adele 25

Adele 25 non è disponibile su Spotify, Apple Music e nemmeno su YouTube, le grandi piattaforme che consentono di ascoltare musica senza acquistare mp3 o fare il download delle canzoni. Boicottare lo streaming per favorire l’acquisto degli album è una mossa azzeccata?

Lo streaming è accusato da più parti di non essere economicamente sostenibile e il motivo è semplice: sia le modalità di ascolto gratis in cambio di pubblicità che quelle in abbonamento non offrirebbero abbastanza guadagni a case discografiche, artisti e produttori. Molti non sono d’accordo ma in questa affermazione c’è del vero dato che per guadagnare ciò che si ottiene con il download di una canzone, sono necessari ben 1500 ascolti in streaming.

Offrire le proprie canzoni da ascoltare online praticamente gratis forse sarà utile a chi ha bisogno di farsi conoscere dal pubblico, non agli artisti campioni di vendite che infatti iniziano a rifiutare il concetto economicamente fallimentare che fa coincidere prodotto e promozione nella stessa cosa. Per questo, uno dopo l’altro stanno decidendo di non offrire più i loro nuovi album al pubblico: dopo Taylor Swift ora è la volta di Adele che ha deciso di non mettere l’ultimo attesissimo album Adele 25 sulle maggiori piattaforme di streaming Spotify, Apple Music e YouTube. Se vuoi il mio album – sembra essere il discorso – ti comperi il cd o scarichi gli mp3 su iTunes o sugli altri negozi online.

La mossa per ora sembra aver dato i risultati sperati e l’album è schizzato in cima a tutte le classifiche con 3 milioni di copie vendute in una settimana. In realtà bisognerà aspettare i prossimi mesi e anni per capire se anche un campione di vendite come Adele possa concedersi di fare a meno dell’enorme capacità di marketing che viene indubbiamente indotta facendo ascoltare le proprie canzoni in streaming. Basti pensare che l’unico brano messo su YouTube del suo nuovo disco intitolato Hello ha ottenuto oltre 400 milioni di visualizzazioni diventando uno dei video più visti di sempre. Avete presente quanti soldi dovrebbe spendere una casa discografica in spot pubblicitari per raggiungere lo stesso numero di persone?

E qui arriviamo al punto. Chi è favorevole allo streaming dice che è impossibile fare confronti con il passato, che il modello di business della musica in questi anni è già cambiato radicalmente e che non è possibile tornare indietro basandosi solo sui dati economici delle vendite degli album. Avere la propria musica veicolata su internet in un modo così enorme e che si autoalimenta con la condivisione avvicinando sempre nuovi fans, aprirebbe ai grandi artisti infiniti orizzonti di guadagno che dal merchandising passano alla vendita di vinili fino ai milioni di biglietti di concerti venduti. Davvero chi non lo capisce rischia di essere accusato dallo stesso pubblico di avidità?

A ben vedere sono proprio i grandi artisti gli unici ad avere qualcosa da guadagnare dallo streaming, che è nato con l’obiettivo di togliere spazio alla musica gratis scaricata illegalmente con il peer to peer. Dopo avere fatto incetta di mp3 e riempito gli iPod fino al limite con il file sharing, il pubblico ha sperimentato Spotify e lo utilizza abitualmente, certo anche perchè è gratis o perchè consente di scoprire nuova musica. Evidentemente non quella di Taylor Swift e Adele e di chissà quanti altri artisti che in futuro non vorranno più vedere svalutata la loro arte. Avranno anche dei buoni motivi, ma insieme alle case discografiche dovranno calcolare molto attentamente se la vendita di qualche disco in più vale il rischio di deludere milioni di fans innamorati dei loro artisti e di un nuovo modo di vivere la musica.