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Doping per musicisti

Panico da palcoscenico? Una pillola aiuta. Ma attenzione, non stiamo parlando di vite spericolate di star del rock, ma di serissimi professionisti e concertisti di musica classica. Sembra infatti che proprio in questo ambito, anche se pochi ne parlano, l’uso di farmaci per placare l'ansia e non solo, tra musicisti sia un fenomeno assai diffuso.

Il New York Times tempo fa ha addirittura pubblicato un articolo con alcune testimonianze di musicisti di musica classica che per superare la tensione pre-concerto ammettono di utilizzare il propranolol, un farmaco betabloccante che a dosaggi minimi bloccherebbe l’ansia, apparentemente senza effetti collaterali.

Il problema è che, anche a detta dei musicisti, il farmaco non si limiterebbe a tranquillizzare, ma pare che migliori realmente le performance a livello tecnico. Oggi questi farmaci si sono insediati nel mondo della musica classica, almeno in America, ma alcuni medici e anche musicisti hanno iniziato a porne in discussione l’accettabilità, la sicurezza, l’efficacia e l’eticità.

“La logica per cui i farmaci vengono banditi nello sport dovrebbe valere ad esempio anche per le audizioni musicali”, sostiene Charles Ysalis, docente alla Pennsylvania State University, impegnato nella battaglia al doping. La scarsa attenzione al fenomeno nel mondo musicale è strettamente legata al fattore commerciale. "A differenza degli atleti, i musicisti classici vengono raramente chiamati a rappresentare grandi imprese commerciali. Se la Nike offrisse contratti pubblicitari ai musicisti" oltre che ai calciatori, spiega Ysalis, “ci sarebbero maggiori controlli” e anche molte sorprese.

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