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Dicono che su internet ci siano troppe informazioni e così il cervello va in tilt. Ma le ultimi leggi contro la pirateria sono degne di un rebus: Acta, Pipa, Sopa, Fava… Cosa sta succedendo?

Succede che dopo la musica, la pirateria online sta mettendo in crisi anche il cinema e magari domani l’editoria con gli Ebook. E allora ecco i governi in azione: chi ci andrà di mezzo? Una settimana fa la rete ha scioperato, Wikipedia e altri portali hanno oscurato le loro pagine. Volevano attirare l’attenzione degli utenti contro due proposte di legge in discussione in America: la Sopa, (Stop Online Piracy Act) e la Pipa (Protect Ip Act). Se approvate, si leggeva sulla home ‘limiterebbero la libertà del web e la sopravvivenza stessa di Wikipedia’.

Dopo qualche giorno sulla prima pagina dei giornali di mezzo mondo finiva la chiusura di Megaupload. Ma, mentre tutti ancora si interrogavano sul futuro della rete, in Italia un deputato leghista, Giovanni Fava, ecco proporre all’Unione Europea un emendamento, chiamato appunto, Fava, sulla responsabilità e sugli obblighi dei portali e dei servizi internet in materia di contrasto alle violazioni del copyright.

Appena in tempo per capirci qualcosa e constatare che tutti i partiti italiani si dicevano contrari, forse per non inimicarsi gli elettori, ecco arrivare l’Acta. L’Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) non ce l’ha solo con internet, vuole combattere la contraffazione in generale, dal mondo della moda ai farmaci, ma ovviamente comprende anche lo scambio online di software, film e musica protetti da copyright. E’ un accordo globale già stato sottoscritto da 40 paesi e dall’Unione Europea.

Quindi, riassumendo per chi ancora non ci avesse capito niente: qual’è lo scopo di queste leggi? Semplice, dare la responsabilità di ciò che si trova in internet, sotto forma di link e file (non solo su siti peer to peer o simili), ai fornitori di servizi, dai provider ai portali. Tutti saranno coinvolti, Google, Facebook, YouTube, Wikipedia e anche ovviamente i siti minori, che dovranno stare bene attenti a non indicizzare file o servizi pirata. Pena la chiusura dei siti o multe molto salate.

E qui ancora ci si divide. C’è chi parla di censura e pensa che in questo modo venga messa in discussione la libertà della rete con leggi bavaglio, e chi invece le considera misure legittime per fermare la pirateria e dare fiato ai legittimi creatori di contenuti. Chi vincerà? La posta in gioco è molto alta se anche il presidente Barack Obama è sceso in campo dicendo che non farà mai approvare nessuna legge contro la libertà dei cittadini. Serve solo mettersi d’accordo su quale sia il significato di libertà sul web.