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Cosa succede se si prende la Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven e la si dilata fino a una durata di 24 ore consecutive? Nell’intenzione di Leif Inge, un artista norvegese autodefinitosi “transmediale”, questo suo lavoro rende l’opera più che mai vicina all’eternità. Certo è necessario avere un pò di pazienza e non sappiamo quanti siano arrivati fino in fondo ad ascoltarla.

Non che ce ne fosse bisogno. Ludwig van Beethoven completò la nona sinfonia nel 1824. Sono passati quasi due secoli e l’opera non solo è considerata un capolavoro da un punto di vista artistico e musicale, ma ha ancora un grande ruolo nella nostra società. Due esempi a caso: Norio Ohga, il padre dei cd volle che la durata dei cd fosse di 75 minuti per contenere tutta la Nona Sinfonia che tra l’altro è l’inno ufficiale dell’Unione europea.

In ogni caso quello di Leif Inge è senza dubbio un curioso e suggestivo esperimento. La sua ‘9 Beet Stretch’ è stata realizzata con un software che stretcha digitalmente la lunghezza di un brano musicale anche di molto senza alterarne la sonorità originale e fu presentata nel 2002 all’interno dell’evento ‘Free Manifesta’ di Francoforte. Ogni nota è fino a 20 volte più lunga della registrazione originale, la versione della Nona Sinfonia Beethoven incisa da Leonard Bernstein con la Filarmonica di Vienna. Dalla sua creazione nel 2002, l’opera ha avuto alcune rapresentazioni in varie gallerie d’arte, anche se forse solo una decina di persone hanno avuto la pazienza di ascoltarla nella sua interezza. Tanto che viene da chiedersi se lo stesso Leif Inge l’abbia mai fatto.