All’età di 71 anni se n’è andato Lou Reed in seguito a problemi relativi ad un trapianto di fegato a cui era stato sottoposto alcuni mesi fa. Basta dare un’occhiata ai post che i suoi fans di tutto il mondo e di tutte le età gli tributano su Facebook o Twitter per capire che per la musica rock si tratta di una grande perdita.

Lou Reed con i suoi i Velvet Underground non ha mai avuto il successo di altri suoi coetanei come Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan, ma ha sicuramente influenzato più di tutti la musica underground degli ultimi 40 anni gettando le basi per gruppi come Sex Pistols, Talking Heads, REM, fino a David Bowie, Patti Smith, Roxy Music e anche U2.

Nato a Brooklyn nel 1942 in una famiglia di classe media, da studente, oltre che ad interessarsi di musica rock and roll e blues si appassiona di poesia e letteratura, tanto che portare lo spirito della letteratura nel rock fu da subito uno dei suoi obiettivi. Questo significava affrontare, scrivere e mettere in musica temi più profondi rispetto a quelli del rock anni ’60, parlare di margini della società, dei problemi nati sulla strada e di argomenti tabù tra eccesso e degrado fino ad all’ora mai affrontati che apriranno la porta a generi come punk e rock alternativo.

Un modo di fare musica sperimentale che spinge anche un artista e personaggio come Andy Warhol a finanziare il primo album del gruppo The Velvet Underground & Nico. Il gruppo non sfonda e Lou Reed all’inizio degli anni ’70 intraprende la carriera solista con opere sempre più elaborate e concettuali, spesso ignorate da una critica e un music business con il quale il rapporto non fu certo facile, ma anche baciate dalla fortuna come gli album ‘New York’ del 1989, ‘Songs for Drella’ (1990) nato dalla collaborazione con John Cale in omaggio a Warhol o ‘The Raven’ uscito nel 2013 sulla vita di Edgar Allan Poe. Il suo brano più celebre rimane ‘A Walk On The Wild Side’ del 1972 di cui sotto potete vedere il video di una versione live del 1985.