cominciare ad applaudire quando si vuole”. Il voto al silenzio forzato sarebbe puro snobismo dettato da regole arcane e stupide che non hanno alcun fondamento nella storia della musica.

Già, indipendentemente dalle proprie attitudini all’applauso, vi siete mai chiesti da dove salti fuori l’abitudine di fare silenzio fino alla fine dei concerti di musica classica? Ax dice di essersi informato presso musicologi illustri senza avere trovato nulla in merito. Anzi, ai tempi di Mozart la gente applaudiva quado voleva, come testimoniato da una sua lettera in cui si dice costretto a concedere un bis immediato per i tanti applausi ricevuti.

Si scopre così che quella di Ax è una provocazione che raccoglie consensi tra molti esecutori. Per Salvatore Accardo “applaudire alla fine del movimento non è scandaloso… succedeva anche nell’800 quando i programmi erano frammentati” e continua dicendo che “è più fastidioso l’applauso prorompente alla fine delle sinfonie di chi vuole fare sapere di esser un grande esperto”. Anche la violinista Viktoria Mullova è d’accordo: “meglio un pubblico reattivo che moribondo”.

La pianista Katia Labéque spiega addirittura che un applauso viscerale anche fuori contesto può dare all’esecutore un’energia incredibile. Comunque secondo Uto Ughi sarebbe meglio non ci fossero regole prestabilite. Forse dice così perchè sa che nelle sale da concerto succede molto di peggio: un applauso a capocchia a metà esecuzione è niente in confronto allo squillo di una suoneria di un telefonino, ad una caramella scartata lentamente, o ad una raffica di tosse irrefrenabile…