Sono passati alcuni anni dalla scomparsa di Joe Zawinul, uno dei padri del jazz-rock e fondatore dello storico gruppo dei Weather Report con Wayne Shorter, Peter Erskine e Jaco Pastorius.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere a uno dei suoi ultimi concerti il luglio 2007 a Lugano, data del suo 75 esimo compleanno. Vederlo suonare con l’entusiasmo e l’energia di un ragazzino immerso tra le sue tastiere è stata come al solito una grande emozione indimenticabile.

Zawinul nella sua lunga carriera ha fatto qualcosa che solo i grandi artisti possono fare, è riuscito a crearsi un vero e proprio linguaggio, una personalissima alchimia di ritmo, fraseggio e sonorità con i quali ha saputo conquistare un vasto pubblico e non solo tra gli appassionati di musica jazz. Perchè se è vero che il suo nome è noto soprattutto all’ascoltatore più attento, è altrettanto vero che alcune sue composizioni come Mercy, Mercy, Mercy e Birdland, sono classici immortali di dominio comune.

Nato a Kirkbach, in Austria, Joe Zawinul si trasferisce nel 1959 a New York e suona nella band di Maynard Ferguson e della cantante Dinah Washington. Dal 1961 e quasi per un decennio Zawinul suona con il sassofonista Julian “Cannonball” Adderley.

Negli anni ’70 intraprende una strada più elettrica e collabora anche con Miles Davis. Ma è con i Weather Report, fondati nel 1971 insieme al sassofonista Wayne Shorter, che il suo nome sale davvero alla ribalta vincendo nel 1979 il prestigioso Grammy Award come miglior disco con il doppio lp live «8:30».

Dopo lo scioglimento dei Weather Report, nel 1987 fonda la band “Zawinul Syndicate” in cui suonano via via alcuni tra i migliori musicisti mondiali costruendo un sound energico, elettrico e aperto alle contaminazioni.

Anche l’ultimo disco “Faces & Places” prende spunto dai viaggi ed è ricco di profumi e colori di luoghi che ha visitato e amato, dalla Tunisia alla Nuova Caledonia, dall’India alla Russia: “un posto acquista un significato speciale una volta che l’hai lasciato, un significato che magari non avevi saputo cogliere quando eri ancora lì.”

Già, è proprio così, grazie di tutto, Joe Zawinul.