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L'umore della radio

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Sull'ultimo numero di Vivaverdi, periodico bimestrale della Siae, si è sviluppato un vivace dibattito circa lo strapotere che i dj delle radio hanno nel decidere la programmazione (playlist) della musica trasmessa e sulle ripercussioni che questo fatto ha sui gusti del pubblico e sul mercato discografico. Stiamo parlando di grandi network radiofonici che, grazie a dati di ascolto quasi televisivi, proponendo un artista piuttosto che un altro possono decretarne il successo e influenzare le vendite. Ma il discorso vale anche per le piccole emittenti, obbligate a trasmettere i brani più conosciuti per non perdere ascoltatori.

Tutto nasce dalla notizia riportata da un quotidiano, del rifiuto di un dj radiofonico di programmare un brano dell'ultimo album acustico di Pino Daniele. Mi "rovina l'umore" (della radio..) avrebbe detto. Il caso non è isolato, casomai è la consuetudine. Anche a noi è capitato, più di una volta, che il discografico di turno ci dicesse (prima di vedere sparire il provino nelle tenebre di un cassetto..): "bravi ragazzi, fantastico, complimenti, davvero un bel pezzo, belle le parole e notevole la musica...ma con la radio come la mettiamo..?" Nel rimpallo di responsabilità tra case discografiche ed emittenti radiofoniche, riportiamo i punti salienti dei pareri di alcuni addetti ai lavori intervistati da Vivaverdi. C'è da leggere un pò ma ne vale la pena... poi diteci la vostra..!

Riccardo Clary (Presidente Emi italiana): "i dj interpretano e adottano la linea imperante del momento in tutti i settori... seguono ormai in maniera industriale e senza senso artistico i dati di ascolto...il fenomeno delle radio e del potere che hanno assunto è mondiale e non solo italiano... un fenomeno che riguarda il modo di consumare la musica e di consumare la vita... politologi e sociologi sostengono che la causa dell'appiattimento e del degrado della musica trasmessa faccia parte di un progetto globale di generale abbassamento del livello culturale... è un concetto politico... il Presidente Ciampi ha detto che l'opera d'ingegno va tutelata e difesa perchè rappresenta la massima rappresentazione di libertà... invece si è rotta la dinamo che generava creatività, la musica è considerata come un bene esistente in natura: si duplica, si copia, non ci sono più soldi, le grandi multinazionali licenziano e non investono più in qualità... della musica non interessa più a nessuno".

Claudio Coccoluto (dj): "La colpa di questa situazione è soprattutto della discografia che ha creato la posizione di supremazia dei dj... per un malinteso senso critico che porta la radio non a essere mezzo di comunicazione ma una sorta di antidepresivo auditivo... qualsiasi musica un pò più profonda o un minimo malinconica, per quanto assoluta, musicale, artistica, viene letta come qualcosa che possa abbassare la tensione, il ritmo di questi forsennati (ndr. i dj) che ridono per ogni sciocchezza... la consapevolezza e la cultura musicale stanno perdendo colpi... le radio sono autentiche macchine mangiasoldi... la colpa è anche di certi artisti che producono roba facile solo per il tormentone estivo o per sanremo... poi ci sono programmatori che fanno pastette con le case discografiche, insomma gli stessi problemi della politica e società italiana".

Ringo (dj): "sopra al dj c'è un programmatore alle dipendenze del direttore e a sua volta del padrone e che ha direttive ben precise... le case discografiche pagano vera e propria pubblicità per i loro dischi... ormai è tutto commerciale, si bada ai soldi, pochi rischiano."

Angelo De Robertis (Direttore artistico Radio 105): "le playlist delle radio sono preparate per dare vita a una base musicale a programmi di forte impatto e con un preciso target di riferimento... il format è quello della hit radio, insomma si va a colpo sicuro... non si guarda solo il lato artistico, ma anche se il cd è corredato da un bel video, se l'artista è famoso, se ci sarà un tour di supporto, se avrà molta eco di stampa ecc... in un contesto dove di musica ce n'è poca, si sceglie la più sicura e più scontata... a discapito della operazione più nobile artisticamente parlando... la musica è uno strumento parte di un programma radiofonico che ha la missione di esser ascoltato da tanta gente... a volte serve solo a creare una pausa tra un intervento e un altro... se il dj è uno di quelli che fa scenette e racconta barzellette, più importante è il disco e più danni reca al suo programma... opinione diffusa è che la radio non è più mezzo di comunicazione ma una sorta di antidepressivo auditivo... e i ritmi imposti al non pensare non consentono spazi alla qualità... i messaggi devono essere velocissimi ed efficacissimi... e quindi mai si sceglierebbero brani d'autore... internet, telefonini, televisione: in trenta secondi o ci sei o non ci sei."

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