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P2p: chiesti i danni
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Questa volta invece è tutto vero. Vero il risarcimento chiesto dalla Peppermint Jam Records, piccola casa discografica tedesca, che si è rivolta all'Avvocato Otto Vasken (altro che Capitano Prisco Mazzi...!) per tutelare i propri presunti diritti e specialmente per cercare di ottenere una bella cifra: 3.636 moltiplicato per 330 euro fanno 1.199.880 euro. Ma come ha fatto la casa discografica ad avere l'indirizzo degli utenti..?
Tramite la consulenza di una società svizzera di software, la Logistep Ag, ha individuato gli indirizzi IP delle persone che scaricavano musica con il p2p, dopodichè si è rivolta al tribunale di Roma chiedendo di poter avere i nominativi corrispondenti dai provider italiani. Il tribunale prima ha negato il consenso, mandando una richiesta al Garante della privacy. Non avendo ricevuto alcuna risposta, successivamente ha dovuto dare parere positivo ed i provider sono stati obbligati a fornire i nominativi dei loro clienti.
I quali si sono visti recapitare la raccomandata, proveniente dallo studio legale altoatesino Mahlknecht & Rottensteiner, con l'invito a pagare 330 euro (a parziale risarcimento di "ipotetici" danni) e con la promessa di non ripetere più l'illecito (pena altri 10.000 euro di 'multa'), per evitare che la "Peppermint provveda a sporgere denuncia/querela penale e a intraprendere le azioni civili...".
Gli utenti coinvolti si sono allora rivolti alle Associazioni di consumatori. "I risultati della Logistep non sono affatto 'una prova' - spiegano da Altroconsumo -, la prova va valutata in contraddittorio e davanti al giudice. Inoltre, proprio perché l'IP identifica un pc (vedi reti Wi-fi e IP condivisi) e non chi lo usa, la responsabilità non può essere addossata automaticamente al proprietario e neanche è possibile costringerlo (ammesso che sia in grado di dirlo) a rivelare chi usa il suo computer o a dedurre la colpevolezza da un eventuale diniego".
Adiconsum e Altroconsumo hanno interpellato il Garante della privacy che questa volta ha deciso di costituirsi in giudizio per difendere la privacy delle persone coinvolte nella vicenda. Certo la vicenda tocca due aspetti cruciali della vita online: il diritto d'autore e la privacy. Vedremo come andrà a finire.
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