alborosie

La storia di Alborosie, alias Alberto D’Ascola, o meglio quella del suo amore per il reggae, che parte da lontano e finisce con canzoni in hit parade in Giamaica e successi in tutto il mondo dopo anni di gavetta e di vita difficile a Kingston. Ora forse è pronto per l’Italia.

Cosa ci fa in Giamaica un ragazzo trentaduenne con origini siculo calabro pugliesi, nato a Bergamo e figlio di un poliziotto? Semplice, canta la sua musica. E fa pure successo. Ma facciamo qualche passo indietro. Alborosie, con il primo nome d’arte “Stena” è il cantante dei Reggae National Tickets, uno dei migliori gruppi italiani reggae in circolazione negli anni ’90. Il successo è discreto ma l’attrazione per la Giamaica è troppo forte. Decide di mollare tutto: chiude una sua agenzia discografica in Italia e con in tasca l’indirizzo di un italiano che vive in Giamaica vola dall’altra parte del mondo per fare musica e inseguire il suo sogno reggae.

E’ il 2001. All’inizio la vita non è certo facile: “Davo una mano negli studi di registrazione Gee Jam ed è stata davvero durissima, soprattutto per l’ambiente attorno”, racconta “Al” in un articolo ripreso dal quotidiano londinese Daily Telegraph. “L’isola è stupenda, ma per chi ci vive la realtà è molto diversa. Non ci sono soldi, la violenza è ovunque e non è bello ritrovarsi con una calibro 9 davanti alla faccia… Qui impera la cultura “gangsta”, gli uomini fanno i duri e il “bacio le mani” è un atteggiamento tipico…”.

Certo non aiuta il fatto di essere bianco e avere i capelli rossi. Ma la sua volontà è più forte. Comincia a realizzare arrangiamenti per artisti locali, fino a che gli viene data l’opportunità di realizzare il singolo “Herbalife” che diventa il “7 pollici” (il vecchio 45 giri ancora in uso in Giamaica) più venduto in Inghilterra. Un testo con una strofa “forte” (la polizia ha rubato la mia erba) e un video vietato dalla tv nazionale giamaicana perchè mostra bambini che vendono “ganja” (marijuana), contribuiscono a crearne un personaggio.

Il secondo singolo di Alborosie, “Kingston Town”, vende 12 mila copie: per la Giamaica è un grande successo. Per il il cantante bergamasco dai dreadlocks rossicci e dalla carnagione bianco-pallido la consacrazione avviene con il suo primo album dal titolo “Soul Pirate” uscito nel 2008 con cui si guadagnato rispetto e considerazione nell’ambito musicale internazionale, tanto che nel 2011 vince il premio Mobo (Music of Black Origin) come miglior artista della black music nella categoria reggae. E’ la prima volta di un artista bianco.

Dopo essere diventato famoso in tutto il mondo anche grazie al film documentario Journey To Jah che parla della sua vita ed è stato presentato al festival di Berlino nel 2013, Alborosie ora è pronto a tornare in Italia? Probabilmente si e lo farà alla grande, con un disco che dovrebbe uscire in primavera sulle cui basi dub, pop e reggae canteranno artisti che vanno da Jovanotti ai 99 Posse, passando da Fedez, Africa Unite, Caparezza ed Elisa. Per uno che viveva il reggae solo come un sogno, davvero non c’è male.