album musicali in negozio di dischi

Lo streaming mette al centro playlist di canzoni basate sull’umore e non su idee tematiche degli artisti. Gli album musicali oggi hanno ancora senso o il consumo musicale è tutto basato su singoli di successo usa e getta?

Gli album musicali sono una invenzione della tecnologia. Nel senso che è la possibilità di registrare su vinile o cd un insieme di brani ad avere offerto agli artisti la possibilità di narrare una storia completa fatta di musica e testi. I più bei dischi della storia della musica pop o rock sono fatti di tanti capitoli interlacciati tra loro fino a formare un concetto.

Ma gli album musicali potrebbero finire di esistere proprio per la tecnologia. Finita l’era dei supporti musicali fisici, la fruizione della musica digitale online e l’ascolto in streaming sono la negazione di tutto quanto è successo prima. Oggi le canzoni si ascoltano singolarmente, spesso veicolate da altre forme di comunicazione social o da videoclip virali. E’ anche tipico dello streaming ascoltare canzoni distrattamente saltando tra i brani senza ascoltarli fino alla fine. L’idea di concetto unitario tipico dell’album è sparito sostituito in qualche modo da playlist basate sull’umore? Se guardiamo i dati delle vendite musicali degli ultimi anni la risposta non può che essere affermativa.

Vendite di album musicali

Il calo di vendite di album musicali segue l’andamento negativo della musica acquistata negli ultimi anni e lo supera in peggio. Più che non scaricare singoli, il pubblico acquista sempre meno dischi. Nell’ultimo anno in tutto il mondo ne sono stati venduti il 17,7% in meno rispetto al precedente. Secondo le statistiche di Nielsen Music si tratta di 169,15 milioni di copie di album venduti, considerando cd, copie digitali, Lp in vinile e cassette. Nel 1999 si vendevano la bellezza di 939,9 milioni di cd. Una vera ecatombe e il problema non è certo italiano ma riguarda tutti i mercati.

Gli album musicali degli artisti americani più famosi non decollano. In un anno riescono a vendere un numero di copie che prima vendevano in una settimana. Nei generi più di tendenza, come rap italiano o straniero, si punta principalmente sui singoli. In caso di successo si produce eventualmente un disco, ma se va bene solo 2 o 3 tracce saranno quelle più ascoltate. Per questo motivo le case discografiche, a parte la riproposizione di nuove edizioni di vecchi album storici, tendono a non assumersi il rischio di produrre dischi di nuovi artisti. Meglio provare un singolo e vedere cosa succede. Come fermare questa spirale negativa?

Storia degli album musicali

Pensare al passato non aiuta. Come dicevamo gli album musicali sono una invenzione abbastanza recente. Negli anni ’50 e ’60 la musica si ascoltava prevalentemente alla radio. Poi su dischi a 45 giri, con conseguente trionfo di singoli di successo. La raccolta di brani tipica degli album ha avuto la sua fortuna negli anni ’80 e ’90. Di nuovo è stato per merito o colpa della tecnologia, complice della diffusione degli hi-fi nelle case. Con la moda dei totem stereofonici nelle case, ora sostituita a livello di status dai monitor televisivi giganti, era comodo ascoltare tante diverse canzoni in modo continuativo utilizzando giradischi e lettori cd. Oggi basta un click, all’ora bastava premere un pulsante.

Nel periodo del boom musicale gli artisti più famosi sfornavano uno o due album all’anno. Un vero tour de force creativo che spesso non aiutava la qualità. Ma le vendite come al solito contavano più di tutto. E d’altronde i dischi dei The Beatles usciti in quel periodo sono considerati ancora oggi grandi classici. Finita l’era della bulimia di canzoni, negli anni ’70 gli artisti più famosi si presero il lusso di investire più tempo nella produzione degli album. Tra l’uscita di un disco e un altro potevano passare anche alcuni anni. Oggi in mancanza di qualcosa di nuovo da dare in pasto ai fans ogni due giorni, canzone o tweet che sia, il rischio è venire presto dimenticati.

Il senso degli album musicali

La domanda quindi è più che mai lecita: oggi hanno ancora senso gli album musicali in streaming? La risposta non è semplice. Con milioni di singoli a disposizione gratis o quasi, la tentazione di cliccare ovunque senza approfondire prende il sopravvento. Senza supporto fisico è molto più difficile apprezzare fino in fondo una raccolta di brani. Ma spetta anche agli artisti tornare a dare un significato artistico d’insieme all’opera musicale. Gli album musicali non possono più essere semplici accozzaglie di brani magari mediocri, con un singolo di successo pronto a tirare la volata.

Gli album musicali devono reinventarsi ritrovando un senso di unicità che ricominci dalla narrazione di una storia fatta di tanti racconti. La tecnologia può dare una mano. In un disco digitale si possono includere video, testi, contenuti esclusivi che si aggiornano dinamicamente. Si può fare interagire l’artista con il pubblico tramite social, chat e live stream. Bjork con l’album Biophilia è stato un primo esempio di disco inteso come progetto multimediale di suoni, immagini, animazioni racchiuse in una App. Una cosa è certa: per gli artisti oramai è impossibile vivere di rendita. Il futuro è delle idee. La musica è al loro servizio.